Digitalizzazione della Pubblica Amministrazione: l’italizzazione senza il ‘dig’

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6 febbraio, 2014
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Il secondo Osservatorio Assinform sull’ICT nella Pubblica Amministrazione 2013 ha messo in evidenza un calo complessivo della spesa ICT tra il 2007 e il 2013 prossimo al 3%. Tra gli altri aspetti negativi messi in luce dal Rapporto vi sarebbero: una forte riduzione degli investimenti ICT, ritardi nella pianificazione dovuti alla politica di spending review (che ha spaventato i soloni dell’appalto pubblico al punto da paralizzarli come le caprette hawaiane), scarsa interoperabilità tra i servizi, rallentamento nel percorso di digitalizzazione delle PA, sprechi di risorse dovuti alla frammentazione dei sistemi.

Aggiungerei che le prime piattaforme di eGovernment erano fallate, non tecnicamente, ma nella logica d’esecuzione dei servizi che troppo spesso sono un ‘porting’ non ragionato al fine di automatizzare un processo estremamente burocratizzato. Mi sono sempre chiesto come potesse un procedimento amministrativo che non funziona offline, miracolosamente sublimarsi online portando fiori e frutti a felici cittadini e imprese.

Il Presidente di Assinform, Elio Catania, ha tenuto a sottolineare che la Pubblica Amministrazione italiana è in forte ritardo sul fronte digitalizzazione rispetto agli altri paesi europei e che vi è una forte frammentazione dell’uso e nell’allocazione delle risorse. Catania ha messo anche in luce il fatto che i vincoli di bilancio non possano essere superati solo attraverso tagli netti, ma andrebbero affrontati con una spinta alla collaborazione tra settore pubblico e privato in chiave di project financing. Ho trattato ampiamente l’argomento in due capitoli della mia unica pubblicazione uscita nel 2012 per Maggioli: descrivevo la spesa per innovazione della PA, ICT e eGov fino al 2010 nella mia personalissima esperienza (e quella del mio coautore), davo idee e soluzioni prospettive. Siamo nel 2014, temo debba controllare il mio quadro epatico in quanto si sono riusciti a verificare ulteriori blocchi, riduzioni o frazionamenti di spesa e sparizione di fondi, sicuramente non l’ottimizzazione della spesa e l’incremento della qualità dei progetti cui anche un fesso avrebbe potuto ambire.

Tuttavia, vi sono alcuni lati positivi messi in luce dall’Osservatorio Assinform, come l’aumento della spesa per il settore della Sanità – e verrebbe da dire, speriamo quanto speso non dia risultati sulla falsa riga del resto della spesa pubblica e sanitaria – e un progresso sul fronte dei servizi online ai cittadini e alle imprese. In questo contesto globalmente negativo, è bene spezzare una lancia a favore di un servizio misconosciuto ai più: Linea Amica, portale della PA, un numero gratuito che offre un filo diretto con la Pubblica Amministrazione e mette in contatto cittadini con operatori per assistenza immediata, offrendo anche accesso a servizi come banche dati, visure catastali, registro imprese, e altro.

linea amica

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Inoltre il sito offre molte risorse online liberamente consultabili come modulistica, open data (è possibile consultare un catalogo di 6800 dataset di 64 amministrazioni) e addirittura applicazioni per smartphones come WiFi provincia di Roma, Roma Traffic, Lavoro Provincia di Roma e altro.

Una parte interessante è quella che riguarda l’interazione con i cittadini in cui è possibile segnalare nuovi dataset o applicazioni, oppure suggerire servizi ai cittadini. Insomma, uno di quei tesoretti di conoscenza che fanno bene a cittadini e imprese e che, se se ne incrementa la fruibilità e fruizione, può seriamente dare un impulso ad un sistema malato al punto da essere enorme ostacolo alla vita quotidiana delle persone. Iniziativa ottima, necessaria, più che opportuna, che però andrebbe meglio pubblicizzata, magari inserita in piccoli depliant di educazione civica da distribuire nelle scuole. Si, perché è da bambini che bisogna apprendere a non essere vittime della burocrazia e del malaffare sistematico che un meccanismo burocratico malato genera.

Qualche labile segnale positivo sembra esserci, ma come al solito gli sforzi fatti non bastano, l’Italia risulta sempre più lenta rispetto agli altri paesi d’Europa, superata addirittura dall’Estonia che ha messo in atto molti servizi di e-government efficienti, o come la Danimarca e altri paesi che generano posti di lavoro ed efficienza grazie a investimenti in progetti seri e ben congegnati, ed eseguiti ancor meglio, senza il solito vizietto dell’appalto ‘pezzotto’. Bisogna rendersi conto che è necessario fare di più e più velocemente affinché questa agognata agenda digitale non resti un’utopia. In altre parole, il ritornello è sempre quello: diamoci una mossa!, come ha scritto Matteo Peppucci.

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