Webtax: Matteo salvaci tu o da domani saremo tutti fuorilegge

Scritto da:     Tags:  , , , ,     Data di inserimento:  28 febbraio, 2014  |  Nessun commento
28 febbraio, 2014
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Chi si era dimenticato della webtax alzi la mano. In realtà, dopo il ribaltone Letta-Renzi in pochi pensavano che uno dei primi scogli del nuovo Governo sarebbe stato proprio l’affronto con una tassa assurda, che anche su Pionero abbiamo avuto modo di commentare e

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criticare.

Ora siamo messi così: domani, sabato 1 marzo, l’Italia potrebbe essere fuori legge perché entrerà ufficialmente in vigore la webtax, fortemente voluta dal deputato Pd Francesco Boccia, Presidente della Commissione Bilancio della Camera dei Deputati e necessaria, secondo lui – per “mettere il sale sulla codaai giganti dell’online advertising, obbligando le imprese italiane a comprare pubblicità solo da fornitori dotati di partita iva italiana.

Cos’è la webtax? Per gli smemorati, ricapitoliamolo brevemente: le multinazionali del digitale, da Google a Amazon, ai mille siti che vendono prodotti online, in Italia incassano soldi ma poi pagano le tasse a casa loro.

Questo trattamento è stato considerato di favore dal governo Letta perché evidentemente una multinazionale può scegliersi la sede fiscale più conveniente. “Così l’anno scorso questi colossi del business via web hanno versato allo stato appena 6 milioni di euro”, ha strillato Boccia.

Facciamo un passo indietro: ma la webtax non doveva entrare in vigore dal 1 luglio? Si, anzi no. A fine dicembre l’emendamento sulla webtax era si stato rinviato, perché tassare le web company straniere rischia di mettere in serio pericolo anche i nostri imprenditori, paradossalmente costretti a non acquistare più pubblicità digitale dai principali operatori del settore. Tutto ciò e ci espone al rischio di una procedura da parte dell’Unione europea, a cui spetta una presa di posizione in materia.

La webtax, leggermente ammorbidita ma pur sempre norma contro-concorrenziale, è legata mani a piedi al decreto Salva Roma, la norma che dovrebbe mettere ordine temporaneamente nei conti della Capitale ma che Matteo Renzi ha deciso di ritirare con insurrezione del sindaco capitolino Marino.

All’interno del Salva Roma, c’era dunque l’emendamento webtax con rinvio al 1 luglio previa “verifica di compatibilità con il diritto dell’Unione europea”: ecco perché domani la legge sarà in vigore, e noi saremo tutti un popolo di fuorilegge che compra pubblicità da chi non può.

A parte l’assurdità del tutto, questo è un altro motivo per il quale le problematiche legate all’agenda digitale necessitano di un sottosegretario e non vanno inserite in altri pacchetti (la storia è vecchia e basta guardare il decreto crescita 2.0 per capire a cosa ci riferiamo).

L’entrata in vigore della webtax in assenza della necessaria sua preventiva comunicazione alla Commissione europea viola il diritto dell’Unione, esponendo il nostro Paese ad una quasi certa procedura di infrazione, proprio a ridosso del nostro semestre di Presidenza. Una “figuraccia istituzionale” ed un’ennesima bacchettata da parte delle Istituzioni europee che poteva e doveva essere evitata.

Inoltre, da domani, saranno perseguibili per legge decine di migliaia di imprenditori italiani che si ritroveranno – anche complice la totale assenza di preavviso – a comprare pubblicità online da fornitori che, inesorabilmente, saranno privi di partita iva italiana.

L’unica speranza, a questo punto, è affidata al Consiglio dei ministri di oggi, venerdì 28 febbraio, dal quale potrebbe uscire un decreto riparatore: del resto Matteo Renzi si è sempre dichiarato contrario alla webtax per cui non si vede il perché tale legge debba diventare operativa proprio con lui a Palazzo Chigi.

Aspettiamo il corso degli eventi, mentre Boccia si augura “che Renzi abbia contestato solo la seconda parte di questo provvedimento (salvando cioè la parte sulla partita Iva, ndr) perché sulla tracciabilità ho avuto ragione io. Ha già portato alle casse del nostro Paese oltre 130 milioni. Io vorrei che le multinazionali del web pagassero e magari il salumiere, il commerciante e il barista pagassero molto meno”.

La realtà è solo una: il nuovo Governo deve annullare immediatamente la webtax e fare ciò che avrebbe dovuto essere fatto sin dall’inizio: inserire il tema della fiscalità nei servizi online nell’agenda politica dell’Unione Europea che tra una manciata di settimane ci ritroveremo a gestire nell’ambito del semestre di Presidenza. Se non ci vogliamo far ridere dietro, cosa per la quale siamo peraltro bravissimi…

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