Apple Watch: ce n’era davvero bisogno?

Scritto da:     Tags:  , ,     Data di inserimento:  30 settembre, 2014  |  Nessun commento
30 settembre, 2014
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La presentazione dell’Apple Watch è anche la dimostrazione di come la Apple di Tim Cook sia differente da quella di Steve Jobs. È un bene o è un male? Chi scrive non lo sa (ancora), e intanto butta giù due righe di riflessioni.

Delle qualità di Tim Cook si è detto abbastanza in passato. Invece di limitarsi a condurre nel mare procelloso dell’innovazione l’azienda di Cupertino, Cook ha dimostrato di avere le idee chiare su come fare.

Si è allontanato dallo stile di Jobs, e ha iniziato a modificare, plasmare Apple perché resti tra i brand più aggressivi e popolari del mondo. E i risultati (finanziari innanzitutto), gli hanno dato ragione. Quanti ne chiedevano la rimozione, ora tacciono.

La presentazione dell’Apple Watch ci ha mostrato un uomo forse (forse), appena emozionato: era la sua prima volta. Vale a dire: la prima volta di Tim Cook che presentava non un aggiornamento (hardware o software), ma un prodotto nuovo.

Una linea di prodotto che prima non c’era.

Tutto bene?

Che Cook non sia mattatore come Jobs è talmente banale che non vale nemmeno la pena di scriverlo. Basti vedere le sue presentazioni: Jobs occupava il palco per buona parte del tempo, Cook lo condivide con i suoi più stretti collaboratori.

La presentazione dell’Apple Watch lascia però perplessi. Il modo con il quale è stato presentato, suscita una serie di domande che io proverei a condensare in una.

Solo io ho avuto la sensazione che Apple non abbia le idee chiare? Può darsi. Così come è del tutto possibile che io le abbia confuse, e veda nebbia dove c’è un mattino sereno.

Steve Jobs, si sa, era un mastino. Ma partiva sempre da un bisogno, lo spiegava, dimostrava l’inconsistenza delle proposte della concorrenza, e infine dal cilindro estraeva la soluzione Apple. Che era l’iPod, o l’iPhone, oppure l’iPad.

Durante il keynote qualcosa del genere si è visto: la presentazione del servizio Apple Pay. Lì si è visto all’opera la vecchia strategia di Apple. Cè un problema (le carte di credito si perdono, sono clonate…), là ci sono delle soluzioni, ma la nostra soluzione è l’unica che vincerà. Credo che a Cupertino abbiano ragione.

E l’Apple Watch? Bello, con delle soluzioni interessanti, e inoltre nelle prossime settimane e mesi, gli ingegneri saranno messi alla frusta per raccogliere resoconti, critiche, e migliorarlo per renderlo quasi perfetto al momento del lancio.

C’è un “Ma”, a mio parere. Per la prima volta abbiamo a che fare con un prodotto che non rappresenta alcun bisogno, non risponde a una necessità. Per la prima volta, abbiamo a che fare con un nuovo prodotto perché… Be’, un po’ tutti si stanno gettando nel settore. E Apple non vuole restarne fuori. Ha capacità, uomini, mezzi, e quel settore rappresenta, secondo un mucchio di analisti, una miniera d’oro.

No, l’Apple Watch non è un orologio più caro, ma un computer da polso; così come l’iPhone non è mai stato solo un cellulare, ma un computer da tasca.

Chi scrive non indossa più l’orologio da anni, e non sente la necessità di averne uno. È come se dal cilindro, Cook non avesse estratto il coniglio, magari parlante: ma un altro cilindro.

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