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Open Source, una risorsa non solo per la PA. L’esperienza del CSI Piemonte

Open Source, una risorsa non solo per la PA. L’esperienza del CSI Piemonte
3 minuti di lettura

Al di là del fatto che l’art. 68 del Codice dell’amministrazione digitale lo preveda, l‘utilizzo dell’open source nella pubblica amministrazione assicura più di un vantaggio: maggiori risparmi, possibilità di riuso delle soluzioni sviluppate e anche opportunità per le imprese ICT. Valga per tutti come esempio concreto dei benefici dell’open source l’esperienza del CSI Piemonte.

Il CSI Piemonte sta ricorrendo sempre più spesso all’utilizzo di soluzioni open source perché consentono di fare investimenti efficienti e allo stesso tempo di garantire elevati standard di servizio. Ad esempio, i servizi di WiFi gratuito offerti dalle pubbliche amministrazioni piemontesi (FreePiemonteWiFi e FreeTorinoWiFi) oggi si basano completamente su tecnologie open: ciò ha permesso la riduzione dei tempi e dei costi di allestimento degli hot spot, facilitando l’adesione degli enti e la diffusione del servizio a vantaggio dei cittadini. In Piemonte, sono registrati ai servizi di wifi pubblico già 16 mila utenti.

Le licenze open source inoltre  permettono con più facilità l’adozione e il riuso di prodotti da parte di altre amministrazioni: un modo per garantire collaborazioni interregionali per politiche di innovazione nazionale. Il portale regionale dati.piemonte.it, realizzato dal CSI, è stato primo in Italia a promuovere l’accesso pubblico e l’utilizzo dei dati prodotti dagli enti. In questa logica, è stato utilizzato come modello per la realizzazione di nuovi portali da parte della Regione Emilia Romagna (dati.emilia-romagna.it), del Comune di Milano (dati.comune.milano.it). Anche con la Regione Sicilia sarà presto avviato un progetto di gemellaggio che coinvolge la Regione Piemonte e il CSI per razionalizzare, automatizzare e facilitare la pubblicazione dei dati in formato open anche alla luce della recente normativa sulla trasparenza amministrativa.

L’utilizzo e la produzione di tecnologie e software open source da parte del CSI hanno avuto ricadute positive anche per le piccole e medie imprese del settore: grazie alla filosofia open, infatti, queste ultime possono sfruttare soluzioni complete o semplici “semilavorati” per sviluppare nuovi progetti sul mercato nazionale e internazionale.

Ne è un esempio concreto Doqui, un sistema di gestione documentale avanzato, totalmente open source e a basso costo di adozione, che permette di strutturare in formato digitale l’intera documentazione relativa ad atti amministrativi, archivio e protocollo. Nato nel 2007 dalla collaborazione di settore pubblico e privato, oggi è utilizzato da 29 enti, tra cui la Regione e il Consiglio regionale piemontese, la Provincia e la Città di Torino, le Regioni Valle d’Aosta, Liguria e Puglia e il Consiglio Regionale d’ Abruzzo.

Si tratta di un prodotto unico, non altrimenti disponibile sul mercato, che si è diffuso anche grazie all’attività di alcune società. Fra queste, per esempio, la torinese Consoft, partita dalla soluzione sviluppata per fornire servizi di assistenza in Valle d’Aosta, vendere progetti di integrazione con il  prodotto nella Repubblica di San Marino e sviluppare una componente in lingua araba per il mercato tunisino.

Ma l’open source si può anche imparare. Teachmood è un’iniziativa del Laboratorio ICT della Regione Piemonte dedicata agli insegnanti delle scuole piemontesi. Propone una formazione sui software open source utilizzati in ambito didattico ed è aperta a tutti coloro che vogliono sperimentare le possibilità offerte dall’e-learning. Seguendo la filosofia open, tutti i contenuti didattici sono riusabili: le buone pratiche proposte nei corsi possono essere replicate e contestualizzate in base alle esigenze. Inoltre, sono disponibili i codici sorgenti dei corsi, rilasciati con licenza Creative Commons, in modo che le comunità Open Source possano personalizzare il prodotto e riutilizzarlo a scopo didattico presso altre realtà regionali.

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