ArcheoFOSS 2014, Open Pompei c’e'!

Scritto da:     Tags:  , , ,     Data di inserimento:  7 luglio, 2014  |  Nessun commento
7 luglio, 2014
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Anche quest’anno ad ArcheoFOSS si è fatto il punto su quanto sia aperta la ricerca archeologica in Italia e quanto potenziale abbiano i dati aperti per migliorare la fruizione e valorizzazione del nostro patrimonio: qui il programma degli interventi.

Le applicazioni GIS, le migrazioni verso sistemi open source, la creazione di Sistemi Informativi Territoriali, la riflessione sugli standard per la pubblicazione di dati aperti in archeologia etc. tutto nel mondo “free, libre and open source format” cui il workshop di Verona era dedicato sembra in speranzoso divenire ed in progredire.

Una serie di interventi  sono stati dedicati al rapporto tra dati aperti archeologici e SIT archeologici (tra cui i SIT di Roma e Verona, rispettivamente SITAR e SITAVR).

La conoscenza -anche quella storica- di un territorio è necessario supporto alla pianificazione del suo sviluppo, per investimenti sia pubblici che privati. Soprattutto in considerazione di una delle caratteristiche del patrimonio culturale italiano: l’essere diffuso su un territorio che negli ultimi decenni è  in rapida e continua evoluzione. Come ricorda S. Settis: “quello che l’Italia offre non è solo la somma dei suoi monumenti, musei, bellezze naturali; ma anche e soprattutto il loro comporsi in un tutto unico, il cui legante non saprei chiamare meglio che “tradizione nazionale” o “identità nazionale”, e cioè la consapevolezza del proprio patrimonio, della sua unità e unicità, dellanecessità di conservarlo in situ” (Italia S.p.A. L’assalto al patrimonio culturale, pag 9).

Proprio per questo sarebbe importante che i dati che confluiscono nei SIT archeologici fossero resi disponibili in formato aperto, come i dati presenti nel webGIS del progetto Mappa, strumento di cartografia digitale per pubblicare liberamente sul web i dati archeologici, geologici e geomorfologici prodotti. Allo stato attuale, i SIT archeologici sono accessibili ad utenza accreditata o prevedono in ogni caso accessi differenziati.

Ad esempio il SITAR “vuole perseguire l’obiettivo legato allo sviluppo di una Società dell’Informazione e della Conoscenza (SIC) che è fondata sulla raccolta, l’elaborazione e la libera circolazione di informazioni accessibili a tutti, a diverso grado e a differenti livelli. Seguendo questo percorso di graduale condivisione della conoscenza il SITAR  può diventare il mediatore tra quella cultura più propriamente storico-archeologica, con profilo specialistico e la società civile, che dovrebbe essere più coinvolta e partecipe nella gestione del territorio in modo da rendere più diffusa la consapevolezza che la valorizzazione del nostro patrimonio culturale rappresenta oggi il valore aggiunto per sostenere un equilibrato sviluppo socio-culturale ed economico” (M. Serlorenzi,F. Lamonaca, S. Picciola, C. Cordone, Il Sistema Informativo Territoriale Archeologico di Roma: SITARin Archeologia e Calcolatori 23, 2012, 31-50 p.33).

Altro tema dibattuto ad ArcheoFOSS, accanto all’accessibilità dei dati dei SIT, è stato quello della produzione dei dati. La costruzione di questi sistemi informativi dei nostri territori può divenire un processo partecipativo?

F. Anichini, G. Gattiglia e M. L. Gualandi,, intervenuti sulle Linee di sviluppo degli open data archeologici italiani, ritengono possibile allargare la platea dei produttori di dati archeologici aperti: “alcuni dati semplici possono essere generati dagli utenti, come la geolocalizzazione di un monumento, di un’area archeologica, etc.,per creare senso di appartenenza nei confronti dei beni culturali, controllo del territorio e un quadro conoscitivo di base alla portata di tutti, a cui gli specialisti possono agganciare contenuti più approfonditi”.

Una iniziativa di mappatura archeologica dal basso esiste già, in Sardegna: Nurnet, la rete dei Nuraghi.

La missione del progetto è:

  • Modificare l’immagine della Sardegna nel Mondo centrandola maggiormente sul lascito del periodo prenuragico e nuragico.
  • Generare una rete di relazioni sociali fondata sul senso di empatia per il paesaggio archeologico specificamente e il paesaggio della Sardegna in senso ampio.
  • Generare economia indotta attraverso tutte le attività collaterali che potranno essere sviluppate a favore del territorio in generale e della Fondazione medesima.
  • Migliorare il grado di conoscenza della loro identità storica, spesso andato smarrita a causa delle dimenticanze della letteratura italiana.

Il Geoportale, attualmente in versione beta, presenta una serie di funzionalità che consentono l’accesso interattivo ai dati in un’ottica di GIS partecipativo in cui gli utenti (cittadini, turisti, associazioni, istituzioni) vengono coinvolti nella generazione e gestione delle informazioni relative ai siti archeologici. Nurnet è distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione 4.0 Internazionale.

#nurnet

Altro progetto interessante è Building Inspector della New York Public Library: tutti possono, tramite il proprio smartphone, contribuire a migliorare la digitalizzazione delle mappe storiche della città. Le mappe scansionate sono vettorializzabili automaticamente tramite un programma open source, Vectorizer, ed eventuali errori nella processazione dell’immagine sono corretti dagli utenti, che possono segnalarli su Building Inspector. Inoltre, tramite un toolkit appositamente sviluppato, Map Warper, si possono georeferenziare le mappe storiche, allineandole a mappe moderne di Google Earth o di OpenStreetMap.

Come lo ha definito B. Vershbow, direttore dei NYPL Labs“It’s like a reCAPTCHA for urban maps”.

La Carta Archeologica di Italia.

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L’Ufficio per la Carta Archeologica d’Italia fu istituito, con Regio Decreto, nel 1889. Qui la storia del progetto, che nel corso di oltre un secolo ha seguito alterne vicende (ed ha anche cambiato nome in Forma Italiae), ma non ha mai mutato la sua finalità: la redazione di un vero e proprio catasto archeologico.

Esso è ancora in fieri e intanto ha mutato strumenti e tecniche. Oggi l’idea iniziale di redazione di un catasto si presenta nella più evoluta forma digitale di un Sistema Informativo Territoriale Archeologico Nazionale, il SITAN. Una Commissione ha definito le attività per metterne in atto la realizzazione: le proposte sono riassunte in  questo articolo.

In estrema sintesi, il SITAN è una infrastruttura di dati territoriali , che consente di rendere interoperabili i dati geograficamente determinati già aquisiti a livello regionale o locale, anche se con modalità e finalità diverse. Questi saranno integrati da dati acquisiti ex novo, in base a tecnologie, metodi, politiche ed accordi istituzionali tesi a facilitarne la disponibilità, l’omogeneità e l’accesso. Qualora il SITAN giungesse a  conclusione (si è ancora nella fase di sperimentazione), esso rappresenterebbe una base conoscitiva geo-topografica condivisa di incredibile potenzialità per la conoscenza scientifica del paesaggio “storico”.

Un progetto ambizioso che potrebbe avvantaggiarsi del crowdsourcing, come Nurnet e Building Inspector, soprattutto per quei territori la cui conoscenza del patrimonio archeologico non è capillare come per altri già supportati da sistemi informativi conservati/localizzati in sedi di diversa natura amministrativa e variamente distribuite sul territorio nazionale (come è stato già verificato dalla Commissione per il SITAN).

Gli archeologi, in quanto professionisti del settore e quindi potenzialmente  “riutilizzatori primi” di questi dati, potrebbero assumere il ruolo di mediatori in un processo di produzione e riuso molto diverso dall’attuale, a garanzia dell’affidabilità dei dati pubblicati. Riprendendo le parole di B. Vershbow: it could be like a reCAPTCHA for archaeological maps.

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