Ministro digitale si’, Ministro digitale no. Intervista all’on. Coppola (PD)

Scritto da:     Tags:  , , ,     Data di inserimento:  18 febbraio, 2014  |  Nessun commento
18 febbraio, 2014
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A poche ore dall’incarico a Matteo Renzi impazza in rete il #totoministri. Il dibattito è molto acceso fra i sostenitori della necessità di un Ministro Digitale o Ministro per Internet e i detrattori che auspicano un programma di governo ‘all digital’.

Fra i papabili a un ruolo di coordinatore digitale (ministro digitale o sottosegretario) ci sono sicuramente diversi onorevoli sensibili al tema che si son battuti in questa prima parte di legislatura con interrogazioni, proposte e accesi dibattiti. Noi conosciamo alcuni onorevoli competenti, profondi conoscitori delle dinamiche della rete e dotati di grandissima capacità di ascolto come Stefano Quintarelli (Scelta Civica),  Paolo Coppola (Partito Democratico) e Antonio Palmieri (Forza Italia).

Oggi abbiamo chiesto a Paolo Coppola, già Assessore all’Innovazione a Udine, cosa ne pensasse di questo tema. Ne è uscita un’intervista piacevole, positiva e piena di speranza.

C’è parecchia animazione in rete sul tema del Ministro Digitale o Ministro di Internet come lo si voglia chiamare. Cosa ne pensi e ti senti chiamato in causa, nel senso pronto ad offrire il tuo contributo?

Temo che un ministro ora potrebbe rallentare l’azione. Ci sarebbe tanto lavoro burocratico da fare prima di iniziare ad essere operativi e non possiamo permettercelo. Meglio un sottosegretario alla presidenza del consiglio. Se sono pronto a offrire il mio contributo? Con “smisurata ambizione” rispondo sì.

Ragosa e Caio, seppur da posizioni differenti e con mandato e mandanti differenti hanno buttato le basi per una decisiva e consapevole digitalizzazione del paese. Cosa terresti di quello che han fatto e cosa cambieresti?

Cambierei il passo. Dobbiamo accelerare e allargare l’azione. E possiamo partire da un’ottima base grazie al lavoro che hanno fatto in questi mesi.

Qui su Pionero sosteniamo da tempo che la sola infrastrutturazione, seppur necessaria, non risolverebbe tutti i problemi. Il debito di competenze digitali della nostra società è a dir poco sconcertante. Chi sta peggio fra PA, cittadini, scuola e imprese? E cosa faresti nei primi 100 giorni per risolvere questo problema?

Su questo aspetto, in effetti, la figura del Digital Champion non è stata valorizzata efficacemente. Bisogna migliorare la comunicazione e far aumentare la consapevolezza dell’importanza dell’ict. Non so se si può fare una classifica tra chi sta peggio tra PA, cittadini, scuole e imprese, ma so che in tema di diffusione delle competenze digitali si deve agire in fretta. Il lavoro che sta facendo l’Agid relativamente al piano nazionale per la diffusione della cultura digitale è un ottimo punto di partenza. Nei primi 100 giorni cercherei di lavorare molto sulla comunicazione. Ci sono tanti innovatori che aspettano solo di avere la possibilità di contribuire a cambiare questo Paese.

Modelli vecchi, lobbies, vecchi apparati, decine e decine di posti di potere, tutto ciò potrebbe essere messo in crisi da una semplificazione indotta dal digitale. Ciò è possibile anche senza concertazione? Per capirsi, qualche colpo di switch-off ben assestato potrebbe essere la soluzione o bisogna mediare anche sul digitale?

La digitalizzazione non si può più rimandare, su questo non ho dubbi, ma la mia esperienza come direttore del centro di calcolo dell’università prima e come assessore comunale dopo mi ha insegnato che, una volta definiti chiaramente gli obiettivi, i modi vanno concordati. L’importante è il risultato e le riforme calate dall’alto senza avere l’umiltà di ascoltare gli addetti ai lavori difficilmente hanno successo. Purtroppo, troppo spesso, la “volontà politica” evapora alle prime difficoltà e si accontenta del solo effetto annuncio. Io, invece, ho il brutto difetto di essere molto testardo…

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Secondo te, perchè se tutti dicono che il digitale sarebbe una medicina straordinaria, poi nei fatti è difficile da applicarsi come metodo, processo e opportunità?

Perché mancano le competenze e la consapevolezza vera dei benefici. Il management è spesso analfabeta digitale. Intuisce vagamente i vantaggi, ma ha difficoltà a stimare il ritorno dell’investimento. Spesso la digitalizzazione viene vista come un modo per rendere “più veloci” i processi esistenti, ma il vero beneficio di solito si ottiene quando i processi vengono rivisti alla luce delle nuove tecnologie e per fare questo occorre conoscerle bene. Occorre viverle.

Se oggi ti telefonasse il premier incaricato per proporti un incarico, che assicurazione gli chiederesti per poter svolgere appieno il tuo mandato?

La promessa di crederci veramente. La sfida del digitale è troppo importante per lo sviluppo del nostro Paese e non possiamo più permetterci di accumulare ritardo.

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