La trasparenza dei bilanci e l’individuazione dei beneficiari si fa con l’Open Data

Scritto da:     Tags:  , , ,     Data di inserimento:  6 giugno, 2014  |  2 Commenti
6 giugno, 2014
Wake up Italy

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Open data, altro giro altro regalo (utile se si scarta bene). Chi ha letto il libro ‘La Casta’ di Stella e Rizzo sa che uno degli antidoti proposti dai due giornalisti d’inchiesta per combattere il malaffare è la piena trasparenza dei bilanci.

Stravolgere, occultare, spalmare prebende su più categorie, titoli e capitoli cambiando di volta in volta oggetto e/o beneficiario è un’arte che nelle istituzioni sanno fare benissimo a discapito dei cittadini che, invece, non leggono e non sanno nemmeno come leggere e interpretare i bilanci pubblici.

Tempo fa mi son esercitato nella lettura del rendiconto finanziario del mio comune e ho iniziato ad affrontare il tortuoso cammino per poter capire, interpretare e trarre delle valutazioni su come vengono spesi i miei soldi. Il tutto inizia con una pagina web dove sono scaricabili 18 PDF. Ripeto, 18 Pdf!!!

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In teoria dovrei scaricarli tutti, e cominciare a leggere con calma prima la delibera, poi pian piano gli allegati alla stessa (conti di bilancio), magari anche il prospetto SIOPE (Sistema informativo sulle operazioni degli enti pubblici) e poi l’elenco annuale dei lavori, ecc. ecc.

Beh, ci ho provato e probabilmente dovrei smettere di lavorare, assumere un paio di commercialisti, avvocati ed economisti e poi provare a mettere insieme tutti questi dati per cercare di associare le spese ai lavori, agli investimenti, ai beneficiari, ecc. ecc. Compito arduo, se non impossibile.

Innanzitutto perché il materiale mi viene offerto alla lettura in modalità PDF, quindi una fotocopia elettronica non gestibile. Volessi cimentarmi nel computare, aggregare, scomporre cifre e codici vari, diventerei matto e dovrei trascrivere tutto su qualcosa di ex-novo, come ad esempio un foglio di excel.

Eppure so benissimo che il mio Comune trasmette i suoi dati ad altre istituzioni in formato digitale. Prova ne sia che, ad esempio, il prospetto SIOPE genera quello che SIOPE stessa offre in formato aperto (Open Data): https://www.siope.it/opendata/siopeuscite.html/

Dunque la forma tabellare o grezza sarebbe possibile e auspicabile, nonché più trasparente e dunque democratica. Ma manca ancora un passaggio fondamentale che Stella e Rizzo ritenevano importante già nel 2010 quando, nel loro testo, imputavano alla ‘destrezza semantica’ una delle cause principali di opacità.

Se non ricordo male, l’analisi verteva sulle spese di comunicazione di una regione del sud, dove ad una prima lettura distratta non apparivano vere e proprie distorsioni macroscopiche.

In pratica se si iscrive a bilancio ‘SPESE PER LA COMUNICAZIONE ISTITUZIONALE’ per 1.000.000 di euro, tutto sembra ok e omnicomprensivo. Ma poi, a una lettura più attenta di quel milione di euro, magari, 350.000 euro sono destinati all’acquisto di uno specifico quotidiano locale. E anche qui potrebbe sembrare tutto nella regola.

Poi, analizzando altre categorie, titoli e spese varie si incappa in ulteriori esercizi semantici del tipo: ‘SPESE PER L’EDITORIA LOCALE’ e anche qui troviamo altri 50.000 euro per la stesso quotidiano di cui sopra o magari ‘SPESE PER L’INFORMAZIONE DELLE STRUTTURE COMUNALI’, dove guarda un po’ si trovano altri 40.000 euro per lo stesso quotidiano e, volendo scendere di livello magari indagando per singoli Assessorati potremmo trovare: ‘SPESE PER LA COMUNICAZIONE DELLA SEGRETERIA PARTICOLARE DELL’ASSESSORE X’ dove troviamo altri 30.000 euro sempre per lo stesso quotidiano di prima e ancora ‘SPESE PER IL PORTAVOCE DEL PRESIDENTE DELLA GIUNTA’, dove altri 40.000 euro, guarda un po’ son sempre impegnati per acquistare copie di quel quotidiano e ancora scendendo di livello si arriva al dipartimento XYZ che ha acceso un capitolo dal nome ‘SPESE PER LA COMUNICAZIONE E L’INFORMAZIONE DEL SETTORE COMUNALE ENERGIA E AMBIENTE’ dove, neanche a farlo apposta ci si imbatte in un beneficiario che è sempre lo stesso quotidiano magari per soli 15.000 euro.

Fantasia? Gioco? Puro esercizio semantico? Rizzo e Stella (e altri prima di loro) avevano provato a districarsi in questa giungla ma son davvero tanti i muri da scalare. Forse troppi.

Poi un giorno, dopo aver analizzato i dati aperti del SIOPE, comincio a prendere in considerazione anche quelli di OpenBilanci: http://www.openbilanci.it che raccoglie ‘i dati certificati dei bilanci preventivi e consuntivi che i comuni d’Italia mandano annualmente al Ministero dell’Interno’.

Certo, lo sforzo di Openpolis è ammirevole e i dati del mio Comune, che fino ad oggi erano leggibili dai soli addetti ai lavori, sembrano più chiari, accessibili, insomma ‘aperti’.

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Si sta, lentamente, aderendo a un concetto di trasparenza all’inglese, dove il famosissimo servizio Where Does My Money Go (letteralmente: ‘Dove vanno a finire i miei soldi’) riesce a tenere ben vivo e comprensibile un monitoraggio sulla spesa delle istituzioni pubbliche: http://wheredoesmymoneygo.org/

I dati di questo servizio provengono da OpenSpending, il progetto sostenuto da OKF e diffuso su 66 paesi fra i quali anche l’Italia che vi partecipa con una serie di dataset più o meno freschi e utili allo scopo: https://openspending.org/datasets?territories=IT .

La logica è dunque la stessa di Openpolis che mi ci permette, però, di confrontare le capacità o incapacità di spesa pubblica dell’istituzione con i beneficiari finali delle opere, dei finanziamenti o dei servizi a cui la spesa si riferisce.

In pratica, per chiudere il cerchio, bisognerebbe analizzare ogni delibera (o determina nel caso dei comuni) che richiama il singolo capitolo di spesa della categoria in esame.

Ma anche qui il lavoro sarebbe arduo perché, come abbiamo visto nell’esempio del quotidiano in abbonamento, diversa è la semantica ma diversi saranno anche i capitoli di spesa a cui la determina si richiama. In pratica per acquistare quel quotidiano si potranno usare capitoli diversi, categorie diverse, strutture diverse che accendono un istruttoria amministrativa, assessori diversi che presentano diverse determine e dirigenti diversi che firmano il decreto di liquidazione ma, uno solo è il destinatario, ovvero il quotidiano.

Come fare?

In pura teoria sarebbe semplice. Come nel caso degli incarichi per consulenze o collaborazioni (http://www.comune.venezia.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/67726/), bisognerebbe pubblicare anche tutti gli affidamenti di servizi, lavori e finanziamenti in modalità Open Data.

Bisognerebbe poi applicare una codifica sia ai beneficiari che alle strutture. Ovvero codice X determina che codice Y è beneficiario di nmila Euro. In questo modo si potrebbe sapere di quanto beneficia il codice Y dalle diverse strutture comunali e si potrebbe anche sapere quanti beneficiari sono destinatari del budget a disposizione della struttura a cui è attribuito il codice X.

Si potrebbero fare somme e da queste capire come mai, ad esempio, da anni e anni i soldi pubblici vanno allo stesso fornitore. In questo modo sarebbe garantita la trasparenza e le imprese stesse comincerebbero a domandarsi come mai un loro competitore è sempre beneficiario di servizi, appalti, finanziamenti o consulenze.

Difficile dissipare la matassa vero?

Un po’ ci han provato quelli di OntologiaPA: http://www.ontologiapa.it/ un servizio che si basa sulla classificazione semantica dei contenuti di un atto pubblico (delibera o determina). Fantascienza?

Direi di no. E’ un tema che va affrontato, perché leggere i PDF scaricati da un albo pretorio, oggi, non rappresenta assolutamente trasparenza ma solamente lo svolgimento di un compito che non assolve i bisogni di interpretazione e di monitoraggio. La semantica criptica e torbida della Pubblica Amministrazione riesce sempre a nascondere dove vanno a finire i soldi pubblici. Ahimè.

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Considerate poi che, un Comune come il mio, ha creato una costellazione di società pubbliche e/o partecipate che sfuggono a qualsiasi monitoraggio di questo tipo, per cui la situazione si complica ancora di più.

E considerate anche che tutte le decretazioni d’urgenza e le decretazioni in deroga, congegnate per superare vincoli e norme generali (G8, Expo, Mose, ecc.) anch’esse sfuggono a qualsiasi logica di monitoraggio.

Un buon punto di partenza sul quale riflettere e poi prendere esempio, è sicuramente Opencoesione: http://www.opencoesione.gov.it/ che appare come valido e solido strumento di monitoraggio sugli investimenti di derivazione europea, ovvero le risorse (fondi strutturali in primis) per la coesione europea. Si tratta di un fiume di milioni di euro che i cittadini possono monitorare attraverso uno strumento basato sui dati aperti: http://opencoesione.gov.it/opendata/ (sostanzialmente i dati relativi al monitoraggio obbligatorio dei progetti).

L’interpretazione e la valutazione vengono indotte e suggerite dalle varie opzioni di visualizzazione dei dati in forma grafica comprensibile e spesso aggregata per contesti geografici oltre che per tipologie di investimento ma, e qui la parte più interessante e intrigante, gli stessi possono essere gestiti attraverso l’utilizzo delle API (Application Program Interface) offerte da Opencoesione, utili per costruire vere e proprie applicazioni di monitoraggio particolare e più puntuale, ad esempio su un asse specifico di investimento o su un aggregato di territori o di tipologie di beneficiari. Basta insomma un po’ di fantasia per scoprire se i progetti finanziati con i Fondi Strutturali corrispondono a veri bisogni e se le risorse vengono impegnate davvero in modo efficace.

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Anche in questo caso, però, manca il collegamento con il soggetto beneficiario. La scheda riportata ad esempio (presa a caso fra le migliaia presenti sul sito) ci notifica che già son stati effettuati dei pagamenti e questi, sicuramente, li ha effettuati il Comune di Viterbo che è il soggetto attuatore. Non conosciamo però il beneficiario per tutte le ragioni espresse anche precedentemente.

Opencoesione permetterebbe anche di raccontare il progetto e di aggiungere commenti e proposte, nonché critiche allo stesso ma, come spesso succede, questo aspetto ‘partecipato’ e ‘inclusivo’ viene snobbato dai più.

Non abbattiamoci però nella ricerca di trasparenza, perché sarebbe a tutto vantaggio dei furbacchioni, e allora ecco che un altro ottimo esempio di monitoraggio partecipato, o meglio, ‘CIVICO’. Qui ci viene in aiuto il sistema del monithon: http://monithon.it/

Semplicemente: ‘L’idea, nata in occasione del il primo raduno degli iscritti alla mailing list “Spaghetti Open Data”, è che un esperto interessato, un cittadino curioso, un giornalista o un ricercatore possa essere incoraggiato a raccogliere informazioni ed evidenze sullo stato di avanzamento dei progetti e sui risultati prodotti, tramite visite in loco, interviste o analisi e raccolta di dati sul web.’ Facile vero?

Non proprio. Ci vuole cultura, passione, tempo e tanta voglia di partecipazione. Quasi una lotta impari perché le istituzioni hanno più risorse, più norme, più vincoli e liturgie per ostacolare tutto questo, ma la strada è comunque segnata, si va verso una logica e conveniente attività di apertura dei dati a colpi di legge, di regolamenti e di hacking civico.

I tempi son maturi, le tecnologie anche. Un gruppo di opendatari  ben strutturati e coesi sta girando il paese da anni per dimostrare che la trasparenza è possibile. Certo, dall’altra parte c’è una cricca ben strutturata che, come ci fa notare la Corte dei Conti proprio in questi giorni, gestisce con il sommerso il 21% del PIL complessivo. E con il torbido? Questo ancora non lo sappiamo, ma possiamo sicuramente migliorare con la consapevolezza e la cultura dei Dati Aperti.

Un esempio, fra i tanti, mettere a disposizione un dataset dei beneficiari come vien fatto in Regione Liguria: http://www.regione.liguria.it/opendata/documenti/item/37532-elenco-beneficiari-del-programma-operativo-regionale-ob-cro-fse-2007-2013-anno-2012.html

Facciamolo, subito e poi sarà il mercato, le associazioni di categoria, i cittadini, i portatori di interesse a valutare se beneficiari hanno svolto bene il loro lavoro. Gli strumenti ci son tutti e il governo aperto, in fondo, è proprio questo.

Scaricatelo quel file CSV che la Liguria offre. Ci vuol poco a fare qualche aggregazione e qualche considerazione. Suvvia, gli strumenti ci sono. NO MORE EXCUSES!

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  • Emanuele De Candia

    Condivido che gli strumenti ci sono con alcuni distinguo:

    1) pochissimi outsider sono preparati ad usarli;

    2) altrettanto rari chi impegna risorse e tempo per usarli al solo scopo di favorire la partecipazione democratica;

    3) è veramente così autoevidente che basta una funzione “linkage” da X pubblico a Y beneficiario privato per scoprire gli altarini?

    Arduo, o meglio emergerebbero soltanto macroscopici abusi o eventi eclatanti, come quelli citati.

    La trasparenza a mio avviso non ha ad oggetto la prospettiva dei casi anamali ma l’ordinaria azione pubblica.

    Ma per entrare nella ordinaria e normale amministrazione e valutarne l’operato non bastano i dati di bilancio e non basta il riferimento al beneficiario, devo almeno poter sapere oltre al “con chi” (beneficiario), “cosa si è fatto” (output di risultato), con quanto risorse (input), “cosa si sarebbe dovuto o voluto fare” (Obiettivo del Comune: outcomes) e come lo farebbe una buona amministrazione (benchmark).

    Per queste pre condizione necessarie ad effetture una valutazione valida e non demogogica, strumentale o ad evitare semplici cantonate, ancora siamo molto lontani. E sembra che gli open data portino dritti alla soluzione finale, mentre la loro utilità è di livello marginale rispetto le aspettative riposte.

    • http://www.webeconoscenza.net Gigicogo

      Hai ragione. Ma intanto cominciamo ad aprire le teste, poi sugli strumenti e sull’ottimizzazione dei processi, c’è sempre tempo.
      Grazie