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Agenda Digitale: chi chiacchiera e chi ci crede davvero

Agenda Digitale: chi chiacchiera e chi ci crede davvero
4 minuti di lettura

L’agenda digitale assomiglia alla moviola in campo nel calcio: tutti ne parlano, molti la vorrebbero, pochi sanno veramente i benefici che porterebbe, ma tanto tutti sanno che alla fine la sua attuazione resterà o sperimentale o ancorata alle singole governance locali.

Dite che non è vero? Beh, carta canta: l’agenda digitale italiana non c’è perché manca ancora il processo culturale di fondo, e di questo abbiamo già ampiamente parlato. Quel che però un po’ stride è, da un lato, il continuo intervento di esperti, ex commissari, ex ministri ecc sull’argomento, spesso rivolgendosi direttamente a @matteorenzi in persona, e dall’altro la consapevolezza che di cose che si muovono, sull’agenda digitale locale, ce ne sono eccome.

Il summit di luglio

Partiamo dal summit sull’agenda digitale del prossimo luglio che @matteorenzi ha annunciato nei giorni scorsi alla Camera precisando di averne parlando anche con la cancelliera Angela Merkel a Berlino. Renzi punta direttamente all’Europa, lo ha sempre lasciato intendere. “Proveremo a fare la digitalizzazione. Il semestre europeo è secondo noi un’occasione per rimetterci in regola con l’agenda digitale“.

A parte che ci tremano un po’ le gambe sentendo parlare di “digitalizzazione” (dell’esistente??), resta da capire che senza strategia e obiettivi comuni a livello nazionale non ci si può mettere in regola con le richieste di Bruxelles.

“Abbiamo convenuto con Merkel e Hollande di organizzare a luglio in Italia un importante appuntamento sull’agenda digitale con tutti e 28 i Paesi dell’Unione europea”, ha precisato il Primo Ministro. La data precisa non è ancora stata stabilita, dovrebbe essere l’8 o l’11 luglio, quindi subito prima o subito dopo l’evento “Ict 2014” organizzato dalla Digital agenda for Europe, in programma per il 9 e 10 luglio proprio a Venezia, dopo essere stato ospitato nel 2013 dalla Lituania, a Vilnius.

Ovviamente l’idea è interessante, più si parla di agenda digitale meglio è, ma resta la problematica di fondo: l’Italia ha bisogno di sostegno alle smart city, alle startup innovative, alla banda larga, all’alfabetizzazione digitale. Tutte cose indietro anni luce e che poco centrano coi tre must di Caio.

Il nuovo governo infatti  andrà avanti sulla strada tracciata da Letta e Caio per realizzare i tre progetti chiave – fatturazione elettronica, identità digitale e anagrafe unica – considerati anche dal nuovo Esecutivo “teste d’ariete” per lo switch off dell’amministrazione.

A proposito di Caio

Il commissario per l’agenda digitale ormai in procinto di passare mano (il 31 marzo scade il mandato affidatogli da Enrico Letta) si incontrerà a breve con Renzi – venerdì 28 marzo, pare – per fare il punto e passare le consegne. Fermo restando che non c’è ne un Ministro per l’Agenda Digitale ne un sottosegretario, chi si occuperà di tutto ciò dal 1 aprile? Delrio? Mah. Sentiamo Caio.

Sarà un passaggio delle consegne, poi torno a fare le cose che faccio, la gestione della bottega. Sarà un rendicontamento di dove siamo arrivati, perché poi ci possa essere la delega a un politico che possa continuare“.

Secondo Caio, intervistato dal Corriere delle Comunicazioni, quindi, dovrà essere la politica a riprendere in mano le redini dell’agenda digitale: “Non è una sommatoria di progetti specifici ma riforma strutturale dello Stato con l’obiettivo dell’abbassamento del costo della macchina amministrativa e dell’innalzamento del livello di competitività del Paese – ha spiegato -. Il rischio che si impantani non risiede nella resistenza della burocrazia, ma ‘nell’assenza della politica. L’agenda digitaleha continuato – è materia per politici, ed è il motivo per cui io sono stato onorato dalla chiamata di Enrico Letta, ma altrettanto convinto del fatto che non si può fare l’agenda digitale con un commissario di profilatura tecnica“.

Secondo Caio, quindi, il tutor esterno tecnico “può aiutare a impostare il programma, può aiutare a identificare le priorità attuative, portare delle tecnologie di gestione dei progetti su cui la burocrazia non è fortissima, ma la direzione deve venire dai politici perché la digitalizzazione significa reinventare la realtà e invece se si guarda a molti di quello che si è fatto si è digitalizzato il processo feudale da cui veniamo“.

Ergo: si salvi chi può. Anzi, ci salvi l’Alleanza degli Innovatori, unico raggio di luce in una nebbia fitta a livello centralizzato.

Le buone notizie

Vengono più o meno da ovunque, a livello locale: le ultime, in ordine di tempo, riguardano Ravenna, dove il Comune sta per lanciare 5 progetti intelligenti e utili al cittadino; dalla Regione Lombardia, da sempre molto pronta a raccogliere le sfide digitali. Ma basta che scandagliate l’universo locale, ogni giorno troverete qualcosa. Il problema è che sono, da sempre, macchie di leopardo.

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