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Agenda Digitale, dove sei finita? Sanita’, scuola, sicurezza, mobilita’ e turismo ti aspettano

Agenda Digitale, dove sei finita? Sanita’, scuola, sicurezza, mobilita’ e turismo ti aspettano
4 minuti di lettura

Metà del semestre europeo ma dell’agenda digitale (o come diavolo volete chiamarla) non c’è ancora traccia. Persa tra i meandri di un riassetto dei poteri che ha coinvolto, nell’ordine, Graziano Delrio, Marianna Madia, Alessandra Poggiani e, ultimo ma non per ultimo, Paolo Coppola, abbiamo formalizzato la fatturazione elettronica per la PA al suo primo step ufficiale, attendiamo l’anagrafe tributaria e l’identità digitale.

Ma questa è tutta farina del sacco di Francesco Caio, il vecchio digital champion che adesso ha lasciato lo scettro a Riccardo Luna. Ma atteniamoci ai fatti, che altrimenti travalichiamo e veniamo tacciati di ‘sindrome dell’eterna polemica’.

L’Agenzia per l’Italia digitale dovrebbe “entrare nella piena operatività, spero, nelle prossime settimane“. Lo ha dichiarato di recentissimo proprio la direttrice di Agid Poggiani, replicando al sottosegretario Delrio, il quale ha evidenziato le difficoltà che l’organismo ha dovuto incontrare nei suoi due anni di vita, tra i ritardi sullo statuto e la composizione della forza lavoro. Diciamo la verità: più che difficoltà, enormi burocratiche assurdità.

Sul ‘richiamo’ di Delrio, Poggiani ha detto che “è evidente dai risultati. Se la capacità di digitalizzazione del Paese, secondo qualunque dato, ci vede in grande difficoltà, un motivo ci sarà“. Ah beh, sicuro. Siamo indietro quasi su tutto, in primis sulla banda larga ma anche e soprattutto su alfabetizzazione digitale e sburocratizzazione della pubblica amministrazione.

Da li, a cascata, si riuscirebbe a coinvolgere nativi digitali e nuove leve (che attaccandosi allo smartphone come automi non sviluppano talenti digitali ma semmai mal di testa ricorrenti) e il rapporto tra il pubblico, il cittadino e le aziende (che, digitalmente, può esistere se la PA è pronta al passo e ancora non lo è anche se, a macchia di leopardo, ci sono eccellenze sparse).

Il tema è essenzialmente economico, perché non si tratta di digitalizzare i processi esistenti ma di svilupparne di nuoviè il must della Poggiani, che peraltro ci trova d’accordissimo -. Dei Paesi europei, l’unico con un organismo simile all’Agid è in Danimarca, e dipende dal Ministero Economia e Sviluppo. Da noi sta sotto il ministero della PA, una scelta dovuta a ragioni anche eccellenti ma che sovrappone il digitale alla PA, che è solo una parte del problema”.

Ok, ma quindi che si fa? Siamo francamente ripetitivi ma se non iniziamo a ragionare da quello che ci serve (sanità, scuola, sicurezza, mobilità, turismo) e a capire come ottenerlo e migliorarlo tramite un’agenda digitale, non riusciremo mai a dare un senso ne all’Agid ne a qualsiasi altro organismo preposto a tale scopo.

Le domande da porsi sono diverse:

  1. Quali sono i problemi della sanità italiana a livello di sprechi, prestazioni diverse tra diverse aree del Paese e accessibilità ai servizi?
  2. Quale riorganizzazione possiamo immaginare del Servizio Sanitario Nazionale con le tecnologie che prima non c’erano?
  3. È possibile andare da un modello nel quale ogni cittadino ha a disposizione – per legge – tutti i servizi fisicamente vicini, ad uno nel quale (una parte) dei servizi vengono erogati a distanza dai migliori ospedali? 
  4. Cosa serve esattamente in termini di monitoraggio dei servizi per l’impiego e cosa può fare l’informatica per migliorare la qualità delle politiche attive del lavoro?
  5. Cosa possono davvero fare i social network non tanto per promuovere i prodotti italiani, ma per acquisire le informazioni sui diversi segmenti di clientela che oggi non abbiamo?
  6. Perché non incoraggiare le città italiane a diventare smart city, ossia ciascuna ad adottare un modello sperimentale di gestione dei rifiuti, della mobilità, delle case intelligenti in maniera da capire cosa funziona e replicarlo altrove?

A livello di banda larga, ad un recente convegno di Capri Graziano Delrio ha dichiarato che “stiamo lavorando per la realizzazione di un’infrastruttura vera per il Paese, un piano che consenta, di qui al 2020, di portare i 30 Mb a tutti e i 100 Mb al 50% della popolazione. E siamo a buon punto“. Delrio ha anche sottolineato che è in corso la ricognizione sulle infrastrutture e “una volta terminata convocheremo gli operatori privati per un piano comune che porti alla rivoluzione digitale“.

Torniamo a sopra: potrai anche dare alla maggior parte dello Stivale una connessione iper-veloce ma questa connessione deve servire a utilizzare servizi veri, non solo a navigare su Internet per scoprire che Juventus-Roma finirà in Parlamento (e da qui, ahinoi, si capiscono tante cose del nostro povero Paese) o per provare a trovare un sito di straming online gratuito.

Lo scopo finale dell’agenda digitale sarebbe migliorare l’Italia cioè, come detto già sopra, i settori principali della vita quotidiana e del tessuto economico nostrano. Sanità, scuola, sicurezza, mobilità, turismo. Se lo capiamo, bene. Se non lo capiamo, stop. Se lo abbiamo già capito ma non lo possiamo fare per ‘assenza di una governance condivisa’ sarebbe lo stesso film visto e rivisto. E che ha piuttosto stufato.

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