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Elezioni in Turchia: il riconteggio e’ in crowdsourcing

Elezioni in Turchia: il riconteggio e’ in crowdsourcing
1 minuti di lettura

Il riconteggio dei voti delle elezioni in Turchia è in crowdsourcing. L’iniziativa è stata promossa dal partito laico-kemalista CHP, dopo le continue segnalazioni di presunte frodi sulle elezioni in Turchia legate alla scoperta di schede in sacchi della spazzatura e a sospetti blackout che si sono verificati in alcune parti del paese dove, secondo alcuni, il partito del premier Erdo?an stava perdendo.

CHP, ancor prima di formalizzare le accuse di brogli sulle elezioni in Turchia, ha annunciato di aver copiato sui propri server i dati ufficiali dell’Alto consiglio per le Elezioni (YSK) domandando ai cittadini di accedere al database, combinare i dati, verificare e segnalare eventuali irregolarità su Twitter (ad oggi ancora bloccato ma accessibile via VPN) usanto l’hashtag #ankarasandikbuglari.

Al momento in cui viene scritto questo post, l’hashtag #ankarasandikbuglari registra 1.605 Tweets da parte di 848 utenti (1.80 tweet per utente) con un reach di 1,2 milioni di utenti e un impatto di poco inferiore ai 4 milioni.

L’attività di analisi in crowdsourcing sulle elezioni in Turschia ha già rivelato alcune anomalie. In almeno 27 sezioni, i voti del partito CHP (Cumhürriyet Halk Partisi) sarebbero stati spostati su partiti più piccoli facendo risultare a

0 le preferenze per l’opposizione.

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Mentre @erenyanik, incrociando i dati di affluenza e le percentuali ottenuti dai partiti, ha segnalato che in alcuni seggi, dove AKP ha ricevuto le percentuali più elevate di consenso, il totale dei votanti era superiore al 100%.

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Il confronto tra gli utenti, inoltre, porta a raffinare le analisi evidenziando conferme o smentite. Come nel caso di @ufukerdogmus che correlando i voti ottenuti da CHP e AKP nelle 81 sezioni in cui è stata registrata una affluenza superiore al 100% conferma quanto evidenziato da @erenyakin.

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Quello turco potrebbe costituire un buon esempio dell’importanza e dell’utilità pratica degli opendata. Sorprende che una tale applicazione venga da un paese che si colloca al 120 posto per la libertà di informazione ma che, dal punto di vista dell’utilizzo del digitale, si riconferma essere un paese all’avanguardia.

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Foto del profilo di Simone Favaro
Da oltre 10 anni collabora con imprese, personaggi pubblici e associazioni nella gestione della propria immagine. In rete sin dai primi anni 90, ha contribuito alla creazione del Medialab presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione presso l’Università degli Studi di Trieste ed è stato autore di articoli su comunicazione e nuovi media per Punto Informatico. E’ stato co-fondatore dell’Associazione Italiana per lo Sviluppo di Scienze della Comunicazione (2000), prima associazione nazionale specificatamente dedicata al corso di Laurea, co-organizzatore dei Meeting Nazionali di Scienze della Comunicazione (2000-2003), promotore di VenetoIN, Business Network degli utenti LinledIN del Veneto (2008). Attualmente scrive per SNID magazine, rivista del master in Social Network Influence Design del Politecnico di Milano e tiene corsi e seminari su social media e comunicazione presso università pubbliche e private in Turchia.

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