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Social network in Turchia: dopo Twitter, l’ora di Facebook e Youtube

Twitter Banned in Turkey
3 minuti di lettura

Social network in Turchia, continua l’oscuramento?Se [Facebook e YouTube] non obbediscono alle nostre leggi, faremo quanto necessario. Questa non è la repubblica delle banane. Nessuno può violare la nostra privacy in nome della libertà”.

Con queste parole il Primo Ministro Turco Recep Tayyip Erdoğan si è rivolto alla folla durante il comizio tenutosi a Istanbul nella giornata di ieri e, in riferimento a Twitter, commenta: “Twitter obbedisce alla Costituzione americana e alla legge britannica, tedesca, cinese e russa. Ma quando si tratta di Ucraina, quando si tratta di Egitto, quando si tratta di Turchia, parla di libertà“.

Commenti duri e nuove minacce verso i social network in Turchia arrivano dopo il blocco di Twitter di giovedì 21 marzo scorso, quando manca ormai una settimana alle elezioni amministrative del 30 marzo. Il giorno successivo al blocco, Twitter aveva addirittura visto crescere il numero di tweets con punte del 138%, non solo da parte della popolazione civile, ma anche dal mondo Politico.

Nei minuti successivi al blocco, i diversi canali sociali (ma anche i muri delle città) sono stati invasi di elenchi di DNS alternativi da utilizzare per aggirare il divieto. Nella mattinata di Sabato i Google DNS, tra i più diffusi, risultavano inaccessibili facendo montare ulteriormente in rete parole di sdegno e di protesta contro una situazione che si profila essere una “battaglia a tutto campo” per il controllo della rete.

Il Presidente della Repubblica Abdullah Gül stesso, violando il blocco, venerdì mattina aveva denunciato proprio via Twitter l’iniziativa intrapresa di bloccare il sito di microblogging e auspicando che il divieto fosse rimosso il prima possibile.

Domenica, durante una conferenza stampa, ha dichiarato di aver avviato personalmente contatti con Twitter per risolvere il problema, ribadendo la volontà di rendere nuovamente accessibile il sito entro pochi giorni.

Gul du Twitter

Il presidente Gül condanna il blocco via Twitter

Per molti commentatori, questa campagna contro la rete iniziata ai tempi di Gezi Parkı e sfociata nel blocco di Twitter, sarebbe un boomerang per il partito del

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Primo Ministro.

Primo: al momento, pare che gli unici a rispettare il blocco siano proprio i sostenitori del Premier che, quindi è escluso dalla conversazione in rete.

Secondo: questo comportamento, agli occhi di una parte crescente della popolazione, dipinge un premier sempre più autoritario ma soprattutto “spaventato” da un leak, la cui pubblicazione si annuncia da giorni e che pare vedere coinvolto lo stesso Premier in scandali sessuali: un tape che sarebbe considerato ancor più grave del caso di corruzione.

Terzo: viene meno l’effetto positivo di progetti come Fatih, per l’introduzione del digitale nelle scuole.

Quarto: suona come resa, dopo aver dispiegato un esercito di 6.000 supporter per contrastare le campagne negative e aver investito moltissime risorse nella realizzazione di campagne a supporto dei candidati.

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Foto del profilo di Simone Favaro
Da oltre 10 anni collabora con imprese, personaggi pubblici e associazioni nella gestione della propria immagine. In rete sin dai primi anni 90, ha contribuito alla creazione del Medialab presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione presso l’Università degli Studi di Trieste ed è stato autore di articoli su comunicazione e nuovi media per Punto Informatico. E’ stato co-fondatore dell’Associazione Italiana per lo Sviluppo di Scienze della Comunicazione (2000), prima associazione nazionale specificatamente dedicata al corso di Laurea, co-organizzatore dei Meeting Nazionali di Scienze della Comunicazione (2000-2003), promotore di VenetoIN, Business Network degli utenti LinledIN del Veneto (2008). Attualmente scrive per SNID magazine, rivista del master in Social Network Influence Design del Politecnico di Milano e tiene corsi e seminari su social media e comunicazione presso università pubbliche e private in Turchia.

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