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Licenze Software: facciamo il punto con Guido Mastrolia di Resoft

Licenze Software: facciamo il punto con Guido Mastrolia di Resoft
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Licenze software, ci siamo. Con la sentenza della causa C-128/11 del 3 Luglio 2012 la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che l’autore di un programma per elaboratore non può opporsi alla rivendita delle licenze “usate” (ovvero già utilizzate da terzi), stabilendo il principio che il diritto esclusivo di distribuzione della copia di un programma per elaboratore, coperta da licenza d’uso, si esaurisce con la prima vendita.

Cosa significa ciò? Significa che è stata sancita all’interno dell’Unione Europea (ed estendendo lo stesso principio alla Svizzera) la legittimità dell’acquisto e vendita di licenze software usate tra privati, aziende e Pubbliche Amministrazioni, annullando di fatto le clausole contrattuali dei Vendor di software che proibivano fino ad allora l’esercizio di questa pratica.

Ad inizio 2014 è stata costituita Resoft, una start-up tutta italiana, che si occupa esclusivamente del commercio di licenze software usate e di servizi di consulenza tecnica e legale connessi a questo nuovo mercato. Abbiamo rivolto al suo fondatore, Guido Mastrolia, alcune domande per approfondire questo tema.

Guido-Mastrolia

1. Qual e’ la situazione delle licenze software usati e software open source in Italia anche in relazione alla Sentenza del 3 luglio 2012?

A differenza di altri paesi del Centro e Nord Europa (in primis Germania e UK) dove società simili alla nostra operano già da anni ed hanno assunto posizioni di rilievo nel settore della compravendite di Software, in Italia il mercato del software usato è ancora agli albori e sconta la mancanza di conoscenza delle novità normative che regolano queste transazioni da parte dei possessori di licenze usate o dei potenziali acquirenti.

Perfino i CIO di grandi aziende dichiarano di non conoscere questa opportunità e fino ad ora non ne hanno tenuto conto nella valutazione dei propri programmi di spesa IT.

Superata la fase iniziale di affermazione e legittimazione di questo nuovo mercato, si prevede che il commercio dell’usato crescerà sensibilmente nei prossimi anni arrivando a costituire una valida alternativa ai tradizionale canali di acquisto e vendita di licenze IT (Software Vendor e Distributori).

Resta escluso dal nostro ambito il segmento dell’Open Source, dove comunque già la quasi totalità delle licenze viene distribuita gratuitamente ed in cui non riteniamo corretto introdurre nuove pratiche commerciali che possano interferire con lo spirito di libertà e sviluppo cooperativo che lo caratterizzano.

E’ doveroso invece precisare che, se da una parte la sentenza della CGUE stabilisce che si possa rivendere un software acquistato su licenza, dall’altra non modifica le ulteriori attività generalmente regolamentate da una licenza (ad es. l’ambito d’uso, la produzione di copie o la modifica del codice)

2. Quali sono i destinatari di riferimento? I software usati possono soddisfare le necessità sia di aziende private che di pubbliche amministrazioni?

Le licenze software usate possono essere acquistate da tutti gli stessi soggetti che si rivolgono al mercato del nuovo, a patto che (come segnalato sopra) l’acquirente installi ed esegua il software conformemente all’uso previsto dal contratto originale. Ciò significa, ad esempio, che una licenza precedentemente acquistata da un privato e destinata ad un uso domestico non può essere rivenduta per essere impiegata in ambito aziendale o presso un ente pubblico.

La nostra è esclusivamente un’attività B2B e quindi il nostro segmento di riferimento è quello delle aziende e dei professionisti (senza distinzione di dimensioni o settore di appartenenza) dal momento che per ora preferiamo lasciare ad altri canali lo scambio di licenze tra privati, mentre le PA, da quanto sappiamo, non contemplano ancora nei propri bandi di gara la possibilità dell’acquisto dell’usato.

3. Che vantaggi ne trae l’acquirente o il venditore? Quali sono le motivazioni che spingono i clienti a rivolgersi al mercato dell’usato?

L’acquirente spesso non ha l’esigenza di dover acquistare l’ultima release di un software e potendo optare per una versione precedente può conseguire un beneficio economico, oppure può accedere a prodotti alternativi che non si potrebbe permettere se si rivolgesse al mercato del nuovo. Altre volte dei clienti si sono rivolti a noi poiché prodotti usati potevano essere da loro installati per far fronte ad un license audit.

Allo stesso modo le stesse aziende o i professionisti hanno convenienza a vendere delle loro licenze, poiché il mercato del software usato rende possibile estrarre valore dalle immobilizzazioni in software non più utilizzato. I motivi più ricorrenti sono legati ad un cambio di sistema informativo, a variazioni del numero degli utenti (fuoriuscita o cambi di mansione di personale) o ad operazioni straordinarie (ristrutturazioni, liquidazioni, spostamenti di attività in paesi esteri …).

Inoltre, l’uso di pratiche come quella della permuta di licenze, consente di aumentare i benefici sia in fase di acquisto sia in occasione di una vendita.

4. Quali sono le vostre soluzioni di riferimento? A livello operativo cosa comportano? E i costi, rispetto ai software nuovi, di quanto si abbassano?

Ogni software in uso in azienda potrebbe essere potenzialmente oggetto di una compravendita. Tuttavia la maggior parte delle transazioni riguardano licenze in versioni non troppo vetuste e di più diffuso impiego, come ad esempio quelle della famiglia di prodotti Microsoft per l’office automation (Windows, Office, Project, SQL Server…), di sistemi ERP (SAP o Dynamics) o soluzioni CAD/CAM (Autocad o PowerShape). Per i prodotti più di nicchia o ormai datati si può comunque ricorrere a soluzioni come il conto vendita, che ha il vantaggio di offrire un tempo maggiore per la ricerca di un acquirente e riduce l’esposizione finanziaria in acquisto.

Per quel che riguarda gli aspetti operativi, in fase di compravendita ci preoccupiamo anche di verificare che vengano rispettati i requisiti essenziali per poter trasferire legittimamente ed in modo trasparente le licenze, quali il possesso della documentazione che ne attesta la conformità di primo acquisto (contratto di licenza rilasciato dal vendor, evidenza del pagamento della fattura di acquisto, …) o la dichiarazione di aver disinstallato le stesse licenze dalle proprie macchine.

Pur non esistendo un valore medio di riferimento sul risparmio conseguibile con l’acquisto di un usato, si potrebbe comunque stimare un beneficio rispetto al nuovo che varia tra un 20% ed un 50%, dipendendo questi valori dalla tipologia del software, dalla disponibilità a stock o dalla facilità di reperimento e dalle condizioni di prezzo applicate dal cedente (di solito legate ai volumi ed alla possibilità di riallocazione futura delle licenze al proprio interno).

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