Turismo online, e’ caos: Booking ed Expedia pilotano le scelte?

Scritto da:     Tags:  , , , , , ,     Data di inserimento:  19 maggio, 2014  |  Nessun commento
19 maggio, 2014
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Scoppia il pandemonio, gli albergatori insorgono contro il web e il turismo online, per la prima volta, è al centro di un clamoroso rischio boomerang. Cos’è successo? L’Antitrust ha avviato un’istruttoria nei confronti delle agenzie turistiche online, Booking ed Expedia, per verificare l’esistenza di violazioni concorrenziali.

Pare che, secondo diverse comunicazioni degli albergatori stessi, le agenzie del turismo online attraverso le commissioni e le clausole previste nei contratti con le strutture alberghiere limiterebbero la concorrenza nei servizi di prenotazione ostacolando la possibilità per i consumatori di trovare offerte migliori.

Come a dire, Booking ed Expedia piloterebbero le scelte dei consumatori, filtrando i risultati a piacimento a seconda di non si sa quale precisato vincolo. Il turismo online, in questo modo, sarebbe solo un gioco fittizio, indirizzato ‘per contratto’ dalle agenzie, pratica scorretta che l’Antitrust vuole verificare.

L’istruttoria

La decisione dell’Autorità guidata da Giovanni Pitruzzella, si legge in una nota, è stata presa nella riunione del 7 maggio 2014, dopo la segnalazione di Federalberghi, gruppo antitrust del Nucleo speciale tutela mercati della Guardia di Finanza e Aica (Associazione alberghi di Confindustria).

Nella nota, fra l’altro, si specifica che “oggetto di analisi dell’Antitrust le clausole previste da Booking ed Expedia che vincolano le strutture ricettive a non offrire i propri servizi alberghieri a prezzi e condizioni migliori tramite altre agenzie di prenotazione online, e in generale, tramite qualsiasi altro canale di prenotazione (siti web degli alberghi compresi)“.

“Secondo l’Antitrust l’utilizzo di queste clausole da parte delle due principali piattaforme presenti sul mercato potrebbe limitare significativamente la concorrenza sia sulle commissioni richieste alle strutture ricettive sia sui prezzi dei servizi alberghieri, in danno, in ultima analisi, dei consumatori finali. Il procedimento deve concludersi entro il 30 luglio 2015“, conclude la nota.

Il motivo

Ma qual’è la paura degli albergatori? In primis la clausola cosiddetta di “parity rate“, che vieta agli hotel di pubblicizzare prezzi inferiori a quelli esposti sui grandi portali di prenotazione. Cosa che, secondo Federalberghi, “priva i turisti della possibilità di ottenere condizioni più favorevoli rivolgendosi direttamente all’albergo o ad altri intermediari che sarebbero disposti ad applicare commissioni più basse“. Alla base del malcotento c’è, dunque, una clausola-capestro. Che impedisce ad esempio agli albergatori di offrire a prezzi scontati le camere rimaste vuote a ridosso delle festività.

Gli albergatori in ogni caso non chiedono la scomparsa dal mercato agenzie turistiche online, che procurano loro con facilità clienti alimentando il turismo online. Chiedono invece regole chiare, anche nell’interesse della clientela. I malumori girano anche attorno alle commissioni che gli albergatori devono corrispondere alle agenzie online e che si aggirano sul 30%.

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