Agenda Digitale: ci serve un documento, una legge, un fatto!

Scritto da:     Tags:  , , , ,     Data di inserimento:  28 aprile, 2014  |  Nessun commento
28 aprile, 2014
renzi_decreto_crescita

Visite: 946

Passano i ponti, cambiano le Riforme, ma l’agenda digitale resta ancorata li, ai suoi tre must dei quali uno, la fatturazione elettronica obbligatoria per le PA, ‘forse’ diventerà obbligatoria a partire dal 31 marzo 2015 e gli altri due, anagrafe tributaria e l’altro, l’identità digitale, se diventasse qualcosa di completo a 360 gradi avrebbe un senso altrimenti meno (modello carta d’identità elettronica, il termine mette i brividi).

Il problema non sono le idee, ma la loro attuazione che non arriva. Prima la scusa era che mancavano i soldi (in realtà mancano sempre per tutto visto il nostro debito pubblico, ma bisogna scegliere bene dove investire), poi che mancava lo Statuto all’ente preposto, cioè l’Agid (lo statuto è arrivato, in leggero ritardo – 18 mesi – ma è arrivato). Adesso le priorità sono altre, e dobbiamo farci bastare che @matteorenzi twitti i problemi degli italiani rispondendo sui social network.

Per carità, è già qualcosa, ma non può bastare. Servono decreti attuativi, una governance unica, e soprattutto miglioramenti sull’agenda digitale. Tutti ricorderanno che la Cabina di regia per l’attuazione dell’Agenda Digitale era stata istituita nel 2012 per fare sinergia tra la PA, volta alla digitalizzazione del Paese e produrre il decreto crescita 2.0: il primo testo normativo che definisce il processo di attuazione dell’Agenda digitale italiana. L’Agenzia per l’Italia digitale era stata istituita, invece, per mettere in atto gran parte delle misure definite dalla cabina di regia e proporne annualmente di nuove.

Banda Larga specchietto per le allodole?

Tutte queste cabine hanno stufato, servono leggi. Nel recente DEF 2014 pare ci siano buoni propositi per la banda larga, che non è il solo problema ma comunque è uno dei problemi di un Paese nettamente indietro sul tema. Per dirla col nostro amico @michelevianello, sarebbe già un miglioramento se in tutte le stazioni italiane fosse, per legge, istituito un wifi libero gratuito. Secondo noi prima di 20 anni non ci sarà. Sempre che mai ci sarà.

Però nel DEF la banda larga c’è. Sicuri? Si sostiene solamente l’impegno al raggiungimento degli obiettivi europei al 2020 di garantire al 100 per cento dei cittadini servizi di connettività ad almeno 30 mbps e incentivando al contempo la sottoscrizione di servizi oltre i 100 Mbps per la metà della popolazione.

Brevemente, a banda larga siamo messi così oggi in Italia. Il 25% dei Comuni non è raggiunto dalla rete, il 37% degli italiani adulti non ha mai usato il web e solo il 14% delle famiglie (un quarto della media Ue) sono coperte dalla banda larga. Noi twittiamo come pazzi, il nostro Premier in primis (#matteorisponde sulle questioni lavorative ed economiche ma non sull’agenda digitale, perché?), perché a smartphone di ultima generazione siamo tra i primi nel mondo.

Però usiamo pochissimo sia Internet che lo stesso smartphone per fare acquisti online, cercare informazioni, evitare code. Secondo l’Istat, il 64% di chi è entrato in contatto nell’ultimo anno con la Pubblica amministrazione lo ha fatto andando di persona a uno sportello, mentre solo il 15% ha preferito usare il computer; pochissimi, il 4%, quelli che hanno usato la posta elettronica certificata (Pec).

Chi decide l’agenda digitale: boh

L’ex Mister Agenda Digitale Caio, passato a miglior occupazione, cosa ci ha lasciato in eredità? A parte i tre must, siamo in mano a non si sa chi. Caio si avvaleva di una struttura di missione istituita presso la Presidenza del Consiglio, ossia l’Agenzia per l’Italia digitale diventata quindi il braccio operativo:

  • sia di questa struttura di missione guidata dal Commissario Straordinario,
  • sia dal suo Comitato di indirizzo ancora mai nominato (a sua volta composto per legge da rappresentanti di 4 Ministeri, 1 della PdC, 2 della Conferenza Unificata più 2 membri del Tavolo permanente dell’innovazione.
  • sia della Cabina di regia stessa che però non si riunì mai (formata dai Ministri competenti, da un Referente per le Regioni e da un referente per i Comuni, guidati tutti dal Presidente del Consiglio).

Lo abbiamo già detto: per 18 mesi si sono bloccati i decreti attuativi del Decreto Crescita 2.0 e non si sono neppure definitivi i comitati di indirizzo. Sembra incredibilmente sciocco, non individuare un referente per l’Agenda Digitale, qualcuno che sposti gli scacchi, scriva un documento vero e condivisibile.

Sulle competenze digitali, ad esempio, c’è chi ha avuto il coraggio di osare e di colmare una grave lacuna dell’agenda digitale, tramite il Programma Nazionale per la Cultura, la Formazione e le Competenze Digitali. Però ora servirebbe davvero una #svoltabuona anche qui. Basta chiacchiere, basta convegni, basta mail, basta articoli, basta proclami. Un documento, una legge, un cambiamento vero. Chiediamo solo questo.

Lascia un commento


Ti potrebbe interessare anche: