Agenda Digitale / Blogger / Egovnews / in evidenza / Innovazione / Marketing / Open Data / Smart City / Start Up / Strategia

Agenda Digitale: Matteo oltre la webtax cosa c’e’?

Agenda Digitale: Matteo oltre la webtax cosa c’e’?
4 minuti di lettura

La webtax l’ha eliminata, o meglio “ne riparleremo in un contesto europeo“, per citare le parole dello stesso Matteo Renzi su Twitter in risposta a chi gli chiedeva di mantenere la parola data in tempi non sospetti: l’agenda digitale del neo premier, invece, per ora è un grosso punto interrogativo perché nella “lista della spesa” non c’è nessun Ministro di Internet e neppure nessun sottosegretario dedicato come qualcuno pensava.

Non lasciamoci ingannare dall’ incarico di sottosegretario alle Telecomunicazioni e frequenze affidato all’ex vicesindaco di Prato Antonello Giacomelli, che prende così il posto di Antonio Catricalà al Mise. La realtà è che, si spera, l’agenda digitale se la voglia prendere in carico lo stesso Matteo Renzi, altrimenti staremo come d’autunno sugli alberi le foglie, situazione di precarietà alla quale purtroppo siamo abituati da tanto, troppo tempo.

Webtax e polemiche

Partiamo dall’abolizione della webtax che non sarà strettamente collegata coi tre must sull’agenda digitale di Francesco Caio ma sicuramente centra, e molto, con le politiche digitali di un Paese che vuole essere europeo in tutto (o almeno si propone di esserlo).

Francesco Boccia, il deputato Pd che aveva inserito la webtax ovviamente ha iniziato il suo iter polemico: secondo presidente della commissione Bilancio alla Camera il premier “ha sì mantenuto la parola ma con gli ‘Over the Top‘” che “potranno così continuare a operare in un regime di concorrenza sleale, a discapito delle altre aziende che pagano regolarmente le tasse nel nostro Paese“.

Boccia si riferisce “ai 137,9 milioni di euro che, con la procedura di ruling (la tracciabilità) in vigore dal primo gennaio, arriveranno nelle casse dello Stato nel 2014, cifra tra l’altro già bollinata dalla Ragioneria generale dello Stato. Si tratta di quasi 138 milioni a fronte dei 6 milioni pagati nel 2013 da tutte le multinazionali del web nel loro complesso“.

Ovviamente contenti, di contro, gli esponenti del M5S, secondo i quali l’abrogazione della webtax è “un atto non solo giusto, ma inevitabile, dal momento che l’entrata in vigore della norma avrebbe causato all’Italia non solo problemi ma, con tutta probabilità, una procedura d’infrazione Ue“.

Aldilà delle prese di posizione, Renzi ha confermato in conferenza stampa e ancora prima su Twitter lo spirito col quale vuole affrontare la questione: arrivare in Europa senza appesantimenti, possibili imbarazzi derivanti da notifiche o minacce di infrazione. Nel Paese dei rimandi, decidere qualcosa di utile al business in tempi celeri è già qualcosa.

Ma l’agenda digitale?

Chiuso il discorso webtax, parliamo di agenda digitale e strategie digitali, visto che siamo messi da panico sia a livello di alfabetizzazione digitale che di banda larga, i due principali – ma non unici – crucci che lasciano l’Italia indietro anni luce rispetto a ciò che servirebbe per evolversi.

Si parlava insistentemente di un sottosegretario all’agenda digitale, qualcuno lo aveva individuato nel deputato Pd e già assessore all’innovazione del Comune di Udine Paolo Coppola da noi intervistato di recente, e invece ‘nada’. “È noto quanto il premier tenga a questi temi, quindi mi aspetto che settimana prossima ci dica in che modo voglia tenerli sotto l’attenzione del Governo. Andiamo avanti, senza arrenderci” ha dichiarato a caldo lo stesso Coppola.

Il che porterebbe a pensare che Matteo Renzi voglia trattare direttamente dal centro l’argomento: se sarà, come dice lui, #lavoltabuona lo scopriremo presto, visto che il suo tanto benedetto semestre europeo tratterà anche di agenda digitale.

Dicono che Pare che il dossier Agenda digitale, quello di Letta e di Caio, sia già sul tavolo di Graziano Delrio, che dovrà decidere come agire sulle deleghe. Ma un primo passo, rispetto allo scorso anno è stato già fatto: lo statuto trovato per l’Agid è infatti condizione necessaria ma non sufficiente.

Matteo Renzi è chiamato a dare diverse risposte, e questo aldilà di Fatturazione elettronica, Anagrafe unica e Identità digitale, cioè:

  1. trovando i fondi necessari, dalla nuova programmazione 2014-2020;
  2. superando le resistenze dei burocrati che, nella pubblica amministrazione, continuano a rallentare l’attuazione delle norme.

Due esempi di resistenze, dettate dalla paura di perdere il potere in cui ci si è trincerati o da semplice incapacità di aggiornarsi: gli open data che ancora non funzionano e l’ostinazione a usare la carta nelle pubbliche amministrazioni, sebbene vietata da luglio 2013.

Cosa ha fatto il Governo Letta per l’agenda digitale? Molto sulle startup (via libera all’equity crowdfunding, agli incentivi fiscali e al recentissimo visto agevolato contenuto in Destinazione Italia) quello che ci si aspettava per la banda larga (senza brillare), una grossa spinta alle tre priorità Cai. Basta.

Un disastro sulla scuola, un pianto su Sanità, Open Data, Giustizia, Smart City (dove c’è dentro tutto, anche temi importanti come la sostenibilità ambientale). Qui Renzi si gioca tutto, non ci sono più scappatoie. Altrimenti sarà #lavoltabuona che non ci crederà più nessuno.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>