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L’Italia non e’ un Paese per Internet

L’Italia non e’ un Paese per Internet
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Internet in Italia è qualcosa di secondario, non c’era bisogno del Rapporto Caio per scoprirlo. Ora, però, abbiamo anche i dati dell’Istat (la ricerca in questione è “Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo“) a confermare la nostra arretratezza sistemica sulla prima risorsa del ventunesimo secolo, ossia Internet.

Peccato che, al solito, invece di fare qualcosa ci piangeremo addosso o ancor meglio nasconderemo tutto sui prossimi proclami del prossimo Ministro “part-time” alla tecnologia e banda larga italiana, che tanto chissenefrega se l’Europa ci massacra ogni giorno e sei tedeschi, scandinavi e persino spagnoli (pensa te…) ci danno quattro o cinque giri su banda larga e velocità di connessione.

Partiamo da un concetto costruttivo: Internet, oggi, è un bene quasi indispensabile visto che sempre più servizi pubblici, ospedalieri, scolastici richiedono delle operazioni via web (esempio la prenotazione di visite, iscrizioni alle scuole superiori, informazioni su concorsi pubblici ecc).

I dati della ricerca Istat si riferiscono al 2012, ma non è che nel 2013 la situazione sia cambiata di molto: carta canta, e dice che il 54.8% della popolazione italiana a partire dai 6 anni utilizza Internet e tra questi solo il 33.5% lo fa quotidianamente. Peggio di noi solo Grecia, Ungheria e Romania  mentre al primo posto troviamo la Svezia con oltre il 90% di utenti che utilizzano internet almeno una volta ogni 3 settimane.

Come se non bastasse, eccoci alla banda larga: in Italia solo il 55% delle famiglie ha una connessione veloce, contro il 73% della media europea. Giusto per paragonarci con gli altri, sotto di noi troviamo solo Bulgaria, Grecia e Romania (intorno al 50%) mentre Svezia, Regno Unito, Danimarca, Finlandia, Paesi Bassi e Germania registrano un tasso di penetrazione che supera l’81%.

Stando al report Istat, “l’utilizzo di Internet ha ormai raggiunto livelli di saturazione in tutta Europa, pur con qualche eccezione, nella scelta degli indicatori della diffusione di tecnologie da connessione appare quindi più opportuno far riferimento al grado di utilizzo della banda larga, mezzo in progressiva espansione a scapito di tecnologie di connessione più tradizionali e ormai obsolete, quali il modem e l’Isdn. La quota di imprese che si connette tramite la banda larga fissa a Internet è elevata e pari in Italia al 91,6 per cento delle imprese con almeno 10 addetti (anno 2012) confronto la Finlandia dove quasi i il 100% delle imprese si connette ad internet utilizzando la Banda Larga“.

Solo 6 su 10 famiglie si connettono ad Internet utilizzando una connessione internet veloce: circa il 40% utilizza ancora connessioni lentissime come la 56Kbps / Isdn o Internet Mobile. In Italia non si investe più per il Digital Divide a causa anche della tecnologia Internet Mobile che offre più guadagni agli operatori telefonici e soprattutto meno spese dato che costa meno mette un palo con nuovi ripetitori che creare nuove centraline ecc e portare l’ADSL decente in tutte le famiglie italiane.

Ma non è tutto qui. Sempre spulciano il report, si evince che si connettono al web la quasi totalità dei giovani tra i 15 e i 24 anni (9 su 10), di cui la metà quasi tutti i giorni. Tra le famiglie costituite da persone sole di 65 anni e oltre appena il 12.2% dispone di una connessione a banda larga, mentre tra le famiglie con almeno un minorenne la quota sale all’84.8%.

L’Italia è ultima in Europa nella lettura di giornali online, con il 32.7% (sarà mica perché sono quasi tutti a pagamento?). Anche se gli utenti italiani che leggono giornali aumentano giorno per giorno, si è comunque in fondo alla classifica.

Siamo messi bene, insomma. Di fatto, con Internet che in Europa è un bene facilmente reperibile e ottimamente fornito, noi siamo ancora qui che fatichiamo a scaricare i video se non c’è il wifi giusto mentre pulluliamo di 3G (a pagamento costante) per spedirci i Whatsapp e convincerci di essere al passo con gli altri. Poveri illusi.

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