E-commerce, cambia tutto: diritto di recesso a 14 giorni!

Scritto da:     Tags:  , , , , ,     Data di inserimento:  10 febbraio, 2014  |  Nessun commento
10 febbraio, 2014
Il Cybermonday, cugino del Black Friday, spopola negli States. Ma l'e-commerce comincia a piacere anche agli italiani

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L’e-commerce si dà più tempo (e quindi più possibilità): lo ha deciso il Governo, allungando i tempi di recesso per tutti gli acquisti online. Da oggi in poi, infatti, anche l’Italia recepisce la direttiva europea 2011/83 sui diritti dei consumatori con l’approvazione di un decreto legge che prevede maggiori informazioni precontrattuali per i consumatori in particolare nei contratti a distanza e negoziati al di fuori dei locali commerciali.

Nuove regole operative

Le nuove norme contenuto del Decreto Legge che tutela maggiormente l’e-commerce saranno in vigore a partire dal 14 giugno 2014: vediamo nello specifico di cosa si tratta. In primis, dicevamo, si parla di diritto di recesso per tutte le attività di e-commerce: per esercitare il cosiddetto ripensamento e fare la richiesta di rimborso si passa da dieci a quattordici giorni (e se il venditore nasconde questa informazione si ha fino ad un anno di tempo per ripensarci).

Con le nuove norme sarà quindi possibile esercitare tale recesso anche se il bene è in parte deteriorato – pagando ovviamente la “diminuzione del valore del bene“. Verrebbe poi vietato chiedere un sovrapprezzo per il pagamento con carte di credito (come fanno oggi ad esempio le compagnie aeree low cost) se si decide di pagare con carte di credito o bancomat.

Obiettivi e facilitazioni

Il provvedimento sull’e-commerce è quindi molto importante perché affronta problemi in cui spesso il consumatore si trova. Nelle intenzioni di Palazzo Chigi dovrà “favorire le vendite on line, caratterizzate da un elevato potenziale di crescita“, come peraltro enunciato nel comunicato stampa.

Il Governo intende agevolare il consumatore che paga con una transazione elettronica, visto che al momento è più avvantaggiato chi paga in contanti; così nel decreto si sottolinea “l’esclusione della possibilità di avere tariffe superiori se il consumatore paga con carta di credito e Bancomat piuttosto che in contanti”.

Su questo ultimo punto però ci sono pareri discordanti visto che in Europa si sta ancora discutendo sull’annosa questione delle commissioni interbancarie per l’e-commerce, che la Commissione Affari Economici e Monetari del Parlamento Europeo sta ancora cercando di uniformare allo 0,2-0,3% su tutto il territorio comunitario.

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