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Google, Schmidt e l’Italia: cui prodest?

Google, Schmidt e l’Italia: cui prodest?
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Parla Google (ma avrebbe potuto essere Apple, Amazon ecc.), esprime legittime considerazioni sull’evidente arretratezza digitale del nostro Paese e subito si apre una discussione che oscilla tra la subalternità e l’indignazione. C’é chi si indigna “Google ci fa la predica, come si permettono?” e chi si limita a magnificare Google che può dire di tutto sull’innovazione.

Personalmente mi colpisce questa frase pronunciata da Schmidt:

“Io credo – ha aggiunto il manager che l’Italia possa fare di più per creare posti di lavoro per i giovani. E la strada giusta è quella della scommessa sulla digitalizzazione. Voi avete un asset – ha concluso – che è il patrimonio storico-artistico ma non avete la tecnologia, manca la cultura del web e la consapevolezza che questo settore può far crescere l’economia”

Come dargli torto. Tuttavia non soffermiamoci ad una lettura superficiale delle affermazioni di Schmidt. Google sta digitalizzando una parte del patrimonio culturale italiano e sta mettendo sul web anche alcuni dei nostri MuseiD’altronde se non lo facesse Google che ha le risorse e le competenze chi volete che lo faccia? i nostri burocrati del Ministero dei Beni Culturali?

Ciò che mi inquieta, non in senso orwelliano – lì ci pensa Carlo de Benedetti-  è che il nostro Paese non ha una politica industriale su Internet e sulla digitalizzazione in generale. Un Paese con una politica industriale che si incentri sull’estensione dell’economia digitale tratta con Google (con Apple, con Amazon, con Huawei) la cessione di pregiati contenuti digitali. Oggi siamo invece culturalmente subalterni, regaliamo a Google i nostri “beni di famiglia”.

Coloro che pensano al protezionismo digitale non tengono in conto che l’Italia non ha dimensioni industriali adeguate, né ha risorse economiche (liquidità) per investire, creare occupazione qualitativamente pregiata, cambiare il tessuto industriale, anche quello più tradizionale.

Forse è il momento che Matteo Renzi pensi ad un serio negoziato, non protezionista, né punitivo (alla Google tax per intenderci) con i grandi del mondo dell’I.T. Ci stiamo giocando il futuro del Paese.

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Tratto da michelecamp.it

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Foto del profilo di Michele Vianello
Ex Direttore Generale di VEGA Parco Scientifico Tecnologico di Venezia, imprime una forte impronta di innovazione IT nel territorio veneziano e veneto, sperimentando e attuando, a favore della crescita tecnologica e della competitività delle imprese, modelli avanzati di sviluppo gestionale e organizzativo “Enterprise 2.0”, nuove modalità di marketing “Web 2.0”, le più avanzate soluzioni tecnologiche e piattaforme di eccellenza. La sua carriera politica ha inizio nel 1997 come Vice Sindaco nella sua città natale: Venezia. Deputato della Repubblica dal 2001 al 2005, rientra a Venezia, braccio destro del Sindaco Cacciari alla guida della città lagunare, fino a ottobre 2009. In quattro anni promuove un cambiamento radicale nell’organizzazione della macchina comunale e nell’interazione tra PA e cittadini, con l’adozione delle filosofie gestionali “Web 2.0” e “Amministrare 2.0”. E’ ideatore delle politiche del Comune di Venezia in materia di banda larga e connettività wi-fi: con il progetto “Cittadinanza digitale” ha reso Venezia la prima città d’Italia completamente digitale, con connessione Internet wi-fi gratuita per tutti i residenti nelle piazze, biblioteche e uffici pubblici; con il portale “Venice Connected”, che intermedia decine di migliaia di ordini, ha contribuito ad innovare la gestione dei flussi turistici della città. Numerose le relazioni, gli scritti e le interviste di natura specialistica rilasciate su riviste e quotidiani. Nel 2010 pubblica il libro “VE 2.0. Cittadini e libertà di accesso alla rete” edito da Marsilio Editori. Ad aprile 2010 è stato insignito del prestigioso premio nazionale “La città dei cittadini – Cineca Award 2010”, quale personalità che si è più distinta in Italia nello sviluppo di progetti che favoriscono la comunicazione tra Istituzioni e cittadini, in particolare nell’erogazione di servizi tramite le nuove tecnologie web.

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