Banda larga: il Mef chiede riduzione credito d’imposta al 25% (dal 50 di Renzi)

Scritto da:     Tags:  , , , ,     Data di inserimento:  6 settembre, 2014  |  Nessun commento
6 settembre, 2014
In totale, le regioni italiane hanno investito dal 2007 più di un miliardo di euro in banda larga

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Ridurre dal 50% al 25% del costo degli investimenti il credito di imposta previsto dal dl Sblocca Italia per quegli operatori che decidono di investire in banda larga in quelle zone non fornite da copertura. Lo ha chiesto ufficialmente il ministero dell’Economia, e in particolare la Ragioneria dello stato, in un parere interno, sul testo del decreto varato dal Cdm del 29 agosto, ma ancora in via di stesura.

Il credito di imposta sulla banda larga è a valere sui tributi Ires e Irap. Nel parere del Mef si propone una riformulazione dell’intero articolo 6 del decreto e si segnala che “in ogni caso la misura del credito di imposta deve essere riportata al 25%“.

Quindi dal 50% paventato da Renzi che era diventato 30% per volere del Cdm ci si abbasserebbe al 25% del Mef: insomma, bene ma non benissimo.

Il testo varato dal Cmd sulla banda larga a fine agosto prevede, all’interno dello Sblocca Italia, che per gli operatori i quali decidono di investire nelle cosiddette “aree a fallimento di mercato”  – aree dove gli operatori non riescono a portare la banda a 100Megabit, ovvero proprio dove l’Italia è in maggiore ritardo nell’attuazione dell’Agenda Digitale Europea – sia previsto un credito d’imposta a valere sui tributi IRES e IRAP per il 30% del costo dell’investimento.

Il decreto legge approvato dal CDM  contiene “misure urgenti per l’apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l’emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività produttive“.

Il database dovrà contenere i dati relativi alle reti di accesso, con lo scopo di migliorare la destinazione dei finanziamenti in infrastrutture e colmare così il digital divide: deve altresì contenere le regole per il loro successivo aggiornamento, lo scambio e la pubblicità dei dati territoriali detenuti dalle singole amministrazioni competenti e dagli altri soggetti pubblici o privati titolari o gestori di infrastrutture.

Per quanto riguarda i canali di finanziamento delle infrastrutture digitali, inoltre, con l’articolo 7 dello Sblocca Italia “le infrastrutture di reti pubbliche di comunicazione e le opere di infrastrutturazione per la realizzazione delle reti di comunicazione elettronica ad alta velocità in fibra ottica in grado di fornire servizi di accesso a banda ultra larga effettuate anche all’interno degli edifici” sono ad ogni effetto considerate opere di urbanizzazione primaria.

Sempre per quanto concerne l’ICT, poi, il decreto costituisce uno sportello unico per i permessi agli operatori che fanno interventi per la banda larga: ciò significa che è stata snellita la burocrazia a loro carico (ed eliminato il dubbio circa il soggetto pubblico da interpellare), prevedendo la possibilità di inviare comunicazione direttamente al Ministero dello Sviluppo Economico, che poi dovrà provvedere entro tre giorni a inoltrarla alle amministrazioni locali competenti.

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