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e-democracy: tra partecipazione e marketing

e-democracy
6 minuti di lettura

La questione sulla e-democracy è annosa ed in qualche modo anche spinosa. Da un lato vi è una questione tecnologica, dettata dalla necessità di avere adeguate infrastrutture di accesso che siano sicure e facilmente utlizzabili; dall’altro vi è un problema culturale, non solo legato alla conoscenza dello strumento, ma forse soprattutto alla cultura della partecipazione.

Quando si parla di partecipazione alla democrazia, spesso si tende a limitare il concetto alla partecipazione tramite voto sia esso amministrativo o politico dove le percentuali di non votanti sono comunque in costante ascesa. Meno spesso, invece, ci si riferisce alla co-creazione, ovvero al coinvolgimento collaborativo alla creazione di contenuti finalizzati alla gestione della cosa pubblica.

Se già la democrazia analogica sconta questo gap culturale, quella elettronica o digitale ne soffre ancora di più.

La regola dell’1%

La regola dell’1% è una teoria molto diffusa nella cultura della rete secondo cui solo l’1% degli utenti di una community
crea contenuti, mentre il 99% dei partecianti semplicemente

lurkano. Una variante di questa teoria è il principio del 90-9-1 nel quale si asserisce che in un sito collaborativo, il 90% degli utenti solamente visualizzano i contenuti, il 9% dei partecipanti modificano i contenuti e l’1% partecipano in modo attivo creando contenuti. Chi gestisce una community può osservare quotidianamente questo tipo di comportamento ed i dati come quelli forniti da Comscore sull’engagement confermano ampiamente. Non solo. Se andiamo a vedere i numeri di Wikipedia si nota come gli utenti maggiormente attivi (che hanno contribuito per più di 100 volte in un mese) siano una quota molto piccola rispetto a chi ha contribuito almeno 10 volte in totale e, questi ultimi, una quota veramente piccolissima rispetto al totale dei visitatori. Alla fine, quanti di voi hanno scritto un articolo per wikipedia?

il principio del 90-9-1 applicato

 

Prove di e-democracy

Il Metodo m5S

Tra le critiche poste all’ambizione del Movimento Cinque Stelle di creare una democrazia diretta attraverso la rete, vi è la questione dei numeri. In effetti ad una lettura puramente quantitativa delle Parlamentarie e delle Quirinarie, il Movimento ottiene cifre molto contenute soprattuto in relazione al numero complessivo di voti raccolti.

Provando, tuttavia, ad analizzare i numeri sulla base del tasso di partecipazione, la questione cambia molto. Infatti si nota che alle Parlamentarie la partecipazione è stata del 64% degli aventi diritto al voto e del 8% sul totale degli iscritti; alle Quirinarie, invece, ha partecipato il 59% degli aventi diritto al voto. Non essendo disponibili i dati sul totale degli iscritti al momento delle votazioni, non è possibile stabilire la percentuale esatta. Tuttavia supponendo che esso fosse di 400.000 (come dichiarato a Settembre 2013) possiamo stimare che sia stata attorno al 9%.

Sebbene, come detto, in termini assoluti il numero di partecipanti sia basso, il dato percentuale mette in evidenza invece un alto tasso di partecipazione sia in rapporto agli aventi diritto al voto, sia in relazione al totale degli iscritti. Questi numeri, inoltre, devono tenere conto di tre aspetti:

  1. il voto /partecipazione è permessa solo agli iscritti. Per averne diritto è necessario essere iscritti al blog e fornire la copia di un documento di identità.
  2. le votazioni sono state fatte a mezzo internet, quindi su un canale non convenzionale su cui l’Italia sconta ancora un gap culturale
  3. l’engagement in Internet difficilmente supera l’1% anche per i più grandi brand

Applicando il principio di analisi fatta per Wikipedia, possiamo definire gli iscritti come Contributor (sono registrati al Blog), gli aventi diritto al voto come Active Contributor (avendo fornito copia del documento di identità) ed i votanti come Very Active Contributor (si sono iscritti, hanno inviato il documento e hanno partecipato alle votazioni). Il risultato è quello mostrato in tabella.

wikipedia-m5s

Partecipa.gov.it e destinazioneitalia.gov.it

Altri due esperimenti interessanti sono Partecipa.gov.it, sulla definzione delle riforme costituzionali, e destinazioneitalia.gov.it, sull’attrazione degli investimenti dall’estero. Mentre la seconda è ancora in fase di consultazione, il progetto Partecipa è stato chiuso ed è disponibile un report dettagliato con gli esiti della consultazione che fanno registrare numeri significativi:

  • 4 milioni di minuti spesi dai partecipanti alla consultazione;
  • 4 milioni di pagine viste e 475.000 visite al sito, di cui oltre 21% da tablet o cellulari;
  • Partecipazione distribuita in misura omogenea tra i 18 e i 68 anni;
  • Hanno compilato il questionario: 66% uomini, 34% donne;
  • Titolo di studio: 43% diploma superiore, 32% laurea, 12% dottorato o master, 11% licenza di scuola media inferiore;
  • Professioni: 21% impiegati, 15% pensionati, 14% funzionari, 11% studenti, 8% liberi professionisti;
  • 450 amministrazioni ed enti pubblici coinvolti nella diffusione.

I due progetti di partecipazione hanno strutture differenti. Mentre in Partecipa viene chiesto di compilare un questionario dove scegliere generalmente tra opzioni predeterminate, in Destinazione Italia è possibile dare un contributo attivo nella definizione delle Misure del piano attraverso commenti a quelle già individuate o proponendo prorie misure. Entrambi i progetti forniscono materiali di approfondimento sui temi da cui il partecipante può raccogliere informazioni per formarsi una idea sull’argomento e dare il proprio contributo in modo consapevole.

Marketing per la partecipazione

Nonostante il numero limitato di casi presentati, è possibile affermare che i numeri registrati rispecchino completamente la regola del 1%; il massimo di adesioni, infatti, è di poco inferiore a 500.000 utenti su un totale di 35 milioni di persone connesse (pari all’1,3%) e 60 milioni di popolazione. Premesso che un tasso di partecipazione del 100% (anche solo tra gli utenti connessi) è pressochè impossibile, è auspicabile e fattibile una partecipazione maggiore.

Piramide dei Bisogni di Maslow per la E-Democracy

Piramide dei Bisogni di Maslow

Per capire come fare, può venire in aiuto la Piramide di Maslow. La partecipazione a consultazioni avviene, in linea generale, per bisogni appartenenza, stima o di autorealizzazione. In queste categorie, le persone cercano o un riconoscimento sociale di identità o una autorealizzazione o entrambe le cose. Le iniziative presentate soddisfano solo in parte questi bisogni. Nel caso del M5S, il brand e la possibilità di essere ascoltati rientrano tra le motivazioni principali. Nel caso delle iniziative Partecipa e Destinazione Italia, probabilmente l’autorealizzazione.

Quello che manca a tutte le iniziative, è il “riconoscimento” sociale non solo da parte del promotore, ma anche dalla comunità. Per incrementare questo aspetto sarebbe utile utilizzare approcci di gamification grazie al quale creare una sana competizione tra i partecipanti attraverso l’assegnazione di badge o punteggi sulla scia di foursquare o klout. In tal senso prorpio M5S, durante la campagna elettorale per le politiche del 2013, aveva dato vita a un processo di gamification per il quale si ottenevano particolari riconoscimenti sulla base dell’attività di condivisione nei social. Un processo che però soffriva della mancanza di un risultato finale. Un altro spunto potrebbe venire dalle campagne di crowdfunding dove, ad esempio, i produttori di IronSky creano video personalizzati con cui ringraziano personalmente il donatore ed il video è condiviso attraverso l’account Youtube.

L’e-democracy, quindi, ha bisogno di entrare nelle logiche della rete e come tale deve usufruire dell’esperienza di marketing digitale per funzionare; viceversa, rimarrà un fenomeno temporaneo destinato a consumarsi dopo i primi “fallimenti”.

Foto del profilo di Simone Favaro
Da oltre 10 anni collabora con imprese, personaggi pubblici e associazioni nella gestione della propria immagine. In rete sin dai primi anni 90, ha contribuito alla creazione del Medialab presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione presso l’Università degli Studi di Trieste ed è stato autore di articoli su comunicazione e nuovi media per Punto Informatico. E’ stato co-fondatore dell’Associazione Italiana per lo Sviluppo di Scienze della Comunicazione (2000), prima associazione nazionale specificatamente dedicata al corso di Laurea, co-organizzatore dei Meeting Nazionali di Scienze della Comunicazione (2000-2003), promotore di VenetoIN, Business Network degli utenti LinledIN del Veneto (2008). Attualmente scrive per SNID magazine, rivista del master in Social Network Influence Design del Politecnico di Milano e tiene corsi e seminari su social media e comunicazione presso università pubbliche e private in Turchia.

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