L'Agenda Digitale di Renzi sara' quella buona?
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L’Agenda Digitale di Renzi sara’ quella buona?

Scritto da:     Tags:  , , , , , , , ,     Data di inserimento:  18 febbraio, 2014  |  Nessun commento
18 febbraio, 2014
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Siamo un popolo di pessimisti, forse si, ma anche di sognatori speranzosi e un po’ folli: ecco perché l’agenda digitale, uno dei termini più posticipati dell’intero emisfero australe, torna sempre sulla bocca di tutti allorquando cambia un Governo (e in Italia, negli ultimi anni, è successo piuttosto spesso).

Ora, non volendo in alcun modo fare polemica o dietrologia, analizziamo la situazione che Matteo Renzi, il nuovo Primo Ministro, erediterà dal suo predecessore Letta e più in generale da un’Italia che, a livello di agenda digitale, è ancorata a quel decreto crescita 2.0 – già di per se pieno di falle – mai preso minimamente in considerazione. E, giusto ricordarlo, ai tre must dell’ex Mister Agenda Digitale Francesco Caio, che fra l’altro si è chiamato fuori prima di aver visto i suoi comandamenti esser tradotti in legge.

Agid, cariche e Ministri

Partiamo dalla pubblicazione – alleluja! – dello Statuto dell’Agenzia per l’Italia Digitale in Gazzetta Ufficiale, cosa avvenuta ieri e per la quale ci abbiamo messo 16 mesi, giorno più giorno meno. Ora che l’Agid quindi esiste che il suo presidente Agostino Ragosa pensa già alle nomine, Renzi eredita da un lato, la cabina di regia emergenziale di Letta, dall’altro l’Agenzia che ora aprirà il comitato composto da Mise, Miur, tavoli delle Regioni, con la presidenza suggerita da palazzo Chigi. Budget di partenza: 15 milioni. Personale dell’Agenzia: 130 addetti. Ci vorranno delle belle idee low cost.

A proposito di budget, cerchiamo di guardare più avanti (da qui al 2020, quindi, come ci indicano i programmi europei). L’Italia potrà contare su 3,6 miliardi di euro (tra fondi europei e nazionali), dei quali 630 milioni per banda larga. Lo ha detto Sabina De Luca, capo dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione Economica presso il ministero dello Sviluppo.

Ovviamente si parla in maniera insistente del nuovo Consiglio dei Ministri, cercando di capire se ci sarà un Ministro per l’Agenda Digitale o un Ministro di Internet: il dibattito, su Pionero, è aperto, ma è evidente che quello di cui abbiamo bisogno non è tanto la diciottesima roadmap fatta di inutili annunci, quanto una lista della spesa definitiva, chiara, sintetica, possibilmente pubblicata sul web e per la quale, sempre online, tutti i cittadini – perché l’agenda digitale è per loro – possano verificare i passi.  Non basta adottare norme e stanziare fondi, è necessario presidiare gli obiettivi fino alla loro totale attuazione.

Provvedimenti, decreti, missioni

Ci sono sin troppi provvedimenti, lasciati a metà dal Governo Letta e dai precedenti Esecutivi, che il prode Renzi dovrà sciogliere cercando di capire, lui che ha sempre sostenuto di tenerci particolarmente all’innovazione digitale, quali meritino e quali no.

Qui ci soffermiamo su quelli di uso comune, ossia quelli che di recente sono stati ampiamente pubblicizzati dal duo Caio-Letta. La sensazione resta però che quello che ci manca è soprattutto il rapporto diretto tra politica e innovatori, nel senso di innovare per davvero e non digitalizzare l’esistente. Qui, aldilà dei bravi tecnici, servirebbero dei bravi amministratori e quindi un’agenda digitale semplice. Vediamo dei punti salienti da analizzare subito:

  • Fatturazione elettronica: dal 6 giugno è obbligatoria per le PA centrali. E’ importante dare continuità al lavoro della Presidenza per aiutare le aziende e gli enti a adeguarsi e poi per ultimare il decreto che estenderà l’obbligo alle PA locali da giugno 2015.
  • Anagrafe unica. Si attendono decreti attuativi per far partire questa rivoluzione e ultimarla nella seconda metà del 2015 almeno per l’Anagrafe della popolazione residente.
  • Identità digitale. L’Unità di Missione prevedeva che il decreto attuativo e il regolamento dell’Agenzia doveva partire a maggio, per avviare il tutto a inizi 2015. Siamo ancora qui che l’aspettiamo
  • Banda larga e fondi per l’Agenda digitale. Serve un coordinamento nazionale per utilizzare al meglio quelli europei, come detto anche dal Rapporto Caio. Per un coordinamento è importante una governance politica forte.
  • strategia immediata sulla consapevolezza della rete e dell’importanza a livello locale delle eccellenze di e-government da usare ad ogni costo per diffondere l’idea innovatrice. Perché, a livello locale, un’ente su due abbandona il suo progetto di e-government non ritenendolo perseguibile (ricerca dell’Osservatorio E-Government del Politecnico di Milano)? Come fare per evitare che ciò accada?
  • questione webtax, direttamente collegata al Destinazione Italia, e regolamento AgCom.
  • scuola digitale, alfabetizzazione e revisione degli assurdi ostacoli all’innovazione tecnologia tra i banchi.

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