Agenda Digitale come l’estate italiana: non pervenuta. Bastano i mille giorni di Renzi?

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1 settembre, 2014
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Il tempo stringe, le nomine sono ufficiali, ma l’agenda digitale non c’è ancora. La colpa non è assolutamente di chi è stato appena chiamato – leggasi Alessandra Poggiani (@la_pippi), e il suo staff – al capezzale della problematica Agid, equiparabile alla Nazionale di Calcio italiana degli ultimi anni mentre questa agenda digitale francamente è come l’estate italiana appena trascorsa. Non pervenuta, in attesa che l’autunno – pardon, guardando fuori dalla finestra l’inverno… – porti novità.

Si, perché molti non si ricordano dove eravamo rimasti, altri dove dovevamo andare, altri ancora cosa ci chiedeva l’Europa. Anzi, l’Europa qualcosina – pur se ad agosto – ha sentenziato: è passata mediaticamente sotto silenzio una delle osservazioni informali effettuate ai primi di luglio dalla Commissione UE sulla proposta di Accordo di Partenariato per l’Italia, base per l’accesso ai fondi strutturali europei 2014-2020. Testualmente si legge: Condition 2.1 (digital growth) - Commission can evaluate this condition only when the National Digital Agenda will have been completed and adopted.

Tradotto, significa che il documento a corredo dell’Accordo è chiaramente incompleto dal punto di vista strategico, di obiettivi misurabili, ma anche di assi di intervento (basti pensare all’eCommerce).  Non per dimenticanza di chi lo ha redatto, ma perché è proprio questo lo stato dell’Agenda Digitale italiana.

Stiamo effettivamente ancora aspettando la famosa “prima attuazione” dell’agenda digitale, che è saltata nel 2013, è ri-saltata al 30 giugno 2014 e che ancora aspettiamo. Renzi, Madia e Poggiani all’unisono, soprattutto dagli altari di Digital Venice, avevano individuato a gran voce l’innovazione e il digitale quali condizioni necessarie e fondamentali per la crescita del Paese.

Renzi e l’agenda dei mille giorni dentro lo Sblocca-Italia

Dentro il decreto Sblocca Italia c’è un po’ di agenda digitale? Mah: leggiamo qualcosa sulla banda larga, ossia si è deciso che per gli operatori che decidono di investire nelle cosiddette “aree a fallimento di mercato” (aree dove gli operatori non riescono a portare la banda a 100Megabit, ovvero proprio dove l’Italia è in maggiore ritardo nell’attuazione dell’Agenda Digitale Europea), è previsto un credito d’imposta a valere sui tributi IRES e IRAP per il 30% del costo dell’investimento.

Il resto – non è poco, visto che nessuno lo aveva fatto sino a qui – lo ha appena sottolineato @matteorenzi, che ha scelto  la trasparenza del web per la presentazione della sua “agenda dei mille giorni”, un piano da attuare dal primo settembre al 28 maggio 2017 per “cambiare verso”, in Italia e in Europa. Un vero e proprio sito internet, così “la si finirà di dire che il governo fa solo annunci“.

Quindi siamo in e-participation o in trasparenza totale? Vediamo un po’: il sito avrà una doppia valenza. Da una parte dimostrare, mese per mese, giorno per giorno, i progressi che sta facendo quel programma, dall’altra coinvolgere i cittadini, che, via Internet, potranno controllare quello che sta facendo l’Esecutivo.

I temi dei mille giorni sono tanti. Per alcuni il Governo ha già varato dei provvedimenti, per altri (come il Jobs act) ha intenzione di farlo in tempi abbastanza brevi. Si spazia quindi dalla Pubblica amministrazione al lavoro, dalla scuola alla sanità, dalla giustizia alla riforma del fisco, al taglio della spesa pubblica. Senza dimenticare le riforme, come quella elettorale, o quella del Senato e del Titolo V della Costituzione. Ma, soprattutto, ricordando che al Jobs act e al taglio della spesa pubblica sono affidate le nostre fortune in Europa. Staremo a vedere, aspettiamo fiduciosi.

Agenda Digitale: Poggiani e Coppola pensateci voi!

Detto questo, passiamo alle incombenze di Agid e dell’agenda digitale anche in funzione del semestre europeo che continua. Per prima cosa, c’è un aspetto prosaico e burocratico, ma sine qua non: chiudere gli ultimi buchi di questa governance.

C’è da fare il Comitato d’indirizzo, certo, di cui per ora è ufficiale solo il presidente. Il Comitato assisterà il Governo nello stabilire le linee strategiche d’azione, a braccetto con l’Agenzia (che si occuperà degli aspetti tecnico-esecutivi); altra figura chiave è Paolo Coppola (PD), consulente di Madia a riguardo e presente alla due giorni riccionese organizzata da Maggioli Editore che comprende Premio Egov 2014 e Agenda Digitale Locale (18-19 settembre).

Le priorità teoriche della Poggiani quindi sono sempre le stesse: Anagrafe unica e l’Identità Digitale dovranno essere condotte a destinazione per poi dare una svolta più forte al tutto. In effetti, i due must (il terzo era la fatturazione elettronica PA ormai partita) dell’ex Mister Agenda Digitale Francesco Caio, oltre ad essere norme necessarie, sono già in uno stato avanzato e rappresentano puntelli fondamentali per trasformare il rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione. L’Identità Digitale è un tema caro a Renzi e a Quintarelli (come risulta da precedenti dichiarazioni) ma ha bisogno però di una banca dati di supporto (cioè l’Anagrafe unica) per funzionare.

Passando oltre, arriviamo gli open data, da sempre punto importante per l’attuale Governo. È stata una delle prime cose digitali di cui si è occupato, sin da aprile (trasparenza online per i bilanci e le spese delle PA). Da qui si può partire, perché ora come ora siamo fermi. Noi aspettiamo in riva al fosso, come sempre, senza la presunzione di giudicare ma solo col dovere di testimoniare.

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