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Nuovo Governo e Agenda Digitale: il cambiamento culturale che ancora non c’e’

Nuovo Governo e Agenda Digitale: il cambiamento culturale che ancora non c’e’
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Ancora nessun segnale sulle politiche del digitale e quindi sull’agenda digitale da parte del governo. Proviamo ad elencare sinteticamente i punti chiave del cambiamento culturale necessario e i due ambiti prioritari in cui ci si aspettano segnali forti a breve.

Da quando questo Governo è in carica, le aspettative sul fronte delle politiche del digitale, cresciute tantissimo al momento dell’insediamento, stanno lentamente inabissandosi nello scetticismo di sempre. Nessun segnale chiaro sembra illuminare una prospettiva nuova, e in cui davvero il Paese muove i suoi passi decisi verso la trasformazione digitale.

In queste settimane da più parti si sono indicate priorità e temi da affrontare, ma la convergenza di fondo è su un cambiamento culturale, sempre più necessario e urgente, che può esprimersi in alcuni punti emblematici:

  • considerare la strategia del digitale per l’Italia una priorità politica e non tecnica, e il tema dell #AgendaDigitale pervasivo su tutte le politiche sociali ed economiche, e non di settore e di nicchia. Discutere dell’Agenda Digitale significa capire come deve avvenire la partecipazione democratica, come devono svilupparsi i diversi settori economici, quali competenze devono avere i cittadini, come deve evolversi il modello del lavoro. Significa disegnare la nuova società della conoscenza, dove il digitale è opportunità di innovazione. Tutto possibile solo se si è in grado di elaborare una visione del futuro;
  • considerare la burocrazia, la corruzione, il familismo, il presidio di alcuni territori da parte della malavita organizzata, non come fenomeni a sé stanti, ma insieme come blocco di elementi che ostacolano l’innovazione e dalla cui riduzione di presenza dipende la crescita del Paese. In questo senso le politiche dell’innovazione e del digitale devono essere impostate in modo da essere schermate e protette da questi fenomeni per non vedere la propria efficacia annullata già nel nascere;
  • porsi nella logica del cambiamento sapendo che l’innovazione è cambiamento in pratica, e che quindi richiede una progettualità del percorso di trasformazione che non si esaurisce nella norma o nella decisione di innovare. Tenendo conto dei problemi, delle difficoltà, delle resistenze, con chiari progetti di gestione del cambiamento, con la definizione delle specifiche responsabilità degli attori coinvolti, gli strumenti utilizzati, i percorsi da seguire anche in termini di competenze da sviluppare, i tempi e le milestone. Progetti che siano così coordinabili e che possano essere adeguatamente monitorati e gestiti nella loro evoluzione.

È questa la ragione per cui si continua a sostenere da diverse parti che i primi passi necessari sono due fronti di sistema:

  • la governance, con l’identificazione di un coordinamento politico chiaro, la riesumazione di una cabina di regia e di indirizzo politico, il completamento del processo di avvio dell’Agenzia per l’Italia Digitale (dopo più di un anno), che è oggi ristretta nelle possibilità di operare, la determinazione di una governance efficace a livello territoriale;
  • la strategia, con il completamento dell’Agenda Digitale italiana, ancora monca e inafferrabile, con iniziative che a livello nazionale e territoriale compongono un mosaico che oggi occorre interpretare e indirizzare, ma di cui non è chiaro il disegno a cui si tende.

Certamente la risposta a tutto questo non è il convegno di luglio sull’Agenda Digitale in ambito di presidenza europea, ma il fatto che così è stata rilanciata la notizia sui mass media non denota solo l’incompetenza digitale di questi ultimi, rileva anche l’assenza di altri segnali, di altre decisioni chiare. Di cui occorre che il Governo si faccia carico adesso, proprio per presentarsi al semestre di presidenza come un Paese che, nonostante non possa essere considerato uno di quelli che stanno trainando l’Europa su questo fronte, vuole realizzare un cambiamento profondo e affiancarsi agli attuali leader, diventando promotore del rilancio di un’Agenda Digitale che a livello europeo, come strategia condivisa e come progetto comune, purtroppo arranca.

E continua a mancare di un’enfasi adeguata ai temi della cittadinanza intelligente, della partecipazione, dei nuovi modelli di territorio, di produzione, di lavoro.

Foto del profilo di Nello Iacono
25 anni di esperienza in campo tecnico, gestionale e manageriale. Consulente, Formatore e autore di diversi articoli e libri sui temi dell'organizzazione, del management, delle competenze e dell’innovazione dall’ICT, è attualmente partner di P.I.CO. Srl – società di consulenza organizzativa, e consulente Ricerca e Sviluppo del CATTID – Università La Sapienza– Roma. Da anni promuove iniziative in campo nazionale sui temi dell'innovazione ed è attualmente Vicepresidente dell'Associazione Stati Generali dell'Innovazione, di cui è anche fondatore.

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