La Turchia potrebbe abbandonare il World Wide Web

Scritto da:     Tags:  , , , , ,     Data di inserimento:  22 aprile, 2014  |  Nessun commento
22 aprile, 2014
akpitter - il Twitter progovernativo

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La Turchia potrebbe abbandonare il World Wide Web (WWW) per adottare domini proprietari “ttt”.  Il Ministro dei Trasporti e delle Comunicazioni Turco Lütfi Elvan, secondo quanto riportato il quotidiano Hürriyet Daily News, durante un incontro informale con la stampa tenutosi al Parlamento lo scorso 19 Aprile, avrebbe sottolineato che una tale decisione verrebbe a completamento degli sforzi attuati dal Governo per mantenere sotto controllo i siti web, con particolare riferimento ai Social Media quali Facebook, Twitter e YouTube; quest ultimo ancora oggi bloccato.

Nel suo intervento, che ovviamente non mancherà di creare una forte polemica nei prossimi giorni, il Ministro pone in evidenza una questione su cui da molto si dibatte ma che, negli ultimi tempi, sembra essere uscita dall’agenda dell’informazione: la neutralità della rete (net neutrality).

Elvan, infatti, evidenzia la mancanza di una regolamentazione internazionale, i cui effetti sono sentiti non solo dalla Turchia ma anche da altri Paesi nel mondo, come la Francia, la Germania e anche, aggiungiamo noi, l’Italia.

Questo vuoto normativo, spiega il Ministro, rischia di spingere i paesi a staccarsi dalla rete internet per poter garantire una maggiore autonomia e un maggior controllo, ammettendo che tale ipotesi “ è una questione molto controversa” ma che, in assenza di una regolamentazione internazionale (auspica una soluzione come la Carta delle Nazioni Unite), alletterà un numero crescente di paesi.

Oltre a una questione di “controllo della rete”, quello che è emerso in questi mesi dalle varie iniziative intraprese sembra essere legato maggiormente ad una “frustrazione” sentita dal Governo in relazione alla perdita di sovranità sul proprio territorio, quando si parla di internet.

Attraverso Internet, a torto o a ragione, il Governo turco si sente “colonia” dell’imperialismo economico americano. Non a caso il Primo Ministro Receep Tayyip Erdoğan accusa continuamente Twitter, Facebook e Google di essere soggetti economici volti al profitto che, mascherandosi dietro la difesa del principio di libertà di espressione e di parola, promuovono esclusivamente il loro interesse economico. Di contro, l’opposizione accusa il Primo ministro di utilizzare a pretesto questa speculazione per instaurare un maggiore controllo sulla rete e sull’individuo.

Twitter oscura due account dalla Turchia

Twitter è stato bloccato dall’Autorità delle Telecomunicazione per due settimane in corrispondenza delle elezioni amministrative del 30 marzo scorso, per poi essere nuovamente aperto sulla base di una sentenza della corte costituzionale.

In quei giorni delegazioni di Twitter sono giunte ad Ankara per cercare un accordo con il governo Turco per evitare eventuali situazioni simili. Durante quell’incontro, Ankara ha fatto due richieste a Twitter. La prima, inerente alla apertura di una sede in Turchia per ovviare al pagamento delle tasse sul territorio anatolico; la seconda relativa alle modalità di oscuramento di eventuali account problematici. Sulla prima richiesta, Twitter ha fermamente negato la possibilità di aprire una filiale spiegando che tale decisione, eventualmente, verrebbe da opportunità economiche.  In relazione all’oscuramento degli account, Twitter avrebbe acconsentito di rendere inacessibili sul territorio turco i due account protagonisti della diffusione delle intercettazioni: @bascalan e @haramzadeler333. Alcuni quotidiani riportano che tali account sarebbero stati “pixelati”. In realtà i due account sono stati resi inacessibili dal territorio Turco, ma ancora visualizzabili attraverso connessioni esterne alla rete turca.

Twitter, come riporta il quotidiano Today Zaman, ha sottolineato di non aver cancellato gli account e che farà ricorso alla corte costituzionale ogni qual volta si profilerà una minaccia alla libertà di espressione ribadendo, come già fatto in passato, che non  fornirà al governo Turco alcun dato personale degli utenti senza un valido processo legale.

Nasce Il Microblog pro governativo

akpitter - il Twitter progovernativo

Intanto un utente di Adana ha dato vita al clone di Twitter in chiave pro-governativa, non ufficialmente collegato al partito del premier.

L’Iniziativa AKPitter, crasi tra AKP (sigla del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo del primo ministro turco) e Twitter, conta già 470.000 utenti registrati e, oltre al microblogging, offre altri servizi come una webradio, la possibilità di registrare e condividere audiomessaggi e notizie in tempo reale relative il partito AKP ed il premier Erdoğan. A differenza di Twitter, questo servizio offre la possibilità di pubblicare post di 200 parole, invece dei 140 caratteri, al grido di “Abbiamo molto di più da dire”.

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