Turchia: il governo potrebbe chiudere Facebook e YouTube

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10 marzo, 2014
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Il governo turco potrebbe chiudere Facebook e Youtube, se necessario. Lo ha dichiarato il Primo Ministro Recep Tayyip Erdoğan in una intervista rilasciata alla tv Turca ATV, promettendo di prendere nuove iniziative dopo il 30 Marzo, giorno delle elezioni amministrative.

Credits: REUTERS/UMIT BEKTAS

Credits: REUTERS/UMIT BEKTAS

Nelle scorse settimane, il Parlamento ha approvato la controversa legge su Internet che consente di far chiudere un sito internet qualora questo violi l’interesse individuale, ivi compresa la privacy. Una mossa che dalle opposizioni, dalla stampa e da tutte le parti sociali è stata additata come una legge per consentire la “censura” di voci scomode.

Il primo testo approvato escludeva la necessità di una denuncia alla magistratura, permettendo al “querelante” di avviare autonomamente un procedimento di chiusura che sarebbe dovuto essere eseguito entro poche ore. Grazie ad un emendamento voluto dal Presidente della Repubblica Abdullah Gül, il nuovo testo obbliga alla supervisone da parte della Magistratura.

“Alcuni noti circoli  si sono ribellati contro questa legge di Internet. Abbiamo fatto quello che potevamo ma ci sono altre iniziative che possiamo prendere dopo il 30 Marzo. Siamo determinati, non daremo in pasto questa nazione a Facebook e YouTube”, ha dichiarato Eroğan minacciando la chiusura dei due siti.

Che il web e, in particolare il social web, non fosse nelle grazie del presidente Turco è cosa nota. Le azi0ni per porre sotto controllo la rete si sono accentuate a partire dal 17 dicembre 2013 quando vennero pubblicate, proprio tramite YouTube, alcune intercettazioni che diedero inizio al caso sulla corruzione. Anche lo stesso Premier è stato oggetto di queste pubblicazioni. Dopo la telefonata con il figlio Bilal, in cui suggeriva di nascondere i soldi derivanti da tangenti, giovedì 27 Febbraio è stata pubblicata una nuova intercettazione in cui pare che il Premier desse indicazioni ad un editore di licenziare un giornalista per un articolo pubblicato.

Gli impatti sull’economia

Al di là delle implicazioni sociali della potenziale chiusura di Facebook e Youtube, tale azione potrebbe avere conseguenze anche sul piano economico del paese (attualmente provato anche da una pesante svalutazione della moneta).

La Turchia, infatti, è tra i paese iù attivi sulle reti sociali, dove l’88% degli utenti internet ha un account facebook (dati Internet World Stats). Secondo il Boston Consulting Group (BCG) , nel 2011 Internet ha contribuito al PIL per circa 22 miliardi di Lire Turche, pari al 1,7% del PIL nazionale sfidando altri settori come la sanità, lavoro sociale e il minerario che si attestano attorno al 1,5%, dando un forte segnale della importanza relativa della Internet Economy Turca.

Entrando nel merito di cosa costribuisce a questo risultato, BCG ha rilevato che il segmento consumer determina il 70% della internet economy. In questo segmento sono inclusi sia l’e-commerce (stimato in 4,5 miliardi di TL nel 2011) sia l’acquisto di servizi presso gli Internet Service Provider e i device per l’accesso alla rete (11,4 miliardi di TL).

Benchè ancora numericamente non elevato, l’online advertising ha contribuito con circa 850 milioni di TL al Pil di Internet. Relativamente al segmento B2B, benchè questo nopn sia calcolato all’interno del PIL, rappresenta una leva strategica. I supermercati Migros, ad esempio, gestiscono 2.200 fornitori attraverso il loro sistema B2B.

La restrizoni imposte alla rete potrebbero causare un effettivo danno economico sulla capacità di sviluppo, ad esempio, dell’ecommerce dove Facebook è un primario canale di acquisizione; sull’indotto delle agenzie di digital marketing, che negli ultimi anni registrano un significativo incremento e sulle startup che, nell’integrazione con il social network di zuckerberg basano molti dei loro prodotti.

Quanto ancora non sembra essere chiaro, è che al di là della giusta preoccupazione sılle libertà individuali, azioni contro la rete potrebbero procurare un serio danno allo sviluppo economico del paese.

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