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Agenda Digitale, dal bando AgID si passera’ ai piani veri?

Agenda Digitale, dal bando AgID si passera’ ai piani veri?
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Marianna Madia ha buone intenzioni e ci sta provando, ma l’agenda digitale italiana è una di quelle partite che nessuno vorrebbe giocare perché sarebbe quasi come scendere in campo 7 contro 11. Si parte non di rincorsa, di più, figli di anni e anni di arretratezze – in primis culturali, poi strutturali, poi tecnologiche – che l’Europa non ci perdona se è vero che nell’ultimo report sull’agenda digitale europea siamo stati piazzati in zona retrocessione.

AgID: il bando di selezione del nuovo dg

Torniamo al nostro Ministro per la PA digitale, che ha ufficialmente aperto l’avviso pubblico per la selezione del nuovo direttore dell’Agenzia per l’Italia Digitale. Il successore di Agostino Ragosa verrà scelto tra coloro che presenteranno la propria candidatura entro le ore 23.59 di domenica 15 giugno.

Cosa si richiede al futuro direttore? Di saper progettare e monitorare l’evoluzione e la strategia del Sistema Informativo della pubblica amministrazione, raggiungere gli obiettivi di agenda 2020, conoscere bene il rapporto con l’agenda digitale europea.

Il bando è ovviamente disponibile sul sito della Funzione Pubblica. “Le istanze, oltre a contenere i dati anagrafici, titoli di studio e curriculum vitae predisposto secondo il modello europeo – spiegano dal ministero – completo di clausola di autorizzazione al trattamento dei dati in esso contenuti, dovranno riportare una sintetica descrizione delle linee programmatiche sull’espletamento dell’incarico per il quale si manifesta interesse e ad esse deve essere allegata copia di un valido documento d’identità“. L’elenco di coloro che avranno presentato la propria candidatura sarà pubblicato sul sito del Dipartimento della Funzione Pubblica.

Il ruolo di Paolo Coppola

Assoluto esperto in materia, è un bene che Paolo Coppola – attuale deputato Pd – sia stato scelto da Madia come consulente politico dell’Agenda digitale. L’incarico è a titolo gratuito, ma quel che più conta è che Coppola è uno che ha passione, che ci crede, che conosce la situazione.

E’ arrivato il momento di cambiare davvero la Pubblica amministrazione e mettere in campo una digitalizzazione fatta bene ha detto Coppola al Corriere delle ComunicazioniE’ dal 1981 che si cerca di cambiare il Paese e non ci si è mai riusciti fino in fondo: oggi ci sono delle tecnologie che permettono di recuperare il gap velocemente“.

Si concentrerà in particolar modo su e-skill e open data, ma quel che più conta è che laddove al momento non c’è un sottosegretario ne un Ministro dedicato ci siano almeno persone capaci e vogliose di mettere in atto i cambiamenti giusti. Anche se, alla fine, resta il problema di fondo. Se mancano gli investimenti non si può fare nessuna agenda digitale, e al massimo ci si accontenta delle singole agende regionali sparse a macchia di leopardo delle quali purtroppo parliamo ormai da più di dieci anni.

Le agende digitali regionali

Da Nord a Sud, le Agende regionali si somigliano molto; le differenze si misurano perlopiù in termini di risorse disponibili e quindi di capacità attuativa delle iniziative sulla carta, in particolare quelle al via. Ma l’Italia su questo fronte non è spaccata in due, con il Nord a fare da traino come tipicamente accade.

Esempio lampante la Basilicata, piccola regione dalle caratteristiche orografiche difficili, che ha già da tempo scalato le classifiche nazionali, posizionandosi sul podio per connessioni broadband attive, quantità e qualità dei servizi di e-gov, progetti in partenza, e che si è da poco dotata di una task force di esperti per mandare avanti la e-Agenda.

La Valle d’Aosta si candida invece a diventare una regione “digital e open data by default”, mentre l’Umbria si è dotata di una propria Agenda digitale a inizio 2012, prima dunque che l’allora Governo Monti varasse l’Agenda nazionale. Il Molise, invece, molto indietro, si prepara a ripartire con un piano ambizioso a seguito della riorganizzazione che nell’ultimo anno ha riguardato tutta la macchina regionale.

In Calabria – 80% di aree rurali – siamo quasi a zero ma anche in Lazio – come sottolineato dal presidente Nicola Zingaretti – manca una visione d’insieme che nel corso degli anni ha lasciato la regione indietro rispetto a quelle più tecnologicamente avanzate. La Puglia vorrebbe cambiare totalmente pelle di qui al 2020 quando sarà a tutti gli effetti – o almeno questo è l’obiettivo – una Regione smart.

Di Emilia Romagna e Veneto, al top nelle agende digitali regionali, abbiamo scritto più volte. Qui trovate un prospetto, realizzato da Agendadigitale.eu, con i riferimenti di tutte le singole regioni.

E quindi?

Abbiamo la fatturazione elettronica obbligatoria verso la PA (partita lo scorso 6 giugno), avremo l’identità digitale e l’anagrafe unica. Ma francamente quello che ci serve sarebbe altro e lo abbiamo detto più volte. Non ci serve un piano di e-government, ci serve un piano industriale.

Vanno avviati tanti piani settoriali, a livello di singole funzioni istituzionali (lavoro, trasporti, giustizia, sanità, istruzione, ecc.) e al servizio del raggiungimento di obiettivi strategici. Di fatto, la tecnologia va asservita allo sviluppo, non il contrario come molti pensano ancora oggi.

Quando inizieremo a farlo, forse non servirà nemmeno più un direttore generale dell’AgID. A meno che non sia lui, a farlo. Anche perché è rimasta l’unica cosa da fare. Se non ci credete, chiedete all’Europa.

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