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L’evoluzione di Apple passa per Beats

L’evoluzione di Apple passa per Beats
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I mercati sono conversazioni, diceva il Cluetrain Manifesto. Verissimo: ma le aziende cosa sono? Cultura. Senza cultura che razza di conversazione può esistere? Può sopravvivere, innovare, restare protagonista un’azienda senza cultura, incapace quindi di conversare? Nel mondo di oggi è difficile; magari non impossibile ma di certo appare arduo. Per tre miliardi di dollari Apple ha acquisito Beats Electronics e Beats Music. La più grande acquisizione della società di Cupertino, ma quel denaro rappresenta le briciole sia rispetto ad altre acquisizioni effettuate per esempio da Google. Sia rispetto alla massa di liquidità di Apple.

Nel comunicato stampa presente sul sito dell’azienda di Tim Cook, si parla di “cultura”, e questo in effetti può apparire bizzarro. Anzi, potrebbe sembrare solo un’abile mossa dell’ufficio stampa, che prova a rendere un semplice affare, qualcosa di più. Certo, questa acquisizione ha come obiettivo una serie di mosse e strategie che vedremo all’opera nei mesi, negli anni futuri. Ma la ragione che ha spinto Apple a questo passo sta (anche) in quella cosa che si chiama proprio cultura.

Siamo abituati a credere che le biblioteche, le scuole e le Università, siano i luoghi dove risieda e si costruisca. O che la cultura la facciano i filosofi, gli scrittori, gli artisti. Questa è la cultura, per noi; ed è proprio così, o almeno dovrebbe, benché ormai sia arduo tracciare confini, limitare a un certo tipo di contesto quella faccenda chiamata appunto cultura.

Ma sarebbe sciocco se non prendessimo atto che pure le aziende fanno parte di questa partita, se non altro perché producono strumenti che permettono a ciascuno di noi di scrivere, fotografare, viaggiare…

Apple è ormai una ex start-up diventata un colosso a livello mondiale. Sul retro dei suoi prodotti troviamo “Designed in California”, a riprova di una peculiarità che sembra trovarsi solo in quella zona degli Stati Uniti, e in nessun’altra parte del mondo. Un misto di genialità, spregiudicatezza, passione e volontà che conducono l’azienda a essere una delle icone di questo inizio secolo. Ma tutto questo non è più sufficiente. Piaccia o no, rappresenta il passato.

Internet ha contribuito a portare alla ribalta o se si preferisce, a creare e consolidare, un insieme di mercati che sono stati col tempo perfettamente profilati da istituti di ricerca, di statistiche e quant’altro. Per quale ragione? Perché sono composti da consumatori. Comprano, consumano, leggono, si informano, viaggiano. Ed è lì che un’azienda come Apple deve essere se vuole vendere. Non si tratta di nicchie (come potrebbe l’azienda di Cupertino vivere di nicchia?

La nicchia del computer? Impossibile). Bensì di corposi agglomerati umani con una buona capacità di spesa. Ma non è sufficiente conoscerne l’esistenza: occorre dialogare con essi. Avere, o meglio, conoscere il loro linguaggio. Beats parla a costoro; Apple al momento, no.

Tradotto in soldoni (perché è di questo che si parla, e occorre rammentarselo sempre): oltre il 70% degli afroamericani usa uno smartphone Android, mentre la media degli utenti statunitensi che utilizzano un dispositivo made in Google è di poco sotto il 60%. Beats dialoga in maniera costante con questo pubblico che al momento manca ad Apple.

Per vendere non è sufficiente avere i prodotti. Devi essere in grado di conversare. Devi possedere una cultura, appunto.

Foto del profilo di Marco Freccero
è stato per anni Web Editor del sito ilMac.net. Ha curato per BuyDifferent numerosi libri elettronici, firmato articoli di opinione, e decine di recensioni su software e hardware dedicato alla piattaforma Mac. Vive in provincia di Savona, e quando non sviscera gli aspetti più o meno nascosti del sistema operativo di Apple, cura il suo blog personale dove non parla di Mac: http://marcofreccero.wordpress.com/

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