La Cosmetica Digitale di Poste Italiane

Scritto da:     Tags:  , ,     Data di inserimento:  30 settembre, 2014  |  Nessun commento
30 settembre, 2014
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Succede che la scorsa settimana dimentico a Perugia un paio di occhiali e, per recuperarli, decido di farmeli spedire a casa. Gli amici perugini scelgono Poste Italiane per la spedizione con raccomandata e il giorno 21 si recano all’ufficio postale di Perugia.

Ieri, 29 Settembre, mi decido a utilizzare i potenti strumenti digitali per rintracciare la spedizione e l’esito è a dir poco sconcertante.

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Decido di proseguire sulla strada dell’innovazione e del digitale a tutto tondo utilizzando il canale Twitter di Poste Italiane per fare le mie rimostranze. Questo il siparietto:

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Alla fine cedo e, in nome di quale riservatezza non lo so, mando il codice in DM. La risposta (ovviamente i DM non li pubblico) è più o meno del tipo: ‘tutto bene, tutto in regola, siamo nei tempi, ricontattaci‘.

Alla faccia della socialcare :)

Ma il punto è un altro. A che serve coprire le inefficienze di gestione dei processi con abbondanti make-up digitali? A che serve la tracciatura della spedizione se il servizio è fuori da tutti gli standard di fatto e distante anni luce dai tempi e dai metodi dei competitor?

p.s. negli stessi giorni Zalando mi ha recapitato un pacco in due giorni lavorativi, Amazon un gioco per mio figlio in 4 giorni (sabato e domenica compresi) e Timbuk2 mi ha già spedito da San Francisco un bene che ho comprato attraverso il loro eCommerce pagando con PAYPAL.

Ma poi a che serve aprire un canale Twitter se l’unico servizio che riescono a darti è quello di provare a rasserenarti, fra l’altro incartandosi sul metodo e sullo stile comunicativo?

Poste Italiane è un PA. Inutile mascherarla come società privata perchè il suo capitale è detenuto al 100% dallo Stato italiano tramite il Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Questo è uno dei tanti esempi di cosmetica digitale a cui la PA ormai ci ha abituato. In pratica si coprono enormi deficenze strutturali e operativa, di gestione e di processo con un po’ di digitale spruzzato qua e la per imbonire i gonzi.

L’approccio disruptive prevede invece che tutto si azzeri e chi si ripensi al processo dall’inizio alla fine. Società pubbliche o private devono ripensare tutto, devono cambiare tutto, devono distruggere tutto per rinascere, competere e soprattutto servire i propri utenti secondo tempi e metodi ormai consolidati e dettati dal paradigma digitale.

Caro Simone, ci siam un po’ sbattuti per raccogliere buone pratiche e indicare i metodi, ma mi sa che siamo lontani anni luce.

p.s.: ho tracciato il pacco anche stamane e si trova ancora a Perugia :(

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