Diritto all’oblio ti saluto: Hidden From Google escamotage perfetto

Scritto da:     Tags:  , , ,     Data di inserimento:  17 luglio, 2014  |  Nessun commento
17 luglio, 2014
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Il diritto all’oblio non esiste, o meglio è bypassabile. Basta clicclare su Hidden from Google, sito che raccoglie e ordina i risultati rimossi su Google in base alla legge sul diritto all’oblio, e il gioco è fatto. Nel sito è anche possibile accedere a una lista contente il materiale rimosso, con tanto di chiave di ricerca (tolta dai risultati di Analytics) e fonte della segnalazione per la rimozione.

 

Di fatto, quindi, il diritto di essere dimenticati va a quel Paese, un Paese che non esiste perché in fondo – lo sanno tutti – non ci sono dati che si possono cancellare ‘per sempre’, sul web. La traccia resta. Hidden from Google è stato inventato da Afaq Tariq, un programmatore statunitense.

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Ogni omissione, cancellazione e censura viene segnalata. Sul sito ricompare il materiale oggetto di rimozione con relativa chiave di ricerca e fonte. Semplici internauti, oltre a esperti e legali, possono fornire informazioni utili sui link nascosti da Google compilando un apposito form. La domanda che sorge spontanea è: ma è legale?

Si, dicono sul sito, perché “l’elenco è un modo per tenere traccia dell’attività di censura su Internet. Spetta all’utente decidere se le nostre libertà siano rispettate o violate dalle recenti sentenze dell’Unione europea“. Perciò Hidden from Google avrebbe un compito meramente informativo.

Le richieste pervenute a Google, dopo la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea che ha riconosciuto il diritto di un cittadino europeo ad ottenere la rimozione dai risultati di ricerca di informazioniinadeguate, irrilevanti o non più pertinenti, o eccessive” riguardanti la sua persona, sono tante e in continuo aumento.

Il rischio è che, per far valere il diritto alla privacy, arrivino adesso valanghe di domande. Il dibattito è acceso: da una parte dicono che la sentenza sia giusta perché protegge il diritto all’oblio tanto che, in Italia, le richieste arrivate sono già ben 6.000.

Altri ritengono invece che la sentenza europea rappresenti un attacco alla libertà di opinione e di informazione. Peter Barron di Google ha sostenuto che la decisione giudiziaria ha costretto l’azienda ad andare contro i suoi principi non lasciando altra alternativa se non quella di conformarsi al dettato dei giudici. Per tutti gli altri, quindi, c’è Hidden from Google. In attesa di sviluppi.

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