Flipboard acquista Zite: news mobile e content curation alla resa dei conti

Scritto da:     Tags:  , , , , , ,     Data di inserimento:  10 marzo, 2014  |  Nessun commento
10 marzo, 2014
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Quanto conta il mercato dell’informazione only digital? Chi può dirlo! E aggiungiamo pure che, in prospettiva, è un mercato difficilissimo da analizzare.
L’anno scorso Murdoch ha sacrificato sull’altare il suo figliolo più puro e acerbo, ovvero il Daily, gettando nello sgomento chi immaginava un ecosistema End2End basato sulla filosofia only-digital dal produttore (di contenuti) al consumatore!
Però le notizie digitali, anche senza produrle e distribuirle End2End, continuano a scorrere, più o meno in modo fluido. Infatti, fra giornali on line, blog tematici e non, social media, citizen journalism e altre mille fonti, non resta che l’imbarazzo della scelta.

L’attenzione dunque si sposta su un altro fronte, quello dell’aggregazione e della cura con modelli semiautomatici.
Mi permetto qui di linkare un paio di risorse (Content Curation e Content Curation in aula) che puntano a mie ricerche personali utili, al più, come materiale didattico per i miei studenti, ma che possono sempre aiutare nella comprensione di questo paradigma).

E qui ecco che cominciano ad infilarsi i grossi competitor del mondo Social, a cominciare da Linkedin che a metà 2013 ha acquistato Pulse. I milioni di utenti della rete professionale Linkedin diventano automaticamente potenziali lettori, e dunque consumatori di contenuti e di pubblicità indotta.

Poi arriva il 2014 e Zuckerberg si butta su questo mercato a sorpresa infilandoci un Paper che in Italia dobbiamo ancora gustare (a dire il vero l’app è già scaricabile dallo store americano con una certa facilità).

E questa settimana l’ultimo atto, forse quello definitivo: i due maggiori player del settore diventano un unico ecosistema. Stiamo ovviamente parlando dell’acquisizione di Zite da parte di Flipboard (nella foto sotto Mike Klass, co-fondatore di Zite e Mike McCue, CEO di Flipboard). Un’operazione da 60 milioni di dollari che ha portato ossigeno alla CNN (proprietaria di Zite) ma, soprattutto, ha portato utenti e contratti di news feeding che la CNN aveva stipulato con centinaia di provider.


Inoltre, una tecnologia di apprendimento che Zite ha sviluppato e ottimizzato nel tempo, per offrire notizie su misura basate sullo studio del comportamento del lettore.

Quando parliamo di Flipboard parliamo di una delle applicazioni mobili, in assoluto più scaricate dai vari store per apparati mobile. Un modo di leggere, curare e condividere i contenuti che pervade tutta la società, specialmente quella americana ma sempre di più anche quella della vecchia Europa.

Cosa stia succedendo esattamente è ancora difficile da capire, ma se questi colossi si stanno spartendo il mercato è possibile azzardare degli scenari, attraverso intuizioni e osservazioni:

A) Content is king fino a un certo punto, perché lo strumento di fruizione che meglio si adatta all’esperienza d’uso mobile vincerà sugli altri.

B) Strutturarsi per gestire una rivista all digital nel mondo mobile comincia ad avere sempre meno senso e sempre maggiori oneri, perché ormai gli utenti sono in grado di crearsi la loro rivista personale con fonti diversificate, organizzazione custom, canali di condivisione selezionati e dunque  rigettando la scelta di un’app preconfezionata dall’editore di riferimento.

C) L’autorialità comincia a perdere valore a vantaggio della cura, della selezione e della condivisione. Se un servizio come Flipboard mi permette di tassonomizzare, filtrare, curare, selezionare, condividere e persino pubblicare (la funzionalità magazine è semplicemente straordinaria) forse non ho bisogno di altro.

Dunque siamo in un momento spartiacque. I grossi social network hanno i numeri (utenti) e gli editori possono offrire i contenuti  (autorevoli e certificati) accordandosi con questi mediatori/aggregatori e risparmiando sulla produzione in proprio di versioni digitali dei loro magazine, rimanendo concentrati solo sulle le versioni on line. E questo fa presagire un crollo delle vendite delle sottoscrizioni basate sulle app editoriali.

Il resto lo fanno gli utenti che sono il target preferito dagli investitori pubblicitari. Peccato che questi non saranno controllati dagli editori attraverso le proprie agenzie pubblicitarie, ma dai mediatori come Flipboard, Linkedin e Facebook. La partita è appena cominciata.

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