Se Matteo Renzi volesse riformare l’istruzione: ecco la scuola utile

Scritto da:     Tags:  , , ,     Data di inserimento:  21 agosto, 2014  |  Nessun commento
21 agosto, 2014
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Con accenti diversi la scuola che vorremmo torna continuamente nelle nostre riflessioni. Ognuno di noi, soprattutto chi ha figli in età scolare, pensa alla scuola che vorrebbe. Una buona scuola farà la differenza nel determinare il futuro di un Paese.

@matteorenzi ci ricorda spesso che la riforma della scuola, il miglioramento delle sue dotazioni, è uno degli impegni che il Governo si è assunto. Naturalmente di riforma della scuola sentiamo parlare da sempre.

Sono convinto che ogni riforma passi per la quantità di risorse economiche stanziate (ci mancherebbe), sono altrettanto convinto che, parallelamente, alcuni fondamentali vadano rivisti. Ciò che cambia tutto è Internet e l’economia digitale. Naturalmente Internet va pensato come strumento che consente di insegnare e imparare in modo diverso.

  1. Siamo convinti davvero che gli insegnanti di ogni ordine e grado “sappiano di più di molti di noi”? Da sempre abbiamo delegato agli insegnanti il destino dei nostri figli. In altra epoca era così, oggi non lo è più. Sempre di più molti genitori sono “sapienti” più degli insegnanti. Insomma non intendiamo più DELEGARE la diffusione del sapere, soprattutto se si tratta del destino dei nostri figli;
  2. Le piattaforme di social networking non hanno semplicemente esteso le fonti del sapere. La cultura del social networking ha esteso ad ogni ambito della nostra vita le prassi di condivisione del sapere. In larga parte gli insegnanti concepiscono la trasmissione del sapere come un processo che va dall’alto al basso. Non a caso il verbo usato è “trasmettere”. Sono convinto che oggi ci sia bisogno di persone che condividono il sapere, che lo costruiscano quotidianamente ma che, soprattutto, aiutino a dare metodo alla ricerca. La logica del web è orizzontale e collaborativa;
  3. L’economia digitale offre all’istruzione strumenti nuovi. Vedo la diffusione del processo che definiamo come stampa 3D più che come una “rivoluzione” nella produzione (cosa che non va tralasciata), come una opportunità per cambiare le forme di apprendimento. Il ciclo della stampa 3D consente di immaginare, di condividere, di produrre. E questo ciclo può essere ripetuto all’infinito. Pensate a questo ciclo esteso a tutte le scuole e anche ai luoghi di produzione.

Potrei continuare all’infinito a proporvi esempi e idee. Non si offenda nessuno. In Italia ci sono prassi virtuose che vanno in questa direzione. In Italia ci potrebbero essere degli ottimi insegnanti. Purtroppo queste pratiche sono assimilate ai “miracula et mirabilia” e perciò esibite a tutti i convegni sul “digitale”.

Manca una prassi assunta da tutta la scuola di ogni ordine e grado (Università inclusa, cari i miei parrucconi) di condivisione, di diffusione e di retribuzione migliore per chi attua nuove pratiche buone pratiche.

Si dirà “non ci sono i soldi”, “gli insegnanti sono anziani”, “molti insegnanti sono pigri”, “gli stipendi sono bassi”. Tutto vero, non c’é dubbio. Consentitemi però una valutazione dirimente: la scuola è autoreferenziale e molti insegnanti sono presuntuosi.

Gli insegnanti andranno giudicati, in un processo aperto e trasparente, (qui ci aiutano gli open data) anche dai genitori.

Sicuramente andrebbe realizzato un circuito virtuoso (caro “web Renzi” questa è l’Agenda Digitale) che si fonda sulla formazione alle logiche della condivisione degli insegnanti, che estenda le dotazioni web alle scuole e alle università, che fondi le didattiche sulle logiche della collaborazione, che concepisca la partecipazione anche dei genitori alla formazione delle didattiche. Un processo che veda gli studenti come protagonisti coinvolti.

È lesa maestà nei confronti dei Consigli di Istituto, delle Educatrici, dei docenti?? Sì, è volutamente lesa maestà.

Per parafrasare Weinberger “chi è il più intelligente nella stanza inteligente? Nessuno, è la stanza ad essere intelligente”.

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Tratto da Michelecamp.it

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