Il 40% della pa italiana utilizza software open source

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6 aprile, 2014
open source nella pa

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Il censimento dell’Istat (dati 2011) ha rilevato che circa il 40% delle 12.146 amministrazioni pubbliche utilizza software open source. Nello specifico hanno adottato software con codice sorgente aperto tutte le Regioni, e oltre il 90% delle Province e delle Università.

4 comuni su 10 in Italia utilizzano software open source (la percentuale si ferma al 40,7%). L’open source viene utilizzato dall 25,9% dei Comuni fino a 5.000 abitanti, mentre si arriva al 79,8% in quelli oltre 100 mila abitanti.

L’86,2% dei comuni della provincia autonoma di Bolzano utilizza software open source; seguono i comuni della Toscana con il 67,9%, poi l’Emilia Romagna (61,4%), Friuli-Venezia Giulia (56,9%), Molise (30,9%), Abruzzo (25,9%) e Piemonte ( 23,7%).

I dipendenti delle amministrazioni locali (Comuni, Comunità montane o isolane e Unione di comuni, Province e Regioni), utilizzano principalmente pc desktop (con il 73%) mentre il 7% utilizza pc portatili, il rimanente 20% utilizza device mobili come smartphone e tablet. Nelle amministrazioni centrali, 55 hanno un desktop, mentre circa 8 dipendenti su 100 hanno un notebook.

Il 96,4%, pari a 11.715 unità su 12.146 istituzioni pubbliche, dispone di un sito Web. Tutte hanno accesso alla Rete. Inoltre, per l’acquisto di beni e servizi le amministrazioni pubbliche che sfruttano strumenti Ict sono il 35,6%  del totale. Fanno acquisti attraverso mercati elettronici (26,3%), tramite negozio online (15,7%) e attraverso aste e gare elettroniche (14,4%). Il ricorso alle aste e gare elettroniche contraddistingue soprattutto le Regioni, le Amministrazioni centrali e le Aziende o enti del servizio sanitario nazionale; ai negozi online si rivolgono le Università, le Regioni e le Province; infine, i mercati elettronici sono più popolari fra le Province, le Amministrazioni centrali e le Università.

Il 57,5% delle istituzioni pubbliche dotate di connessione a internet dispone anche di una rete Intranet. Le istituzioni pubbliche che dispongono di una rete Intranet si trovano  per metà nel Nord del Paese, soprattutto nel Nord-ovest (27,5%). Tra queste vi sono soprattutto Aziende o enti del servizio sanitario nazionale, Province, Regioni, Amministrazioni di livello centrale e Università pubbliche, tutte con una percentuale superiore al 90 per cento. Il 92,1% delle 6.984 istituzioni pubbliche utilizzano la rete Intranet per scopi di comunicazione organizzativa (per trasmettere informazioni utili ai dipendenti come numeri interni di telefono, procedure, organigramma eccetera) e amministrativa (89,6%), per pubblicare modulistica e notizie su concorsi; il 71,2% per diffondere tra il personale la documentazione normativa.

Il 46,9% delle istituzioni censite è collegato con reti di comunicazione accessibili ad altre istituzioni per la comunicazione inter-istituzionale: il 55,5% è connesso al Sistema Pubblico di Connettività (SPC). Il 95,0% delle Regioni, il 30% dei Comuni, il 74,3% delle Province e il 70,7% del Servizio sanitario nazionale. L’Emilia-Romagna spicca per adesione allo SPC (44,6 per cento), seguita da: Friuli-Venezia Giulia (42,1%), Umbria (41,6%) e Puglia (41,0%). Ricorrono meno all’SPC: il Piemonte (16,4%), la Liguria (17,3%), la Provincia Autonoma Trento (17,9%) e la Sicilia (19,9%).

Il 99,5% effettua comunicazione extra-istituzionale: la maggior parte attraverso posta elettronica ordinaria, posta elettronica certificata (PEC) e Web. Sono disponibili lo Sportello unico per le attività produttive (Suap per 4.550 unità, il 51,0%) e lo Sportello Unico dei Servizi al Cittadino (26,2%).

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