Una sanita' trasparente deve avere una visione civica: oltre la retorica dell'open data, il caso dovesalute.gov.it
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Una sanita’ trasparente deve avere una visione civica: oltre la retorica dell’open data, il caso dovesalute.gov.it

Scritto da:     Tags:  , ,     Data di inserimento:  5 marzo, 2014  |  Commento
5 marzo, 2014
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Credo fermamente nella Pubblica Amministrazione che rilascia i dati abilitando gli attori del cambiamento.

Credo in una PA che sia in qualche modo regolatrice, che apra processi e diventi piattaforma abilitante: in parte è questo che racconto quando faccio lezioni illustrando i casi che ho affrontato puntando a tutte le “porte” che ho aperto.

Da qui parte il mio invito ad entrare nel merito, andando oltre le parole chiave: quindi, anche ricordando il mio passato nella comunicazione sanitaria, alla luce del “tripadvisor degli ospedali“, dico la mia.

Al centro c’è “il servizio di ricerca realizzato dal Ministero della Salute che ti permette di consultare facilmente le informazioni sui servizi e le attività svolte dalle strutture sanitarie. Si parte inizialmente con le strutture ospedaliere riconosciute come Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico, ma presto sarà possibile acquisire informazioni su tutti gli altri tipi di strutture sanitarie (ospedali, ambulatori, farmacie, etc.)”.

Qui uno screenshot.

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Giusto la settimana scorsa ho tenuto una lezione ad alcuni dirigenti sanitari a cui, e questo avveniva prima della pubblicazione del sito lanciato Ministro Lorenzin, avevo mostrato la mappa di wired con i migliori e i peggiori ospedali. Alcuni mi segnalavano anche questo sito.

Il concetto era: i dati sulla sanità sono già aperti (li trovate qui) e i privati stanno creando soluzioni in linea con il mercato e l’attivismo della rete.

Questo è ciò che si augura Quintarelli ma c’è un ma. Perché i privati non hanno nessun motivo civico e approccio pubblico: hanno un business model da rispettare senza nessun giuramento di Ippocrate.

D’altra parte, ed era il punto mosso a lezione, volevo far riflettere gli studenti/dirigenti sulla totale immobilità di parte della sanità italiana di fronte alle innovazioni dirompenti dei social media: di fronte ai due esempi del mondo del privato, volevo aprire un dialogo, spingendo per un ruolo del settore pubblico con la solita considerazione: vuoi partecipare o no? La conversazione c’è già, a prescindere da ciò che pensi: in sala si è alzato un bel dibattito ma poi arriva il Ministero della Salute che entra a gamba tesa.

Il sito Dovesalute è molto criticabile per navigazione e usabilità. Ha i dati con licenze d’uso da correggere assolutamente (non prevedono il riuso) e sopratutto non prevede che gli utenti debbano registrarsi: va bene l’anonimato ma almeno una mail e un account sarebbero da inserire. Altrimenti, come ho fatto io, potrai votare senza lasciare tracce, senza avere una reputazione. Già mi vedo orde di dipendenti pubblici intenti a votare le strutture per evitare di dare nell’occhio con poche stelline. Ma spero che in sala macchina siano in fase beta e in ascolto per correggere il tiro. Questo è il panaroma che ha criticato, giustamente, Quintarelli. E la mia è stata un’analisi molto veloce.

Ma il punto è un altro: è giusto misurare le performance sanitaria con i dati? Io credo di si ed anzi, credo sia un diritto dei cittadini.

Ma il modello che sta emergendo è rischioso: ne ho parlato sulla mia bacheca facebook con Filippo, Valentina e Piero (che ringrazio) perché credo che dovremmo davvero entrare nel merito. Un paio di esempi rapidi: ha senso misurare un piccolo ospedale con uno enorme? Oppure, se misuri la mortalità per tumore a Taranto non sarà colpa dell’ospedale ma dell’ambiente: insomma, i dati vanno gestiti con cura e vanno contestualizzati.

Credere negli open data non basta!

Nel frattempo però i privati spingono per creare nuovi modelli: su questo, in linea di massima son d’accordo, come dicevo prima, con la PA sempre più piattaforma e sempre meno produttrice di servizi ma ci sono temi, come quello della salute, dove il pubblico deve poter dare una sua soluzione competitiva e di qualità.

Certo, poi arriva il Ministro Lorenzin con un sito che fa acqua su più punti ma mi chiedo perché non esistano sperimentazioni locali: perché una regione come l’Emilia Romagna, da sempre avanguardia, non crea un suo modello?

Perché non ci si apre e non si sperimenta? Ci sono molti hacker civici pronti a dare una mano perché credo siamo in molti a volere e a credere in una guida civica, una visione pubblica, su alcuni temi: altrimenti i tripavisor sulla nostra pelle aumenteranno.

Dobbiamo andare oltre la retorica per parlare dei metodi organizzativi: non sarà certo un dataset a innovare la PA.

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