Il Ministro di Internet

Scritto da:     Tags:  ,     Data di inserimento:  15 febbraio, 2014  |  Nessun commento
15 febbraio, 2014
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Ammetto di essere molto combattuto sul tema. Da un lato è vero, ci vorrebbe una sterzata, una decisione forte, un mandato con poteri pieni e soprattutto con portafoglio largo. Dunque si consiglia di investire su un Ministro con poteri veri e deleghe serie per portare a compimento l’Agenda Digitale del paese.

Poi, come sempre, ottimi spunti li offre Luca De Biase che indica la strada della fantasia in contrapposizione a quella della progettualità e delle liturgie connesse.

Quindi massimi poteri e fantasia al potere per sconfiggere burocrazia, conservazione e tempi lunghissimi.

Mi permetto di osservare che altri temi sono importantissimi al pari del digitale per un rilancio del paese. Parliamo di lotta alla criminalità e alla corruzione o al disastro ambientale tanto per citarne alcuni. Dunque serve un ministro per la Terra dei Fuochi e uno per le Alluvioni? Sinceramente sono combattuto anche perchè solo pochi anni or sono un altra figura straordinaria legata alla Protezione Civile ha usato in modo discutibile questa ‘straordinaria’ delega. Spesso noi italiani siamo bravissimi a cambiare una necessità in opportunità, per cui la prudenza credo sia d’obbligo.

Diverso è ipotizzare che il digitale come tema e opportunità venga spalmato in ogni capitolo della nuova agenda di governo e possa rappresentare un denominatore comune su cui confrontarsi per la soluzione di diversi problemi atavici che colpiscono e frenano la crescita della nostra società.

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Però servono regole certe per non sprecare l’opportunità e quando parlo di regole certe parlo di un ‘metodo’. Lo so, può risultare accademico, stucchevole e persino presuntuoso indicare nel rispetto degli indicatori certi l’unica salvezza. Oggi non possiamo farci guidare dalle suggestioni e dalle emozioni. In modo empirico e fantasioso tutti noi che ci occupiamo di digitale vediamo lo stesso come panacea a tutti i mali ma non siamo usi a studiarne i bisogni reali e gli effetti a lungo termine.

Se ora mi mettessi a spiegare cosa significa fare benchmarking con indicatori e metriche precise. Con studi pesati e soppesati, con valutazioni in itinere ed ex-post. Probabilmente smettereste di leggere queste poche righe. Ma, pensateci, i soldi son pochi e per buttarli sul digitale, senza prima capirne gli effetti, può essere molto pericoloso. E se la regia di ciò sarà in mano a una sola persona, i miei dubbi rimarranno tutti.

Ma parliamone, almeno fino a domani quando l’incaricato Matteo Renzi scioglierà la riserva.

 

 

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