Storie raccontate di mala burocrazia italiana: dalle Poste alle Ferrovie dello Stato

Scritto da:     Tags:  , , ,     Data di inserimento:  3 settembre, 2014  |  Nessun commento
3 settembre, 2014
burocrazia_disastro

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Vi riporto un dibattito a più voci che si è svolto sulla mia bacheca di Facebook. Il dibattito parte da un episodio che mi ha visto come testimone e si è poi dipanato a più voci. Lo riporto integralmente per far comprendere, ancora di più, i danni infiniti prodotti al Paese dalla burocrazia. In questo caso il “digitale” dimostrerà tutta la sua utilità se non si ridurrà ad essere una forma di “digitalizzazione dell’esistente”.

Michele#tutteamecapitano #trenitalia ma serve a far riflettere.
Episodio: nella mia carrozza ferroviaria un viaggiatore ha un malessere. Fortunatamente c’é un medico, l’assistenza sanitaria messa a disposizione a Padova funziona. Tutto si risolve positivamente. Il personale delle Ferrovie è efficiente e gentile.
Il dramma: il capo treno (poiché il paziente è un minore) deve far compilare -intendo scrivere su un blocco- infinite quantità di informazioni. Lui (il capo treno) si giustifica: “È la burocrazia, che ci vuole fare, ci sono tante di quelle carte”. Che si può fare??? 1) almeno compilare on line i moduli. Non mi pare complesso…. 2) eliminare un pò di burocrazia… e questo è molto complesso. Morale: non si può digitalizzare l’esistente.#compitiurgentiperRenzi

Marco Viviani Ieri un medico del pronto soccorso, davanti a me (avevo portato una mia amica per una forte contusione con sospetta frattura che le radiografie hanno scongiurato) il medico ortopedico in ambulatorio stava compilando al computer i moduli da spedire in Regione Lombardia, e mi ha raccontato che la quantità di informazioni e carta da riempire aumenta invece di diminuire. Il motivo? Ufficialmente per il servizio al cittadino, in realtà, come mi ha spiegato lui, è solo per controllare la spesa sanitaria. Ma come? In modo banalmente quantitativo. “Secondo i criteri della regione è virtuoso chi produce meno diagnostica, costosa, al di là di quanto lavori. Un medico di merda che visita 4 persone e ordina una sola volta le lastre è bravo, un altro medico magari ne visita 50 al giorno e ne ordina 5, ed è meno virtuoso“. Da qui ho appreso, con terrore, che attualmente, 2014, persino una delle regioni più avanzate NON ha un algoritmo, un accidenti di algoritmo per considerare in maniera più intelligente il lavoro dei medici, e si accontenta di quantificare il loro costo in termini assoluti.
Hanno montagne di dati, e non un solo algoritmo.

Davide Scalzotto A che serve compilare i moduli e i certoficati online se poi li devo stampare?

Marco Viviani Nel caso della sanità servono perché il medico di base li vede al suo pc sul cloud della regione, e servono, appunto, per tenere d’occhio la spesa generale.

Cappellaio Matto Non so da voi ma al pronto soccorso di Sanremo i dati del paziente corrono ancora su CD-ROM….maaaa le piattaforme cloud che ci stanno a fare? Sarebbe molto più semplice condividere la cartella online con il medico di base del paziente, idem per la farmacia più vicina in base a dove vive il paziente per fargli avere la ricetta nel più breve tempo possibile….scusate….sto sognando.

Lazzaro Pietragnoli Ti racconto anche io una storia Michele; il sistema sanitario inglese (più per ragioni economiche che per convinzione digitale) ha sostituito tutte le comunicazioni cartacee tra ospedali/cliniche e medici di base con un sistema di condivisione dei dati informatizzati. Col risultato che più del 70% dei pazienti non vuole firmare la liberatoria: cioè sono felici che l’ospedale mandi una lettera al medico (anche e-mail) ma non vogliono che i dati vengano conservati elettronicamente perchè temono che possano essere consultati da altri e/o venduti a case farmaceutiche… Non basta cambiare la PA, bisogna anche cambiare la testa della gente!

Michele Vianello Caro Lazzaro come sai sono un predicatore della consapevolezza umana e della cultura digitale. p.s. penso che i cittadini non abbiano tutti i torti. Sono certissimo che molti di quei dati vengono venduti alla case farmaceutiche e alla compagnie di assicurazione. Voglio dire che a fianco dello sviluppo dei processi di digitalizzazione va praticata alfabetizzazione digitale e condivise policy sull’uso dei dati.

Lazzaro Pietragnoli Condivido, Michele, ma ricordiamoci anche che la tecnologia rende solo certi fenomeni su ampia scala: pur senza dati digitali, la segretaria del medico di base passava nomi e indirizzi alle compagnie assicurative…

Monica Cavaletto Caro Cappellaio Matto , pare che in Venezia dal mese prossimo le ricette per i pazienti che hanno bisogno di medicinali salva vita saranno proprio on line dirette dal medico alla farmacia! Questo almeno e’ quanto hanno detto a mio padre (cardiopatico)

Umberto Bocus Esempio di funzionamento delle Poste Italiane.
Sono ad Auronzo e dovevo spedire una lettera in Auronzo medesimo (a metà strada tra il Centro e Misurina. Opinando qualche disservizio l’ho consegnata allo sportello dell’Ufficio Postale debitamente affrancata e m’informavo come sarebbe avvenuto l’inoltro. Morale: sarebbe stata mandata al Centro di Meccanizzazione Postale di Padova e quindi restituita all’Ufficio Postale di Auronzo per la consegna!!!! Inutile dire la veemenza delle mie rimostranze a cui interveniva anche il Direttore affermando che questa era la “procedura” e che gli impiegati non c’entravano. Continuando nella diatriba in cui precisavo che loro erano il “front desk” e non potevo rivolgermi al ministro dell’economia, il Direttore pur di evitare lo sfociare nelle vie di fatto, mi assicurava che l’avrebbe inoltrata direttamente munita del bollo di Auronzo, solo in via eccezionale.
Le poste che ora hanno Alitalia per andare da Venezia a Roma andremo via Bari?

Michele Vianello Se si pensa che una semplice immissione di tecnologia risolva i problemi della burocrazia italiana ci limiteremmo a digitalizzare l’esistente

Luca Baglioni Seminare con pazienza le buone pratiche, cercando di condiderle il più possibile…

Roberto Scano ahahah successo pure a me qualche mese fa, con tra l’altro paziente anziano e semi-analfabeta poraccio

Bene, se siete giunti alla fine di questa “piacevole” chiacchierata, vi pongo il seguente interrogativo? Se i decisori “amministrativi” e “politici” leggessero questi nostri dialoghi, quanti esempi potrebbero trarne per migliorare il Paese?

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