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Equo compenso: 5 euro su smartphone e tablet?

Equo compenso: 5 euro su smartphone e tablet?
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Prodotti che compri, tassa che trovi: l’equo compenso balzella su smartphone e tablet senza possibilità di replica, e il Ministro della Cultura  Franceschini ha già confermato che, seppur con tempi per ora incerti, tutti i dispositivi in grado di archiviare contenuti multimediali saranno soggetti a un tassa.

La motivazione ufficiale è semplice: intervenire preventivamente sulla lesione dei diritti d’autore. Nello specifico, Franceschini ha affermato che è necessario rivedere le tabelle sull’equo compenso risalenti al 2009 e che non sono state aggiornate nel 2012. Per stabilire quale sarà l’effettivo valore degli aumenti, sarà organizzato un incontro con Associazioni, SIAE ed i diversi rappresentanti del settore industriale.

Tutti vogliono sapere a quanto ammonterà questo equo compenso: le richieste SIAE – si mormora – dovrebbero attestarsi intorno ai 5 euro per ogni smartphone e tablet venduto. considerando che la forchetta originale andava dai 0.9 ai 6 euro, è chiaro che il consumatore è sempre più penalizzato. Per quel che riguarda l’equo compenso su CD e DVD, questi supporti saranno tassati invece in base allo spazio di gigabyte disponibili.

Nello specifico, la proposta Siae prevedeva i seguenti aumenti dei compensi per copia privata che attualmente sono internalizzati nell’industria:

  • smartphone da 0,9 a 5,2 euro;
  • tablet da 1,9 a 5,2 euro;
  • Smart tv (nuovo inserimento) a 5 euro;
  • computer con masterizzatore da 2,4 a 6 euro;
  • computer senza masterizzatore da 1,9 a 6 euro;
  • memorie trasferibili da 0,5 a 0,9 per Gigabyte;
  • Hd-Dvd da 0,25 per Gigabyte alla soppressione;
  • Dvd da 0,41 a 0,21 euro per Gigabyte;
  • Blu Ray da 0,41 a 0,20 per 25 gigabyte.

La Siae sostiene che l’equo compenso per copia privata in Italia è più basso rispetto agli altri Paesi europei. Un attimo, parliamo di numeri: se fossero confermati questi aumenti, la SIAE passerebbe dagli attuali 80 milioni di Euro all’anno ad una quota compresa tra i 120 ed i 200 milioni.

Comparando l’ipotetica entrata ai valori europei, notiamo subito che nei 23 paesi dell’Unione Europea dove viene applicata la stessa norma, nel 2012  sono stati raccolti complessivamente 600 milioni di Euro. L’equo compenso rischia perciò di non essere per nulla equo e di trasformarsi in un grande salasso per la filera dell’IT, come al solito in salsa italiana.

Cos’e’ l’equo compenso per copia privata

Si tratta, a tutti gli effetti, di un indennizzo che i produttori e importatori di dispositivi elettronici dotati di memoria (smartphone, tablet, smart tv, laptop, hard disk, eccetera) devono versare alla SIAE. In pratica, sono costretti a pagare questo obolo per la possibilità puramente ipotetica, concessa dalle moderne tecnologie, che si registrino brani coperti da diritto d’autore su più supporti elettronici.

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