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Il nickname sbarca anche su Google Plus: fine obbligo nome vero

Il nickname sbarca anche su Google Plus: fine obbligo nome vero
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Era rimasto l’unico social network dove c’era l’obbligo tassativo di iscriversi con nome e cognome: ora anche Google Plus si ammorbidisce rimuovendo l’obbligo di usare il proprio nome quando si usa il social. Così gli utenti di Google Plus potranno usare uno pseudonimo, un nickname o quello che più gli aggrada.

Decisione obbligata, quella di Google Plus che rischiava seriamente di perdere potenziali nuovi arrivi a causa di questa rigidità sull’obbligo del nome vero: Big G ha messo fine alla questione con un post sul proprio profilo, in cui addirittura ha chiesto scusa per “le esperienze inutilmente difficoltose patite da alcuni utenti“, ammettendo che la politica sui nomi è stata spesso “poco chiara“.

Quando abbiamo lanciato Google Plus abbiamo imposto numerose restrizioni sui nomi e questo ci ha aiutato a creare una comunità fatta di persone vere, ma ha anche escluso una serie di persone che volevano far parte di questo mondo senza usare il proprio nome reale. Nel corso degli anni abbiamo poi allentato i vincoli, e ora stiamo facendo l’ultimo passo: non ci sono più restrizioni su quale nome si può usare.

Tutto questo, oggi, stride un po’ con la politica sui nomi più volte strenuamente difesa da Google, al punto che il dg Eric Schmidt aveva spesso consigliato a chi non voleva usare il proprio nome di “cercarsi un altro social network“, quasi come se Google Plus fosse una nicchia di totale trasparenza.

Poi, però, col passare del tempo, proteste e critiche da parte degli utenti vittime di abusi e discriminazioni per essersi esposti con il proprio nome, hanno negli anni convinto Google ad ammorbidire le proprie regole: tempo fa era già stata introdotta la possibilità di figurare con il proprio nickname associato all’account caratterizzato da nome e cognome, ma solo ora è stata annunciata la liberalizzazione degli pseudonimi.

Google Plus resta comunque un social pieno di regole che Facebook e Twitter, giusto per citare due leader del campo, non hanno: Google esclude che i troll, nonostante l’anonimato, siano liberi di creare scompiglio.

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