Come sara’ il successore di Mavericks?

Scritto da:     Tags:  ,     Data di inserimento:  11 aprile, 2014  |  Nessun commento
11 aprile, 2014
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Apple ha annunciato per il prossimo 2 giugno (e si chiuderà il 6) la Conferenza Mondiale degli Sviluppatori (o WWDC). Gi occhi sono puntati sulla prossima versione del sistema operativo. La beta dovrebbe essere disponibile al momento dell’annuncio, o dopo, mentre la versione definitiva dovrebbe essere rilasciata entro l’autunno. Fin qui niente di nuovo.

Come sarà il successore di Mavericks? 

Le indiscrezioni si sprecano, comprese quelle che cercano di azzeccare il nome di OS X 10.10.
No, non ho la sfera magica, e nemmeno ho intenzione di lanciarmi in previsioni. Preferisco ragionare guardando a quello che c’è di certo, e da lì ricavare qualche indizio che, se non ha il merito di far strabuzzare gli occhi di meraviglia, almeno non dovrebbe essere troppo distante dalla realtà.

Sarà gratis: questa è la certezza che abbiamo, assieme all’altra che indica in 800/900 milioni di Dollari il mancato incasso per Apple.

Un’altra certezza?

Non ci sarà alcuna “fusione” tra OS e iOS. Questo è stato dichiarato in tutte le salse, sia dal compianto Steve Jobs, che da Craig Federighi. Proprio costui ha ricordato che il Mac è stato migliorato in tutti questi anni per lavorare con mouse e tastiera, e immaginare che in qualche modo si possa o si debba piazzarci uno schermo tattile, non è una buona idea. Apple ritiene che questo non migliorerebbe affatto l’esperienza dell’utente. E anche se vedremo che l’interfaccia del prossimo OS X sarà più simile a quella di iOS (ci lavora Jonathan Ive, e chi altrimenti?), questo non vorrà affatto dire che sta arrivando la fusione. Ma solo che si è lavorato per renderla più coerente.

Tra le tecnologie che saranno integrate, due, tra le tante in pista, sono candidate a trovare un posto a bordo di OS X 10.10.

Verso la fine dello scorso anno sono state rilasciate le specifiche per la versione 2.0 di OpenCL. Pensato da Apple e infine gestito dal consorzio Khronos Group, si tratta di uno standard aperto e libero che viene utilizzato per sfruttare la potenza di calcolo delle schede grafiche in tutte le operazioni che non hanno bisogno di appoggiarsi alle schede grafiche. Questo è uno degli elementi che la prossima versione del sistema operativo supporterà pienamente (anche per permettere ai Mac Pro di sfoderare tutta la loro potenza). L’antagonista, CUDA 6, sviluppato da NVIDIA (che però collabora anche al consorzio Khronos Group), era stato presentato pochi giorni prima dell’annuncio della versione 2.0 di OpenCL.

Un’altra novità che si vedrà in OS X 10.10 dovrebbe essere l’integrazione del codec video H.265. Le specifiche sono state pubblicate da oltre un anno, è quindi abbastanza probabile, ma non certo, che la prossima versione del sistema operativo di Apple lo includa.

Perché non è certo? Perché l’H.265 è ingordo di risorse: la lettura di un file H.265 consuma circa 2/3 volte in più di quella di un file H.264. Finché non saranno presentate anche per i computer delle soluzioni efficaci di decodifica, Apple potrebbe anche decidere di soprassedere, in attesa che Intel presenti la propria soluzione.

Perché è così importante l’H.265? Perché i video a 4K richiedono soluzioni di compressione del tutto nuove, e l’H.265 (che tra l’altro è in grado di dividere per due la banda passante, mantenendo inalterata la qualità) nasce per questi scopi.

Nient’altro?
Apple da anni ci ha abituato cesellare il proprio sistema operativo, introducendo novità non solo tra un upgrade maggiore e l’altro. Ma anche attraverso gli aggiornamenti minori. Basti ricordare che la versione 10.9.3 (sulla quale ingegneri e sviluppatori sono al lavoro), introdurrà di nuovo la possibilità di sincronizzare in locale Contatti e Calendari, via USB, come prima dell’arrivo di Mavericks. Da questo si ricava una piccola lezione: Apple ascolta. Magari non sempre, ma ascolta.

Una cosa che sicuramente non vedremo? L’adozione del file system ZFS (creato da Sun), resterà a lungo nel mondo dei sogni. Peccato perché sembrava che Apple (ai tempi di Snow Leopard) si fosse decisa a utilizzarlo. Si tratta di un file system capace di verificare lo stato di “salute” dei dati, e di segnalare all’utente eventuali problemi, mentre i danni “piccoli” (che spesso tendono a crescere nel tempo, sino a diventare gravi senza che se ne abbia consapevolezza), sarebbero riparati “al volo”. Lo ZFS supporta la funzione snapshot: vale a dire la possibilità di tornare a un determinato stato, “fermato” in una sorta di istantanea. Dalla sua inoltre, una robustezza senza pari: se un black-out può mettere fuori gioco un disco rigido, un disco con il file system ZFS non accuserebbe alcun colpo.
Ma a causa di problemi di licenze, Apple ha deciso di soprassedere…

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