Social media: le vie della comunicazione sono infinite

Scritto da:     Tags:  , , , ,     Data di inserimento:  6 maggio, 2014  |  Nessun commento
6 maggio, 2014
viral

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Ci sono alcuni aspetti legati alla simpatica vicenda di Paola Bacchiddu che dovrebbero farci riflettere sull’efficacia dei social media in ambito politico e, più in particolare, in ambito elettorale.

Per chi non conoscesse la vicenda, Paola Bicchiuddu è la portavoce della lista Tsipras che, con questo messaggio ha accompagnato una sua foto su Facebook: ‘Ciao. È iniziata la campagna elettorale e io uso qualunque mezzo.Votate L’altra Europa con Tsipras‘.

Abbiamo imparato tutti l’insegnamento principe che suona ormai da anni come mantra nel mondo del social media, ovvero:  ’Content is King!‘ che, tradotto in modo esageratamente semplicistico, sta a significare più o meno: ‘è inutile che ti sbatti a spammare come un mandrillo, tanto è il contenuto che conta e che alla fine fa la differenza‘!

L’altro aspetto che ci ha accompagnato in questi anni di comprensione delle dinamiche del web sociale è il concetto di viralità. Qui ci vorrebbe più spazio, più tempo per dissertare, anche perchè la viralità … fa dei giri assurdi e poi ritorna … (parafrasando un famoso ritornello).

Ma la viralità è difficile eleggerla a strategia anche perchè nelle varie definizioni viene accompagnata dalla caratteristica che la contraddistingue di più, ovvero l’originalità che, permettetemi di dire, tutto può essere tranne qualcosa di predefinito e/o di emulabile. Caratteristica, quella dell’originalità, che dipende più dal giudizio del destinatario che dalla capacità del proponente.

Certo, puoi sbatterti notti intere nelle ricerca dell’originalità ma spesso questa tua percezione non viene ripagata dai destinatari e il perchè sfugge ancora persino ai guru del marketing.

La viralità, comunque spesso non è altro che l’obiettivo ultimo di engagement, e in questo caso specifico, credo ma non ne sono sicuro, sia stato anche l’obiettivo di Paola visto che la lista Tsipras poco riusciva a bucare nel mondo della comunicazione tradizionale e pure in quello della comunicazione sociale.

Dopo una settimana, però, l’effetto buzz (passa parola) ha determinato l’attenzione anche del mainstream, ovvero di quel settore della comunicazione a cui tutti i politici nostrani ambiscono.

Un bell’articolo di Ilvo Diamanti su Repubblica conferma come la televisione sia il luogo deputato (almeno in Italia) a raccogliere il consenso e dunque a riempire le urne: ‘… Dunque: la televisione, nonostante tutto. Impossibile farne a meno, se si ha l’ambizione di “vincere”, o almeno di “esistere”, alle elezioni. Perché le scelte degli elettori si definiscono proprio lì. E perché, soprattutto lì, si risolve l’incertezza. Maturano le decisioni degli indecisi. Che sono ancora molti …’

Che questa sia stata la strategia di Paola Bacchiddu ovviamente non è facile da intuire ma l’effetto prodotto è sicuramente interessante e utile a stilare una piccola bullet list a mo di lezioncina da apprendere:

  • Il contenuto sarà anche king ma se ci aggiungi un po’ di appeal (sexiness) è meglio.
  • Quando posti in un social network ricordati che l’immagine che accompagna il post vale più di ogni parola.
  • Tanti follower non si traduce magicamente in urne piene.
  • Il brand e il nome che lo accompagna è fondamentale. Tsipras è incomprensibile e impronunciabile (a prescindere da ogni valutazione sul contenuto politico e sulla persona).
  • In politica non vale il ‘social first’, purtroppo, ma il ‘mainstream first’ … o per lo meno in Italia è così!
  • Una volta bucato il mainstream con la viralità è necessario tornare sul contenuto e, soprattutto, riportare l’interesse dei destinatari sul contenuto

Detto questo, la discussione è aperta e il paradigma in continuo divenire. Schiere di spin doctor, di social media strategist e di improvvisati curatori di campagne elettorali social vi diranno che nel 2014 si può vincere un elezione politica con un #hashtag. Io mi siedo con i pop corn in mano in attesa dei risultati finali.

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