Agid delle mie brame, chi e’ il piu’ digitale del reame?

Scritto da:     Tags:  , , ,     Data di inserimento:  14 luglio, 2014  |  Nessun commento
14 luglio, 2014
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I giochi son fatti (o quasi) e i cavalieri sono in sella verso un futuro digitale, radioso e pieno di speranza. Agid sventolerà i vessilli e i champion saranno pronti alla crociata contro i conservatori, le lobby e tutte le resistenze che hanno atrofizzato e sterilizzato questo paese analogico.

Ora finalmente abbiamo quasi tutti i ruoli e le persone che li rappresentano al loro posto, dunque no-excuse e digitale siaCosa mi aspetto dal nuovo direttore Agid lo avevo già scritto un mesetto fa. C’è poco da aggiungere se non il fatto che qui su Pionero non faremo sconti, come è nostra abitudine.

Partiamo dunque da una considerazione: questo cerchio magico renziano sul digitale che si è appena insediato (e qui comprenderei anche gli advisor che non hanno ruolo ufficiale ma sono veri influencer del boss) deve prendere atto che la principale riforma del governo attuale riguarda l’assetto istituzionale e la regionalizzazione del Senato. Queste nuove persone saranno costrette a giocare una partita nuova nella quale l’autonomia dei territori viene sancita da una nuova forma di federalismo, meno autarchico ma più snello.

Mi spiego meglio. Riforma del Senato, riforma del Titolo V° e semi abolizione delle provincie daranno alle regioni e alle grandi città un ruolo che mai prima d’ora avevano avuto, in termini di programmazione e concertazione. Vorrà pur dire qualcosa?

Certo e soprattutto sul digitale potrebbe dire maggior velocità e dovrebbe assomigliare a un modello simil francese al quale Renzi mira. Ovvero, lo Stato concerta le linee di sviluppo con i territori, quest’ultimi hanno tot giorni (o tot mesi per intervenire) e, se non lo fanno, ci pensa lo stato. Bello vero? E i soldi?

Non ci son dubbi che i soldi stanno dentro a tre filoni precisi PON, POR e FSC (strumento con il quale il Governo e le Regioni sviluppano interventi per il riequilibrio economico e sociale fra le diverse aree geografiche del Paese in attuazione dell’art. 119, comma 5 della Costituzione). Insomma, 90% a carico dell’Europa e 10% a carico dello Stato, o forse meno.

Spero di essere smentito ma la partita si gioca quasi tutta sul corretto, armonico e collaborativo uso dei Fondi Strutturali della Programmazione 14-20 e del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione.

Le Regioni già si coordinano da sole attraverso la Conferenza Stato Regioni e il Cisis (che sono gli organi politico e tecnico) e da anni affrontano in armonia i temi del digitale contribuendo allo sviluppo del territorio in modo innovativo (a tale proposito proprio domani, a Roma, le Regioni collegialmente iniziano il percorso di collaborazione e condivisione delle azioni digitali inserite nei nuovi POR).

Proprio le Regioni, diversamente da Agid, sui temi della digitalizzazione guardano anche al territorio produttivo, non foss’altro per la disponibilità dei POR di sviluppo (FESR in primis) e quindi vivono, gestiscono e coordinano questa attività con l’obbiettivo di garantire non solo la digitalizzazione della PA, ma anche quella delle imprese. Cosa che, sinora, Agid non ha mai fatto.

Le città, illuminate dal grande paradigma smart, hanno l’occasione di reinventarsi fornendo servizi più snelli e più utili alla competitività. Dall’adozione di questo paradigma e dalla predisposizione al social deriverà un enorme mole di dati da gestire e quindi da offrire alle aziende per permettere loro di capire meglio come indirizzare il business, soprattutto quello relativo a turismo e cultura. Potrà l’Agid star fuori da questo tema tanto utile alle nostre città? Ci saranno fondi sul PON “Città metropolitane” (e non solo) con investimenti dedicati a tutto questo?

Dunque con queste poche riflessioni ribadisco quanto già espresso un mese fa:

  • Meno PA
  • Meno Informatica
  • Più attenzione al mercato e al settore produttivo
  • Più cultura e meno infrastruttura
  • Meno regole e più opportunità
  • Meno attenzione alla struttura e più attenzione al territorio
  • e poi, delega, delega, delega perchè tutto ciò che viene gestito al centro è lento, da morire!

PS.  Poggiani, Coppola, Quintarelli e chiunque sarà il futuro Digital Champion, ci piacerebbe invitarvi al Premio Egov del Prossimo 18 settembre a Riccione e farvi conoscere l’innovazione che nei territori si continua a fare, giorno dopo giorno, soprattutto quella senza investimenti e indirizzi governativi.

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