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Agenda Digitale post Statuto Agid: caro Letta ci serve un vero piano!

Agenda Digitale post Statuto Agid: caro Letta ci serve un vero piano!
4 minuti di lettura

Francamente è difficile dire se basterà uno Statuto (latente da 18 mesi…) per fare un’agenda digitale (latente da anni). Di sicuro, senza Statuto non avremmo neppure avuto il piacere (…) di vedere all’opera l’Agenzia per l’Italia Digitale, nel senso che, bloccata nel limbo dalla Corte dei conti, prima del confine non poteva neanche deliberare in barba ad una struttura mica da ridere (100 persone in organico e che diventeranno addirittura 130!).

Lo Statuto, approvato in via definitiva, è stato fortemente utilizzato come sponsor dal premier Letta che, probabilmente, deve aver fatto due conti sullo stato dell’arte, anche e non solo dopo aver letto il Rapporto Caio, e si deve essere reso conto che ormai da 4 legislature l’Italia digitale non solo non ha un’agenda digitale ma non ha neppure una minima strategia digitale.

Pessimisti e prevenuti? No, purtroppo obiettivi, come sempre. E quindi, come sempre, è il caso di analizzare quello che potremo sviluppare, ora, con lo Statuto. Secondo Letta si tratta di “un processo di governance chiaro e stabile nell’azione dell’Agenzia e nell’indirizzo strategico della Presidenza del Consiglio“.

Statuto Agid: oneri e numeri

Lo statuto prevede un comitato di indirizzo formato da un rappresentante del Mise, uno del Miur e uno del ministero della Funzione Pubblica, insieme a due rappresentante della Conferenza delle Regioni e del Tavolo permanente per l’Innovazione e presieduto da un rappresentante della Presidenza del Consiglio.

La decisione di affidare la presidenza del Comitato a Palazzo Chigi mostra, dunque, tutta la volontà di Letta di accentrare la governance. Stesso discorso per il direttore dell’Agenzia Agostino Ragosa, che come si legge nel testo, è “responsabile della gestione e attuazione delle direttive impartite dal Presidente del Consiglio dei ministri o da un ministro da lui delegato”.

Per quanto riguarda il numero dei dipendenti, come anticipato sopra, sarà di 130 unità, 20 in meno rispetto alle 150 della prima versione del provvedimento. Proprio l’elevato numero degli addetti aveva fatto storcere la bocca alla magistratura contabile che riteneva la spesa troppo esosae aveva rimandato il testo al governo. Il taglio dei dirigenti previsto è dunque in linea con la spending review avviata nella PA.

Soldi e obiettivi

Con la registrazione da parte della Corte dei Conti dello Statuto e del decreto di trasferimento delle risorse – conclude Letta – si porta a compimento la fase di avvio del programma dell’Agenda Digitale e si formalizza  l’assetto istituzionale per la sua attuazione“. Per il funzionamento di Agid sono state trasferiti circa 15 milioni di euro che erano in pancia agli enti soppressi: circa 10 milioni in DigitPA e circa 5 nell’Agenzia per l’Innovazione.

La creazione di una governance chiara per l’Agenda Digitale era una delle condizioni necessarie alla sua attuazione – sottolinea mister Agenda digitale, Francesco Caio – Sono molto soddisfatto del fatto che, grazie alla fattiva collaborazione della Segreteria Generale della Presidenza del Consiglio e della stessa Agenzia, si sia riusciti a completare questo processo, introducendo nello Statuto un Comitato di Indirizzo che garantirà l’allineamento tra la visione strategica della Presidenza del Consiglio e le priorità operative dell’Agenzia“.

Operativamente parlando

Ok, tutto bello, importante e trasparente, ma alla resa dei conti di che cosa si occuperà l’Agid? In teoria, dei tre must di Caio sull’agenda digitale ossia fatturazione elettronica per le PA, identità digitale e anagrafe unica.

Del resto la realtà dei fatti è che dell’originale decreto crescita 2.0 altresì detto Decreto Sviluppo, nato dalle indicazioni di Agenda Digitale Europea e dal progetto Smart Cities (a proposito: pare che il bando vada verso la conclusione: ci credete?) , siamo riusciti a tenere in piedi solo i tre di Caio.

Il tutto, mentre da più parti ci hanno bombardato di leggi e idee, scusate la libertà, “ad minchiam” tipo l’equo compenso per copia privata, la Web Tax, il posticipo vita natural durante dell’alfabetizzazione digitale nelle scuole.

Tutto questo spinge contro l’Agenda Digitale da un punto di vista culturale, il che significa chiaro e tondo che alla nostra classe politica non interessa il Digitale come bene comune ma c’è sempre un interesse privato nascosto che genera scalpore e disperde energie costruttive. Energie costruttive che dovrebbero invece essere canalizzate nel redigere un piano attuativo, per mettere in campo un piano strategico organico che includa il privato nel processo di digitalizzazione delle PA.

Non se ne può più di vedere progetti e bandi nazionali (per esempio i “6000 Campanili”) che arrivano in una qualsiasi regione del Nord la quale non fa nulla se non spezzettarlo sui Comuni che ne fanno richiesta. Questi Comuni, magari piccoli, indicono poi una gara o magari fanno semplicemente una trattativa privata, arrivando a una fase esecutiva che rischia di essere lacunosa e ad una realizzazione che non si relaziona col comune limitrofo, pensa te se si relaziona con l’Europa.

Se Letta tiene all’Agenda Digitale ed è convinto che lo Statuto dell’Agid sarà il volano giusto ok, va bene. Ma forse è ora di giocare sul serio, adesso che secondo lui ci sono gli strumenti. Facciamo un piano, buttiamo giù 4, 5 linee chiare ed eseguiamole. Altrimenti possiamo ‘statutizzare’ qualsivoglia organismo ma non arriveremo mai ad una qualsivoglia agenda digitale.

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