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Agenda Digitale, quello di Madia sara’ Grande cambiamento?

Agenda Digitale, quello di Madia sara’ Grande cambiamento?
3 minuti di lettura

Se sarà un Grande cambiamento lo sapremo solo vivendo. Quel che ora ci preme sottolineare, come già fatto peraltro da più parti, è che non possiamo aspettare altri 22 mesi per capire cosa vogliamo fare da grandi. In soldoni: se l’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) serve, ok. Altrimenti la si chiuda e si faccia passare tutto attraverso un Dipartimento, va bene anche quello della Funzione Pubblica, non cambia nulla.

Siamo partiti in quarta perché Marianna Madia, ‘bypassando’ Agostino Ragosa e lanciando, all’Agenda Digitale, Elisa Grande, proveniente dai ranghi dell’amministrazione (capo del dipartimento per il coordinamento organizzativo della Presidenza del Consiglio), lo ha fatto per prima.

elisa_grande_agid

Con Ragosa non c’erano più i margini per trattare, e lo avevamo già ‘nasato’ a ForumPA. In realtà però Ragosa sarebbe decaduto dal suo ruolo di presidente AgID dal 1 maggio scorso a causa di una serie di inadempienze amministrative, per non aver presentato il bilancio di previsione nei termini stabiliti dalle norme (legge 98/2011) mettendo di fatto l’agenzia nell’impossibilità di operare.

L’interessato si è detto all’oscuro del decreto e ha ribadito che ha in programma un incontro – teoricamente oggi pomeriggio – con il ministro Madia per discutere della strategia dell’Agenzia digitale italiana. Nella realtà, però il suo tempo è scaduto e ora tocca, appunto, ad Elisa Grande.

La quale avrà il compito – arduo, ma glielo lascino fare coi mezzi giusti e nei tempi corretti – di fare ordine in AgID prima che venga bandita la selezione che per legge dovrà individuarne il nuovo direttore. Però, in realtà, più che un direttore o un presidente ci servirebbe un’agenda digitale. O no?

I paradossi dell’AgID

L’Agenzia per l’Italia digitale rappresenta, ahinoi, l’esempio di come la burocrazia italiana può arrivare a livelli paradossali e anche a volte comici. Nata ai tempi del Decreto Crescita 2.0 (dicembre 2012) e mai compiuta, ora entra dentro la più vasta Riforma PA.

Il suo iter è stato allucinante: dopo la fusione in un unico organismo di quattro entità, l’Agenzia per l’innovazione, DigitPA, parte dell’Istituto superiore delle Comunicazioni (Iscom) e il Dipartimento per la Digitalizzazione e l’Innovazione della PA, l’Agenzia non è mai stata in grado di affrontare la sfida della realizzazione dell’Agenda digitale europea rispetto alla quale l’Italia è ancora in ritardo.

Di fatto, siamo di fronte a una creatura – l’AgID – che prima non sapeva come lavorare, poi non poteva lavorare perché mancava lo Statuto (tutti fermi da maggio 2013 ad aprile 2014 perché la Corte dei Conti espresse le sue perplessità sul documento che gli era stato presentato e ha chiesto al governo – Letta intanto si era insediato a Palazzo Chigi – di ritirarlo), e ora non può lavorare perché va fatta chiarezza sul nuovo direttore.

Insomma: un’agonia infinita, per un qualcosa che conta 130 dipendenti, 20 in meno rispetto alle 150 della prima versione del provvedimento. Proprio l’elevato numero degli addetti aveva fatto storcere la bocca alla magistratura contabile che riteneva la spesa troppo esosae aveva rimandato il testo al governo. Il taglio dei dirigenti previsto è dunque in linea con la spending review avviata nella PA.

Ultime dall’Europa

Giusto per informazione, sappiate che l’Europa ci ha dato un’altra stangata digitale. L’Italia è ultima nel Vecchio Continente per quel che riguarda la banda larga. Il tutto emerge dal quadro di valutazione dell’Agenda digitale 2014, pubblicato ogni anno dalla Commissione europea per verificare la rispondenza degli Stati membri agli obiettivi dell’Agenda digitale.

A livello europeo, dal 2012 al 2013 il numero di cittadini che ha accesso ad una rete Internet fissa con una velocità di almeno 30Mbps è aumentato dell’8%, raggiungendo il 62% della popolazione. A guidare questo aumento sono soprattutto Belgio, Danimarca, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi e Regno Unito, dove il 90% dei cittadini ha accesso alla banda larga. In Italia, invece, solo il 20% della popolazione ha accesso alla banda larga, posizionando il Paese in fondo alla classifica, dietro Grecia e Ungheria.

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