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Vorrei ma non Pos: l’Italia non ce la puo’ fare

Vorrei ma non Pos: l’Italia non ce la puo’ fare
5 minuti di lettura

Il Pos obbligatorio per tutti (sotto elenchiamo chi sono i ‘tutti’) è entrato in vigore da oggi 30 giugno. Al di là del fatto che sia un cambiamento tutto sommato concettuale stante l’assenza di qualsiasi multa o ammenda per chi non ottempera, quel che ci interessa è analizzare se effettivamente è una ‘rivoluzione’ così impossibile da accettare (solo in Italia, si intende)

Lasciamo perdere gli Stati Uniti e l’Australia, tanto per citare due paesi che con le carte – di debito e di credito – ci pagano anche il pane e l’acqua ai market. Sempre, senza facce, senza remore, senza limiti di spesa. Cerchiamo di capire se davvero il Pos obbligatorio è così difficile da concepire e/o implementare.

Pos obbligatorio: cosa dice la legge

Tutte le imprese e i professionisti di qualsiasi tipo (idraulici, falegnami, dentisti, notai, commercialisti, avvocati, fornai e parrucchieri compresi) dovranno dare la possibilità ai loro clienti di effettuare pagamenti tramite bancomat, carte di credito o prepagate attraverso postazioni Pos (Point of sale).

Il sistema Pos consente il trasferimento di denaro direttamente dal conto del cliente a quello dell’esercente o del fornitore senza che si verifichi passaggio di contante. L’obbligo scatta quando la spesa per beni e servizi supera la soglia dei 30 euro.

La norma del Pos obbligatorio, che doveva entrare un vigore a inizio anno, interessava inizialmente solo i soggetti che fatturavano più di 200mila euro l’anno. Poi la proroga al 30 giugno ha fatto cadere questa prescrizione e da domani tutti devono (o dovrebbero) dotarsi di Pos.

Cos’e’ il Pos

A livello tecnico, si tratta di acquistare il ‘macchinario’ per le transizioni finanziarie via Pos. Esistono quattro diversi tipi di Pos: fisso, cordless, GSM/GPRS, virtuale per i siti di commercio elettronico. Come sappiamo anche le carte prepagate consentono di fare acquisti nei negozi convenzionati con il circuito della carta tramite Pos in Italia e all’estero o nei siti di commercio elettronico in Italia o all’estero.

Normalmente per acquisti tramite POS in Italia o nella zona euro l’emittente della carta non applica commissioni, mentre se gli acquisti sono in valuta diversa dall’Euro, non si deve solo fare attenzione al cambio, perché l’emittente applica una commissione per operazioni in valuta diversa dall’Euro che variano secondo il circuito della carta o del paese dove si usa la carta, in genere oscillano dal’1% al 3%.

Costi del Pos obbligatorio

La Cgia di Mestre ha calcolato che per un’azienda con 100.000 euro di proventi annui, con il Pos, tra canone mensile, canone annuale e la percentuale di commissione sull’incasso, dovrà sopportare una spesa media annua di 1.200 euro.

Secondo il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi, “gli idraulici, gli elettricisti, i falegnami, gli antennisti i manutentori di caldaie, nonché i loro dipendenti e collaboratori, spesso si recano singolarmente presso la dimora o l’immobile del committente. Questo comporta che ciascun dipendente e collaboratore dovrà essere dotato di un Pos“. Quindi il problema è la molteplicità dei Pos? Mah.

Per installare un Pos è necessario collegare l’apparecchio al centro autorizzativo mediante linea telefonica, fissa o mobile. I costi da sostenere per avere un Pos nel proprio negozio/attività, consistono in un canone mensile, che mediante si aggira sui 12-15 € mensili +IVA. Al canone vanno aggiunte le commissioni, che possono andare dallo 0,50% all’ 1,30% e oltre su ogni transazione; dipende dalla banca – che spesso fissa anche il costo del Pos e qui casca l’asino – e dal circuito della carta di credito.

Il Pos e l’Italia

Noi italiani il Pos non lo vogliamo. In generale, quando presentiamo una carta per acquisti sotto una certa cifra (di molto superiore ai 30 euro), ci rispondono anche piccati. Perché? Questione di cultura. Il senso che starebbe dietro al Pos obbligatorio lo comprendono, e lo accettano, tutti, ma poi ci sono problematiche di diverso tipo che ci portano a considerarlo uno strumento di tortura.

La logica che sta dietro la diffusione delle carte di credito e dei pagamenti per via elettronica, dicevamo, la accettiamo perché mira a contrastare l’evasione fiscale e a combattere la malavita, che ama follemente le banconote specialmente se di grosso taglio.

Molti italiani, però, resistono alle carte e non intendono rinunciare ai cosiddetti soldi. Siamo arretrati rispetto al resto del mondo: nel mondo anglosassone chi paga in contanti e non con una carta è guardato con sospetto, mentre da noi, quasi quasi, è vero il contrario.

Sentite qua. Ogni cittadino dell’Eurozona effettua in media 194 pagamenti l’anno per via elettronica, ogni cittadino italiano ne effettua invece mediamente appena 74, benché da noi ci siano 44,22 milioni di carte bancomat, praticamente una per ogni adulto.

Le imprese artigiane italiane senza Pos sono ancora tre milioni (stima Confartigianato, a naso inferiore alla realtà). Colpa loro? Forse sarebbe meglio dire colpa del sistema figlio della cultura. Non è il Pos ad essere rivoluzionario (altrimenti lo smartphone cos’è? Un alieno inscatolato??) ma è la percezione di dover andare oltre alle nostre abitudini più generalizzate senza che gli organismi competenti ci diano una mano.

Le banche oggi fanno pagare, in media, 115 euro l’installazione del Pos da tavolo, poi pretendono un canone mensile di 24 euro e una commissione del 2,19% su ogni transazione. Questo è assolutamente troppo. Le varie associazioni hanno calcolato costi medi che stanno tra i 1200 e i 1700 euro l’anno per ciascuna impresa, che può essere molto per un piccolo artigiano.

Bisognerebbe che gli istituti di credito, a fronte di un aumento molto consistente della massa di transazioni, riducano le loro pretese. Nello stesso tempo il governo deve procedere incoraggiando e sanzionando. Per esempio, a fronte di un evidente recupero di Iva (secondo dati della Corte dei Conti oggi evasa – dati 2011 – per 46 miliardi), si può consentire di abbassare di un punto di Iva le merci o i servizi saldati per via elettronica, come hanno fatto, all’inizio, in Argentina o nella Corea del Sud.

E infine, devono essere previste sanzioni per tutti coloro – dagli idraulici ai dentisti – che resistono al pagamento per via elettronica. Invece le multe non ci sono. E allora, siccome non siamo tedeschi, continueremo a fare come vogliamo, o come possiamo. In tipico stile Vorrei ma non Pos.

2 Comments

  1. Macché 1200 €/mese! Basta trasformare un banale smartphone in un POS con i lettori di carte e bancomat. C’è addirittura una soluzione tutta italiana che AL MASSIMO non costa più di una sessantina di euro al mese, ma c’è chi fornisce anche il lettore a poco o gratis. Ovvio, ci sono le commissioni anche del 1,95% , ma se uno non lo usa che problema c’è? Innoviamoci gente…

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    • pardon *€/anno

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