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Twitter bloccato in Turchia: #TwitterBlockedInTurkey

twitter blocked in turkey
2 minuti di lettura

“Il popolo non si piegerà! La Turchia non sarà sconfitta”. Questo il testo dell’ultimo Tweet del Primo Ministro Turco Recep Tayyip Erdoğan cinguettato in rete ieri sera alle 22.00 per pubblicare il video dello spot elettorale, censurato dalla magistratura turca poichè viola la legge elettorale che impedisce l’utilizzo della bandiera nazionale a fini di campagna.

Pochi minuti dopo l’accesso a Twitter dalla Turchia viene bloccato.

Utimo Tweet di Erdoğan prima del blocco

Utimo Tweet di Erdoğan prima del blocco

“Il cancro della società” è stato finalmente “estirpato”. Proprio nella giornata di ieri, il Primo Ministro nel suo comizio a Bursa aveva annunciato di avere “una ordinanza del tribunale“, chiosando: “Estirperemo Twitter. Non mi importa di ciò che dice la comunità mondiale. Tutti vedranno il potere della Repubblica di Turchia”.

Nonostante il Presidente della Repubblica Abdullah Gül avesse escluso categoricamente la possibilità di un blocco, a partire dalle 23 aumentano progressivamente le segnalazioni di problemi di accesso al microblog e subito si rincorrono i suggerimenti per evitare i blocchi attraverso estensioni di Chrome, modifica dei DNS e utilizzo di software VPN.

In pochi minuti #TwitterBlockedinTurkey diventa trend topic mondiale e le voci di critica si levano da tutto il mondo. Il Vice Presidente della Commissione Europea Neelie Kroes ha etichettato questa azione come “infondata, senza scopo, codarda” e la Casa Bianca ha espresso preoccupazione sull’azione intrapresa dal Governo. Nel frattempo anche il giornalista turco Nazli Ilicak, noto per le sue posizioni pro-governative, in una intervista a CNN Türk ha definito il blocco “un colpo di stato civile”.

Perche’ solo Twitter?

Durante le proteste di GEZI, e successivamente allo scandalo di corruzione scoppiato a fine dicembre, il Governo Turco ha continuamente presentato a Twitter richieste di informazioni sugli account di utenti e di rimozione di contenuti. La società, a differenza di Facebook o Youtube, si è sempre rifiutata di fornire tali dati al Governo esprimendo preoccupazione per l’utilizzo che sarebbe stato fatto delle informazioni personali. Di lì il già controverso rapporto, incrinato dal fatto che Twitter non ha una sede operativa nel paese (e quindi non controliabile direttamente), si è fatto sempre più teso.

Una nota ufficiale dall’ufficio stampa di Erdoğan, dopo le minacce di “estirpazione”, riporta che “Se i funzionari di Twitter insistono nel non voler implementare le ordinanze dei tribunali e le norme di legge … non ci sarà altra alternativa se non imperdire l’accesso a Twitter per soddisfare le lamentele dei nostri cittadini“.

Nei primi giorni di Marzo, Erdoğan aveva anche minacciato di chiudere Facebook e YouTube qualora fosse stato necessario e che, comunque, dopo le elezioni amministrative del 30 marzo avrebbero visto cosa fare. Infatti il blocco di Twitter arriva alle soglie di elezioni che, sebbene locali, saranno il banco di prova per il governo del Primo Ministro che, dopo lo scandalo che ha investito il suo esecutivo, nelle scorse settimane, attraverso la pubblicazione di registrazioni e intercettazioni è stato direttamente coinvolto sia nei casi di corruzzione sia di manipolazione dell’informazione, ordinando il licenziamento di alcuni giornalisti “scomodi”.

Foto del profilo di Simone Favaro
Da oltre 10 anni collabora con imprese, personaggi pubblici e associazioni nella gestione della propria immagine. In rete sin dai primi anni 90, ha contribuito alla creazione del Medialab presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione presso l’Università degli Studi di Trieste ed è stato autore di articoli su comunicazione e nuovi media per Punto Informatico. E’ stato co-fondatore dell’Associazione Italiana per lo Sviluppo di Scienze della Comunicazione (2000), prima associazione nazionale specificatamente dedicata al corso di Laurea, co-organizzatore dei Meeting Nazionali di Scienze della Comunicazione (2000-2003), promotore di VenetoIN, Business Network degli utenti LinledIN del Veneto (2008). Attualmente scrive per SNID magazine, rivista del master in Social Network Influence Design del Politecnico di Milano e tiene corsi e seminari su social media e comunicazione presso università pubbliche e private in Turchia.

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