L’Italia che si mobilita per gli Open Data

Scritto da:     Tags:  , , , , ,     Data di inserimento:  27 febbraio, 2014  |  Nessun commento
27 febbraio, 2014
opendata_nero

Visite: 1389

Successo della giornata internazionale dedicata all’Open Data: gli open data si consolidano in Senato e Camera, ma rimaniamo ancora in una fase iniziale, senza strategia complessiva. E il tema così rimane ancora di nicchia. Per questo l’Istituto Italiano Open Data è una iniziativa “dal basso” da seguire con molta attenzione.

La giornata internazionale dedicata all’Open Data ha visto una mobilitazione senza precedenti nel nostro Paese, con più di 20 eventi correlati (superati per numerosità solo dal Giappone) e un evento “Hub” che a Roma ha visto quasi duecento partecipanti e collegamenti con incontri sparsi da Nord a Sud e racconti di esperienze non solo a livello di progetti europei e di enti locali, ma anche da parte delle istituzioni parlamentari, Senato e Camera, con tanto di comunicazioni da parte dei Presidenti Grasso e Boldrini.

Non solo, a livello governativo all’iniziativa ormai avviata da tempo dal Ministero per la Coesione Territoriale (OpenCoesione, che si amplia con un progetto di partecipazione degli studenti al monitoraggio sull’utilizzo dei fondi strutturali, “A scuola di OpenCoesione”) si è adesso aggiunta quella del Ministero per lo Sviluppo Economico (OpenData Smart Gov).

Infine, nella prima intervista rilasciata dopo la fiducia alla Camera, il Presidente Renzi, anche sulla base dell’esperienza fatta con il comune di Firenze, ha preannunciato l’apertura dei dati sulla spesa della Pubblica Amministrazione.

Esempi, è vero, di utilizzo degli open data soprattutto come strumento per la realizzazione della trasparenza nelle amministrazioni pubbliche o per gli utenti professionali del mondo giornalistico. Ma esempi sempre meno episodici e sempre meno di nicchia.

Siamo allora entrati nella fase “matura” degli Open Data, finalmente siamo prossimi al pieno utilizzo del potenziale di questa apertura, di questa “liberazione dei dati”? Possiamo ritenere non più attuale la necessità di una spinta e di un’attenzione specifica su quest’area? Molti segnali fanno propendere per rispondere negativamente a questa domanda. Vediamo perché.

Cittadini, amministrazioni pubbliche e strategie

Nonostante le diverse iniziative in atto, le ottime competenze in campo da parte soprattutto di università, centri di ricerca e imprese, oltre che di esponenti di molte amministrazioni, siamo ancora nella fase iniziale di avvio. Questo è evidenziato da tre aspetti correlati tra loro in tema di open data (e che possono essere letti, a ritroso, come segnali che vanno dagli effetti alle cause):

  • la conoscenza nella popolazione;
  • la conoscenza e l’uso in molte amministrazioni pubbliche;
  • la strategia e la governance.

Dalla rilevazione realizzata dall’Istituto Piepoli, come sponsor scientifico per la giornata internazionale dell’Open Data, sulla conoscenza da parte della popolazione emergono dei dati significativi su due fronti:

  • la percentuale di persone che conoscono correttamente il concetto di open data è ancora molto bassa (meno del 9% degli intervistati). Questo è certamente legato ad un problema di cultura digitale che è da affrontare rapidamente;
  • gli open data sono primariamente associati alla trasparenza delle istituzioni, più ancora che visti come un elemento di vantaggio per migliorare la qualità dei servizi e in generale delle informazioni al cittadino. Questo è coerente con il dato sulla conoscenza degli open data e sottolinea il fatto che, nonostante le diverse iniziative in atto, siamo ancora ad una fase abbastanza iniziale.

D’altra parte, anche l’associazione tra il tema della trasparenza e gli Open Data, che sembra il percorso più battuto sia dalle istituzioni nazionali e più facilmente percepito e compreso dai cittadini, in realtà nelle amministrazioni pubbliche centrali e locali è interpretato in modo in gran parte dissonante:

Infine, anche a causa dell’instabilità di governo e dell’avvio difficile dell’Agenzia per l’Italia Digitale, tenuta per diverso tempo senza Statuto (e che nonostante tutto ha definito linee guida e un primo framework operativo), negli ultimi anni non si sono registrati progressi sul fronte della strategia e della governance:

  • una strategia che dovrebbe indicare il percorso per rendere gli open data uno strumento di miglioramento dei processi della PA e allo stesso tempo elemento di sviluppo per servizi privati e pubblici verso cittadini e imprese;
  • una governance che dovrebbe costruire le condizioni per un sistema di knowledge management e di gestione delle buone pratiche utile a ottimizzare gli sforzi oggi compiuti da più enti e istituzioni centrali e locali su temi di interesse e beneficio generale, come quello delle ontologie.

Un quadro che vede ancora l’innovazione in buona parte legata all’iniziativa degli “illuminati” più che ad un processo avviato e messo a sistema.

Un’iniziativa “dal basso”

In questa situazione credo sia significativa l’iniziativa, concepita a partire dall’International Open Data Day 2013, che è stata presentata il 22 febbraio all’evento HUB di Roma: la costituzione dell’Istituto Italiano per gli Open Data.

Ispirato all’Open Data Institute di Londra, ma necessariamente diverso per genesi (lì con finanziamenti e committment governativi qui con spunti e risorse autonome in logica di sussidarietà) e per situazione in cui si colloca, l’iniziativa dell’Istituto ha raccolto rapidamente già 20 adesioni da associazioni e imprese e diverse altre organizzazioni sono in fase di valutazione e decisione.

L’Istituto si configura essenzialmente così come rete di associazioni, organizzazioni, enti, gruppi e persone singole.

Nasce per svolgere una duplice funzione, di catalizzatore di energie e capacità e di raccordo tra i diversi protagonisti sugli Open data, per favorire l’incontro tra domanda e offerta, lo scambio e la condivisione di pratiche, strumenti, tecnologie. Si propone inoltre di supportare le organizzazioni governative nella formazione delle politiche sugli Open Data e nella loro attuazione, oltre che per favorire l’incontro con le associazioni, le imprese, i cittadini.

Nel concreto, sono state delineate le principali linee di azione:

  • costruire strumenti e processi di condivisione a livello di politiche, di metodologie, di tecniche e di soluzioni tra tutte le organizzazioni e i soggetti individuali partecipanti;
  • favorire lo sviluppo della comunità degli Open Data in Italia in stretta connessione con il movimento Open Data internazionale, anche con eventi, forum, social network;
  • stabilire partnership con Università e Centri di ricerca per la costituzione di Master, Corsi universitari e Gruppi di Ricerca su problematiche, metodi e tecnologie legate agli Open Data;
  • promuovere e supportare la nascita e lo sviluppo di iniziative imprenditoriali basate sui Dati Aperti e le relative tecnologie;
  • supportare lo sviluppo delle politiche pubbliche in tema di Open Data, collaborando con le organizzazioni governative preposte;
  • promuovere e supportare lo sviluppo di tecnologie basate su Open Data all’interno delle organizzazioni pubbliche e private;
  • monitorare (periodicamente) lo stato e la qualità di attuazione degli Open Data nella realtà italiana (tipicamente Pubbliche Amministrazioni) e fornire feedback e proposte agli Organi istituzionali di riferimento (Comuni, Regioni, Governo );
  • effettuare e supportare lo svolgimento di attività di disseminazione , comunicazione e sensibilizzazione nei confronti di cittadini, istituti di formazione e imprese sulle finalità e utilizzo dei dati aperti, anche organizzando l’evento italiano dell’international Open Data Day e realizzando materiali di divulgazione per i cittadini e per le scuole.

In questo senso l’Istituto si propone come hub di riferimento, luogo di confronto e di condivisione e “lievito” per lo sviluppo, con un rapporto di supporto e di stretta interlocuzione con le organizzazioni istituzionali preposte all’attuazione delle linee governative, come l’AgID, e un rapporto di partnership con il centro ICT della Fondazione Bruno Kessler (nodo di ricerca dell’ODI di Londra) per assicurarsi la correlazione con le buone pratiche internazionali.

Un’iniziativa che può rappresentare una forte spinta per il passaggio alla fase matura degli Open Data in Italia, da seguire con attenzione, una ennesima iniziativa che parte dal principio che il cambiamento si costruisce con il protagonismo di chi ha le competenze e l’interesse, dalle connessioni in rete.

Lascia un commento


Ti potrebbe interessare anche: