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Cosa mi aspetto dal nuovo direttore Agid

Scritto da:     Tags:  , , , ,     Data di inserimento:  18 giugno, 2014  |  Nessun commento
18 giugno, 2014
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Un esercito di 150 innovatori ha presentato la propria candidatura a nuovo Direttore dell’Agenzia Digitale – Agid per l’Italia. La parola ora passa a chi dovrà scegliere fra questi candidati quello in grado di guidare l’Ente, e lo potrà fare basandosi su criteri formali (rispetto dei requisiti) e altri più sostanziali (piano progettuale).

Il bando (o meglio avviso pubblico) per chi se lo fosse perso, è disponibile sul sito del Ministero Funzione Pubblica, così come la lista delle candidature presentate.

Ma facciamo un passo indietro, cos’è l’Agid e, soprattutto, che poteri ha nel campo della digitalizzazione del paese?

Nell’immaginario collettivo si tende a connotare questa entità come un’isola felice, moderna, all’avanguardia, dove tutto ciò che può essere ascritto ai temi dell’innovazione, delle tecnologie innovative e soprattutto dei paradigmi e delle tecnologie digitali trova la sua massima espressione, supportato da persone competenti, giovani, appassionate che preparano i grandi piani strategici per traghettare il nostro paese verso una nuova rivoluzione industriale.

Purtroppo nulla di tutto ciò è vero. L’agenzia non è altro che un carrozzone pubblico che si trascina da anni fra ristrutturazioni, cambi di denominazione, nuovi statuti, dotazioni organiche incerte e soprattutto deleghe e funzioni in continuo cambiamento.

Insomma è un luogo della Pubblica Amministrazione centrale che di volta in volta, e in funzione del Ministro turno, si è ricavato (o ritrovato) un ruolo sui temi della burocrazia digitale (eGovernment), dell’informatica pubblica e di ‘coordinamento in materia di innovazione per promuovere le tecnologie ICT a supporto della Pubblica Amministrazione‘. Così cita l’atto costitutivo.

Di fatto eredita le competenze dell’Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione, di DigitPA (prima ancora AICA), del Dipartimento per l’Innovazione tecnologica della Presidenza del Consiglio dei ministri e di parte della Consip e, cosa non da poco, il decreto che la istituisce le attribuisce un compitino facile facile:  ’L’Agenzia per l’Italia Digitale e’ preposta alla realizzazione degli obiettivi dell’Agenda digitale italiana‘. Bingo!

Lo so che la storia e il passato annoiano ma, per capire questa struttura, è necessario capire anche come e perchè si è formata e cosa ha fatto sinora. Dunque, molto brevemente, ai tempi di AIPA ha fatto studi, ricerche e innumerevoli paper (linee guida, quaderni, piani, ecc.) insomma faceva molta carta perchè non aveva soldi.

Ai tempi di CINIPA e del Ministro Stanca ha gestito fondi e bandi. Quel periodo è stato forse il migliore perchè, al netto dei risultati, non ha lavorato solo sulla carta, ma ha co-finanziato i progetti del nascente eGovernment (o prima fase della Società dell’informazione) favorendo accordi di programma fra stato e Enti Locali e monitorando i progetti e i loro risultati.

Con l’avvento di Brunetta (DigitPA) è tornata a fare studi e carta ma conservava un tesoretto di 30/40 Ml di euro dei fonti Ex-UMTS per gestire progetti. Ancor oggi, dopo 4 anni di tira e molla, non si sa dove sono questi milioni di euro che, a voce, Agid dichiara di avere a disposizione.

Nel mandato ultimo di Ragosa la carta ha regnato sovrana: Piano per la Cultura Digitale, Piano per la razionalizzazione dei Data Center, Linee Guida Patrimonio Informativo Pubblico, ecc. ecc. Certo, ha messo in piedi anche tavoli di lavoro su ANPR, Fattura Elettronica e Identità digitale che hanno generato ‘regole tecniche’, ma tutto ciò era in funzione e in delega di strategie ministeriali decise a Palazzo Chigi.

L’Agid ha provato anche a stabilire un rapporto dialogico e progettuale con le Regioni ma non ha mai funzionato. Il problema è che le Regioni hanno in disponibilità i fondi strutturali europei (POR), mentre l’Agid non ha nemmeno un PON dedicato per l’Agenda Digitale. Dunque il rapporto non funziona perchè chi detta regole e percorsi non può farlo aspettandosi che gli altri mettano solo i soldi.

L’Agenzia dispone di molto personale ‘rifugiato’, ovvero in comando dai vari Dipartimenti dei Ministeri centrali e un turn-over pazzesco di consulenti a progetto. Difficile fare strategia senza un ossatura stabile e, soprattutto una mappatura efficace di competenze e ruoli.

Dialoga con l’Europa ma chi negozia con la UE è Del Rio. Spesso non è in sintonia con il DPS (e li ci sono i soldi dei PON) e sinora ha servito 4 ministri e un certo numero di sottosegretari come un Arlecchino servitore di troppi padroni. E’ sempre meno operativa e quando riceve deleghe dal governo, troppo spesso le gira ad altri Enti  più snelli (per citarne uno il Formez).

Mi fermo qui ma si potrebbe analizzare per ore il passato e accorgersi che, comunque, non serve a nulla o serve solo a deprimerci. Veniamo dunque al futuro.

Non sappiamo ancora cosa abbiano presentato i 150 candidati come ‘piano operativo’ allegato alla candidatura, ma mi ci gioco la reputazione che sarà tutto orientato alla PA. Errore strategico!

Ora non si tratta più di assecondare le strategia del Ministro di turno, di plasmarle progetti e indirizzi sugli assi della riforma della Pubblica Amministrazione, piuttosto si deve osare proponendo un vero e proprio ‘Piano industriale’ per il paese. Insomma il nuovo Direttore deve cancellare da subito il termine ‘Agenda Digitale’ che non ha più senso e rischia di diventare puro esercizio cosmetico per una Pubblica Amministrazione che non può e non deve vedere nel digitale un’ulteriore occasione per drenare denaro pubblico destinato allo sviluppo.

Il prossimo Direttore Agid deve dialogare in primis con il settore produttivo del paese e capire perchè quest’ultimo non adotta i paradigmi digitali per evolvere i propri processi produttivi e di business. Deve comprendere perchè le nostre aziende stentano a competere globalmente sfidando i mercati con soluzioni e servizi all’avanguardia. Ha già a disposizione degli indicatori sulla cultura digitale delle imprese (in primis PMI) che mostrano dati terrificanti. Bisogna ripartire da li.

Deve capire che la PA deve fare la PA e il mercato deve fare il mercato. Cito per l’ennesima volta l’assurdità di costruire soluzioni ad hoc che invece sono già presenti sul mercato: MEPA non ha senso, usiamo Amazon! Basta farsi del male!

Deve liberare tutti i dati per favorirne l’uso in primis da parte delle aziende e così diminuire la proliferazione di siti web pubblici che rappresentano solo narcisismo e autoreferenza. E generano spesa improduttiva.

Insomma una PA che fa meno o, come dicono gli inglesi #doless #doitbetter. Che si concentra su quello che deve fare, non che vorrebbe fare. E grazie a questa limitazione finalmente fa meglio, visto che fa meno e non si impiccia di cose che non sa e non deve fare. E scusate se non mi vergogno a dire che sono letteralmente innamorato di questi principi: https://www.gov.uk/design-principles/

Il nuovo Direttore Agid deve stimolare la domanda prima di avventurarsi in una dispendiosa offerta. Siamo sicuri che le aziende siano pronte per la banda larga e ultra larga? Siamo sicuri che i servizi attualmente offerti necessitano di tali investimenti infrastrutturali? E infine, le nostre Telco vogliono giocare questa partita o vogliono solo spillare i Fondi Strutturali per rifarsi la rete?

Vorrei, infine, un Direttore che partecipa meno ai convegni e che faccia squadra con i suoi collaboratori migliori per scegliere pochi progetti-paese, ma guidati da persone con competenza e passione.

Voglio altresì degli indicatori di risultato espressi in termini quantitativi e qualitativi, direttamente sul sito dell’Agid. L’Agenzia dovrà presentare un piano, delle azioni a supporto dello stesso, dei risultati attesi e degli indicatori per poterli valutare. Chiedo troppo?

PS. Chiunque sarà il nuovo direttore, ci piacerebbe invitarlo al Premio Egov del Prossimo 18 settembre a Riccione e fargli conoscere l’innovazione che nei territori si continua a fare, giorno dopo giorno, con o senza investimenti e indirizzi governativi.

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