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Processo civile telematico in rampa di lancio: come funziona

Processo civile telematico in rampa di lancio: come funziona
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Il processo civile telematico partirà ufficialmente il prossimo 30 giugno rivoluzionando la Giustizia: sarà obbligatorio il deposito degli atti processuali per via telematica, ma – attenzione – solo per alcuni. Restano comunque seri problemi interpretativi, mentre avvocati e magistrati chiedono più chiarezza. Insomma, vediamo come funziona, i protagonisti, gli esenti e quant’altro.

Disposizioni di legge: obblighi ed esenzioni

Il 30 giugno è la data fissata dall’art. 16bis del D.L. n. 179/2012 per l’obbligatorietà del deposito di atti processuali per via telematica, ma questo obbligo è limitato a specifici atti e riti e riguarda solamente i procedimenti innanzi al Tribunale e cioè ricorso per decreto ingiuntivo (esclusa l’opposizione), giudizi civili, contenzioni e di volontaria giurisdizione (esclusa la costituzione in giudizio) anche per i soggetti nominati o delegati dall’autorità giudiziaria, procedimenti esecutivi per gli atti successivi al pignoramento, procedure concorsuali per tutti gli atti del curatore, commissario giudiziale, liquidatore, commissario liquidatore e commissario straordinario.

Gli altri, atti, quindi, saranno esenti dal processo civile telematico. Parliamo di tutti i procedimenti avanti i Giudici di Pace o le Corti d’Appello ma solo (e per ora) mera facoltà laddove, a seguito di positiva sperimentazione, i servizi telematici siano stati autorizzati a valore legale e l’elenco è disponibile sul Portale del Ministero della Giustizia.

Per i Giudizi avanti la Corte di Cassazione la sperimentazione inizierà quest’estate. Processo amministrativo telematico e processo tributario telematico, quindi, non seguono lo stesso iter del processo civile telematico.

Obiettivi

Il progetto del processo civile telematico è ambizioso e mira a gestire con modalità informatiche e telematiche la redazione, la sottoscrizione a valore legale, la trasmissione e la conservazione degli atti processuali, nonché garantire la possibilità agli utenti interessati e legittimati, di poter accedere alle informazioni e agli atti contenuti nei registri di cancelleria e nei fascicoli processuali.

La normativa, che punta a costituire un sistema alternativo a quello tradizionale, basato sull’uso di tonnellate di carta, non modifica quindi la disciplina delle fasi processuali, ma le modalità di trasferimento di atti e comunicazioni tra avvocati e Uffici Giudiziari, così come quelle all’interno degli Uffici Giudiziari stessi.

All’individuazione delle regole operative e degli strumenti per il funzionamento del Processo Civile Telematico stabilite dal primo DPR, sono seguiti altri 2 decreti (nel 2008 e nel 2011) che hanno ulteriormente normato alcuni aspetti, con particolare attenzione al flusso dei dati per i depositi e sull’uso della Casella di Posta Elettronica Certificata del Processo Telematico (CPECPT), abbandonata in favore della PEC ordinaria.

Di fatto, la dematerializzazione e il risparmio per la PA sono aspetti fondamentali nell’ottica del processo civile telematico. Eliminare l’uso della carta, tagliare i costi di stampa e approvvigionamento, ridurre i tempi di esecuzione della attività, ridurre i tempi di emissione dei decreti ingiuntivi, risparmiare tempo con guadagni materiali e immateriali che favoriscano tutti i soggetti professionali coinvolti oltre che lo stesso cittadino.

Problemi e dubbi

Gli avvocati e i magistrati chiedono chiarezza su questi aspetto fondamentali:

  • modalità chiare e il più possibile automatizzate di gestione dei fascicoli ibridi formati da carta e bit;
  • regolamentazione della visibilità degli atti alle controparti che dovrebbe essere slegata dall’accettazione dell’atto da parte del cancelliere e collegata alle scadenze processuali;
  • modifica di alcune norme incompatibili con il telematico per risolvere i dubbi interpretativi (ad esempio artt. 125, 126, 147 c.p.c.);
  • indirizzi di posta elettronica delle imprese che dovrebbero essere maggiormente soggetti a controlli di correttezza e validità;
  • certificazione delle copie analogiche e informatiche che potrebbe essere svolta direttamente dal difensore;
  • visibilità delle ricevute delle comunicazioni degli atti;
  • regolamentazione del domicilio digitale dell’avvocato;
  • modalità per permettere il superamento dei limiti tecnici del PCT (come le dimensioni della busta telematica e l’orario limite dei depositi fissato alle ore 14 già bocciato dalla giurisprudenza del Tribunale di Milano).

Di fatto, si deve impedire che il processo civile telematico diventi un’altra forma di contenzioso e al contempo si deve diffondere cultura telematica e strumenti semplici, accessibili e il più possibile uniformi nonché una normativa pensata e ragionata per funzionare coerentemente. Gli addetti ai lavori chiedono informazioni precise e facilmente reperibili, perché è chiaro che ci sono ancora avvocati e magistrati troppo legati alla carta, ai fascicoli, ai registri.

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