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Nuovo anno, tempo di bilanci: il rapporto dell’Italia con le nuove tecnologie (dati ISTAT 2013)

Nuovo anno, tempo di bilanci:  il rapporto dell’Italia con le nuove tecnologie (dati ISTAT 2013)
17 minuti di lettura

Italia e nuove tecnologie. Al riguardo si denuncia frequentemente il divario digitale esistente, si parla con insistenza di un ritardo del Paese rispetto al contesto internazionale, si evidenzia la diffusa mancanza di competenze e di cultura digitale. E’ così? Al di là dei noti problemi del Paese (mancanza di strategie a lungo termine, assenza di programmazione e investimenti, mancanza di servizi online etc.), cittadini, imprese e amministrazioni sono pronti al digitale? Qual’è insomma il rapporto dell’Italia con le nuove tecnologie?

Senza convinzioni aprioristiche la cosa migliore è affidarsi ai dati, misurare la realtà attraverso le statistiche fornite a fine dicembre 2013 da ISTAT per valutare il grado di pervasività delle tecnologie nel tessuto della società italiana[1]. L’analisi dei dati relativi al 2013 permette infatti di comprendere il rapporto che lega cittadini, imprese e istituzioni alle tecnologie e determinare se l’Italia sia un Paese in cui l’innovazione gode o meno di buona salute.

Per quanto riguarda i cittadini italiani, innanzitutto di sicuro interesse per valutare l’utilizzo delle tecnologie sono i dati consistenti nel possesso di un pc e della connessione a Internet. La percentuale di famiglie che hanno un pc si attesta al 62,8 %, scende al 60,7% per l’accesso a Internet da casa: pertanto solo poco più del 60% dei cittadini ha tale dotazione tecnologica e, di conseguenza, l’altra metà versa in una situazione priva di queste condizioni. Il dato non risulta positivo ed è ancora più rilevante se si collega al fatto che il luogo nel quale il pc e l’accesso alla rete sono maggiormente utilizzati è proprio l’abitazione: la percentuale in merito supera il 90%[2]. Il possesso stesso dei beni tecnologici può essere considerata condizione determinante all’utilizzo delle nuove tecnologie, in quanto è idoneo a consentirne la frequenza d’uso e la familiarità. Altrettanto indispensabile è poi l’accesso alla rete, fonte di conoscenza e sede di nuove relazioni e opportunità.

Questi primi dati significativi vanno letti con altri dati,  degni di particolare attenzione: si tratta in particolare della percentuale di possesso di cellulare abilitato alla connessione internet (43,9%) e della percentuale di coloro che si sono connessi in rete non da casa o dal luogo di lavoro, bensì mediante un telefono cellulare, uno smartphone o altro dispositivo mobile (32,5%)[3]. Queste percentuali ci rivelano come negli ultimi anni si stiano affermando i dispositivi mobili con la loro caratteristica di rendere possibile in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo la connessione, che quindi si “sgancia” dai luoghi fisici per accompagnare i soggetti. Questa constatazione porta a compiere importanti riflessioni circa la strutturazione e fruibilità da garantire alle informazioni e ai siti web, all’utilizzo degli strumenti del web 2.0 e alla progettazione di servizi pubblici online.

A parte il dato positivo sui device mobili, questi primi pochi dati complessivamente già denotano la presenza nel Paese di una situazione di digital divide[4]. Come noto, sono diverse le motivazioni di esclusione: geografiche e infrastrutturali (aree remote e rurali, assenza delle infrastrutture), culturali, anagrafiche, economiche, inerenti a disabilità. In Italia, in considerazione dell’alta età anagrafica della popolazione, la situazione di divario digitale si rivela ancora più grave, in quanto nelle famiglie di soli anziani di 65 anni e più la percentuale di coloro che possiedono un pc si attesta solo al 14,8% e la disponibilità della connessione a Internet al 12,7%[5]. Continuano poi a registrarsi altre significative tipologie di divario: le differenze geografiche fra Centro-Nord e Sud, le differenze di genere e il divario dovuto allo status economico e sociale[6].

Dal punto di vista dell’accesso giornaliero (o quasi) al web, le differenze con la media europea sono ben presenti per la fascia di popolazione dai 25 ai 54 anni, con una quota di italiani al 60% contro il 66% della media europea; molto più positiva invece la situazione nella fascia di età dai 6 ai 24 anni con una percentuale italiana dell’ 81% contro l’84% della media europea.

La presenza di digital divide è confermata dall’analisi circa le competenze degli individui, imprescindibili per poter utilizzare le nuove tecnologie.

Soltanto le operazioni di base con il pc (83,8%) o, nel caso di Internet, le funzioni più semplici, quali l’utilizzo di motori di ricerca (96,2%) o l’invio di email con allegati (83,3%) non presentano difficoltà per gli utenti; buona anche la percentuale di coloro che sanno postare messaggi in chat, newsgroup o forum di discussione online (59,5%). Però solo meno della metà degli utilizzatori sa compiere operazioni più complesse, quali telefonare via Internet (48%), caricare testi, giochi, immagini, film o musica su siti (44,6%), modificare le impostazioni di sicurezza (40,7%). A ciò deve poi essere sommata una differenza “generazionale”: i nativi digitali[7] mostrano percentuali migliori: dal punto di vista dell’utilizzo di Internet, sanno usare motori di ricerca (oltre il 97%), spedire e-mail con allegato (oltre l’88%), postare messaggi in chat, newsgroup o forum di discussione online (oltre l’84%), caricare testi, giochi, immagini, film o musica sui siti (oltre il 69% circa).

Il “male” del digital divide, che emerge ancora significativo dai dati Istat, già comincia a caratterizzarsi come la nuova forma di analfabetismo e, se si considera la velocità di sviluppo delle tecnologie, laddove non “curato” potrebbe da qui a breve isolare una fetta consistente di popolazione da nuove forme di linguaggio, informazione, opportunità. Il profilo è di estremo rilievo perché si tratta di garantire il rispetto dell’uguaglianza sostanziale prevista dalla Costituzione all’art. 3, comma 2, al cui superamento è destinato il soggetto pubblico, che deve intervenire per rimuovere quegli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana, che si realizza sicuramente oggi anche per mezzo dell’utilizzo delle nuove tecnologie.

La frattura causata dal divario digitale per essere sanata necessita della compresenza di fattori diversi. Senz’altro è necessario infrastrutturare il territorio[8] per garantire l’accesso alla rete indipendentemente dalla collocazione geografica, ma a questo devono accompagnarsi interventi di alfabetizzazione informatica con strategie atte a fornire competenze, in modo peraltro “permanente”, in quanto sarà necessario fornire risposta in modo continuativo all’evoluzione rapida della tecnologia e alle nuove possibili frontiere di divario: si pensi all’avvento degli strumenti del web 2.0 o ai device mobili, che peraltro registrano in un quadro negativo percentuali migliori e una crescita che deve essere supportata dalla formazione. L’alfabetizzazione deve accompagnarsi, altresì, alla creazione di una cultura digitale che permetta non solo di sapere “usare” le tecnologie, ma anche di coglierne il valore e le opportunità di sviluppo personale e professionale, così come i rischi: particolarmente significativa la bassa percentuale di coloro che sanno modificare le impostazioni di sicurezza (40,7%).

Per avere un quadro completo sul rapporto dell’Italia con le nuove tecnologie sono molto significativi anche i dati che oltre al quantum vanno ad esplodere il “come” la Rete è utilizzata.

Oltre la metà degli utenti di Internet si connette al web per documentarsi su temi di attualità, leggendo giornali, informazioni o riviste online (63%, ossia +13 punti percentuali rispetto al 2012), oppure per leggere o scaricare libri online o e-book (17,3%) o ancora per sottoscrivere abbonamenti (3,9%)[9].  La disponibilità delle tecnologie tende ad accrescere la possibilità di accesso alla conoscenza, a renderla rapida e permette un enorme mole di informazioni reperibili rispetto al passato. Sono pertanto cambiate le modalità di fruizione del sapere: il web si afferma sempre più come il mezzo per soddisfare la necessità di avere informazioni rapide e costantemente aggiornate. L’evoluzione di Internet ha condotto poi alla crescita dell’utilizzo dei social network per l’interazione (53,2%), della consultazione di wiki (58,7%) e delle telefonate o videochiamate in rete (34,5%). Non solo. Il 20,9% di coloro che hanno usato Internet lo ha fatto per esprimere opinioni su temi sociali o politici e il 10% per partecipare a consultazioni o votazioni. I dati quindi denotano una propensione all’utilizzo del web 2.0 e a sfruttare la rete per la partecipazione. Internet si configura come importante strumento di comunicazione e partecipazione.

Determinante per capire il grado di pervasività delle tecnologie nel tessuto della società italiana è l’esame dell’utilizzo delle tecnologie per il colloquio con la pubblica amministrazione anche alla luce delle strategie e interventi finalizzati alla digitalizzazione della macchina pubblica. La situazione non risulta particolarmente rosea, in quanto si attesta a un terzo la percentuale di utenti di Internet che si è relazionato online con la PA[10]: poco meno di un terzo degli utenti che utilizzano la rete lo fa per collegarsi a siti web istituzionali, soprattutto a fini informativi, e le percentuali scendono se si tratta di usufruire di servizi online[11]. Buone percentuali si riscontrano sul grado di soddisfazione espresso circa le informazioni contenute nei siti delle pubbliche amministrazioni[12], ma sono altresì degne di considerazione le percentuali di chi è insoddisfatto della pubblica amministrazione: il 36,2% ritiene le informazioni poco chiare, insufficienti o non aggiornate, il 27,6% invece denuncia problemi tecnici dei siti e un quinto l’indisponibilità di un servizio di assistenza (online o offline). Inoltre dato di particolare interesse è il fatto che il 64% dei consumatori ha dichiarato di aver utilizzato nell’ultimo anno il canale diretto tramite sportello come modalità prevalente di contatto con la PA, mentre solo  il 15% è ricorso a canali telematici e soltanto il 4% ha utilizzato la posta elettronica certificata (PEC): pertanto il contatto diretto tramite sportello rappresenta ancora la modalità più utilizzata per rapportarsi alle istituzioni. Questo diffuso mancato utilizzo della rete nei rapporti con le amministrazioni conduce ad analizzarne le motivazioni: le difficoltà tecniche e la mancanza di strumenti (computer, connessione alla rete, connessione a Internet “veloce”) sono ritenuti i maggiori ostacoli all’uso o a un maggior uso di Internet da parte, rispettivamente, del 32% e del 31% degli intervistati. In merito pesano, inoltre, la mancanza di un contatto diretto con la persona (21%) e il timore circa la sicurezza della procedura (14%): soltanto il 9% dichiara di non aver incontrato alcun ostacolo. Il quadro che emerge si caratterizza per lo scarso e difficile utilizzo dei canali telematici e dei servizi online della pubblica amministrazione, dovuto sia alla mancanza di strumenti e competenze, ma anche alla complessità e alla mancanza di assistenza nei servizi resi. Questo porta a scorgere la necessità di maggiore semplicità e fruibilità che l’amministrazione deve garantire sia nelle comunicazioni telematiche sia nei servizi online, prestando attenzione a fortificare la fiducia degli utenti nelle modalità telematiche, per mezzo anche della multicanalità che consenta il permanere del contatto diretto e meccanismi di help desk, in caso di difficoltà e problematiche di ordine tecnico.

Se spostiamo l’attenzione alle imprese italiane la fotografia del rapporto con le nuove tecnologie rivela dati maggiormente confortanti, ma l’esame delle statistiche fa emergere alcune criticità sulle quali è necessaria attenta riflessione. Per quanto attiene alle imprese di almeno 10 addetti, quasi la totalità utilizza il pc ed ha accesso ad internet (rispettivamente il 98,2% e il 96,8%): il 67,3% possiede un sito internet, l’11,7% dichiara di offrire sul sito servizi per ricevere ordinazioni o prenotazioni online e il 24,7% delle imprese utilizza un social media (il 45,2% nel caso delle imprese con almeno 250 addetti)[13]: appare evidente quindi come le percentuali siano più basse per operazioni più complesse e meno statiche (quali invece il mero possesso di un sito web che ha percentuali più confortanti). Anche nei rapporti con la pubblica amministrazione le percentuali sono diverse e migliori rispetto a quelle che riguardano i cittadini: oltre l’85,5% utilizza il web per interagire con la pubblica amministrazione, in particolare circa l’86% delle imprese per usufruire dei servizi di gestione telematica dei certificati medici e poi seguono i servizi per il lavoro e la gestione delle pratiche Inail/Inps (77%) e la posta elettronica certificata (71%). Meno diffusi sono il ricorso ai servizi per la partecipazione a gare di appalto (18%), lo sportello unico delle attività produttive (16%), i servizi online per l’incontro tra domanda e offerta di lavoro (11%) e la fatturazione elettronica con la PA (10%): è pertanto meno diffuso l’utilizzo dei servizi maggiormente complessi o interattivi.

Deve inoltre far riflettere il fatto che le statistiche si riferiscono a imprese con almeno 10 addetti, che in realtà sono una piccola parte del tessuto produttivo italiano, formato in larga parte da aziende familiari e imprese di piccole e piccolissime dimensioni.

Altro aspetto di criticità si ravvisa poi proprio nel rapporto con la pubblica amministrazione: seppure circa il 40% delle imprese dichiari di non aver riscontrato alcun ostacolo nell’utilizzo di strumenti telematici nei rapporti con l’amministrazione, si rilevano tuttavia impedimenti all’uso o a un potenziale maggior uso degli strumenti telematici dovuti a motivi quali mancanza del contatto personale (26%), difficoltà tecniche (18%) e timori relativi alla sicurezza del processo (10%). Questo denota che viene riscontrata una difficoltà nell’interazione con la pubblica amministrazione soprattutto per attività maggiormente complesse e ciò, se da una parte può essere conseguenza del digital divide che colpisce le imprese, dall’altra è indice del fatto che le procedure non sono di semplice fruizione o non sono accompagnate da meccanismi idonei a supportare gli utenti in caso di difficoltà. Si deve pertanto intervenire nel rapporto delle imprese con le pubbliche amministrazioni: il profilo è di estrema rilevanza, dato che l’utilizzo di servizi online può portare un reale risparmio in termini di tempi e costi, superando gli oneri burocratici, lamentati dalle imprese e freno agli investimenti sul territorio italiano. Pertanto sia per quanto attiene ai cittadini sia per quanto riguarda le imprese, emerge la necessità di una maggiore fruibilità dei servizi online della pubblica amministrazione e l’esigenza di maggiore semplicità della macchina pubblica e dei servizi dalla stessa resi, con una forte attenzione da dedicare all’utenza attraverso informazione, comunicazione e supporto.

Alla luce di questi dati l’istantanea del Paese mostra che esistono criticità in quelle che sono le condizioni necessarie e prodromiche allo sviluppo dei vantaggi delle nuove tecnologie e delle conseguenti nuove sinergie che possono crearsi fra i soggetti della società (amministrazioni, imprese e cittadini). E’ intuitivo infatti che il superamento del digital divide presente nelle sue diverse anime (anagrafico, culturale, fra piccole e medie imprese) si pone come presupposto imprescindibile di ogni strategia che voglia esplodere il potenziale innovativo delle nuove tecnologie in Italia. Così come altrettanto necessario è superare gli ostacoli che frenano comunicazioni e rapporti online con l’amministrazione pubblica da parte di cittadini e imprese.

Pertanto al quesito posto inizialmente sul rapporto dell’Italia con le nuove tecnologie la risposta scaturente dall’analisi dei dati statistici è che ancora l’innovazione in Italia non gode affatto di buona salute.



[1] I dati cui ci si riferisce sono quelli contenuti nel Comunicato stampa di Istat del 19 dicembre 2013 “Cittadini e nuove tecnologie” (http://www.istat.it/it/archivio/108009),  nel Comunicato stampa di Istat del 18 dicembre 2013 “Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione nelle imprese” ( http://www.istat.it/it/archivio/107732) e nel  Comunicato stampa di Istat del 9 maggio 2013 “Uso dell’e-government da parte di consumatori e imprese”, (http://www.istat.it/it/archivio/89631) . I dati del comunicato “Cittadini e nuove tecnologie”, come si legge nella relativa nota metodologica, sono stati raccolti nell’ambito dell’indagine campionaria sulle famiglie “Aspetti della vita quotidiana”, che fa parte di un sistema integrato di indagini sociali (Indagini Multiscopo) ed è volta a descrivere le abitudini e gli stili di vita dei cittadini; nel 2013 l’indagine è stata svolta a marzo su un campione di 19.151 famiglie (per un totale di 46.315 individui) distribuite in 834 comuni italiani di diversa ampiezza demografica. Nella nota metodologica del comunicato stampa relativo alle imprese, si precisa che i dati riportati sono rappresentativi dell’universo delle imprese attive con 10 e più addetti, la rilevazione è campionaria nel caso di imprese con meno di 250 addetti, mentre è censuaria per quelle di maggiore dimensione; in totale le unità di rilevazione sono pari a 32.328 imprese rappresentative di un universo di 193.130 imprese che occupano complessivamente 7.758.098 addetti. Nella nota metodologica del comunicato stampa relativo all’uso dell’e-government, l’indagine sui consumatori è stata effettuata su un campione rappresentativo di 2.000 individui selezionati sulla base dell’ampiezza e localizzazione del comune di appartenenza e del genere e le indagini sulle imprese hanno riguardato i settori manifatturiero, dei servizi di mercato e del commercio al dettaglio e sono state condotte su un campione rappresentativo complessivamente pari a 6.760 imprese (3.938 imprese manifatturiere, 1.955 dei servizi e 867 del commercio al dettaglio).

[2] Il 92,3% degli individui ha utilizzato il pc prevalentemente da casa. Segue il luogo di lavoro (36%), la casa di altri (22,4 %), il luogo di studio (16,2%). Analoghe condizioni per l’accesso a Internet, che registra il 93% per l’abitazione, il 35,4% per il luogo di lavoro, il 26,2% per la casa di amici, il 15,5% per il luogo di studio.

[3] In specifico il 22,4% ha utilizzato un pc portatile, il 26,7% si è servito di smartphone  e il 4,8% di altro dispositivo portatile.

[4] Con digital divide si intende il divario tra chi accede, fruisce e utilizza le tecnologie dell’informazione e chi ne è escluso, in modo parziale o totale.

[5] L’unico bene ampiamente diffuso nelle famiglie di questa tipologia è il cellulare, il cui possesso è comunque molto inferiore alla media nazionale (il 74,5% rispetto al 93,1%).

[6] Il divario dovuto allo status economico e sociale si attesta su circa 19 punti percentuali fra le famiglie in cui il capofamiglia è un dirigente, un imprenditore o un libero professionista e quelle in cui è operaio; per quanto riguarda il divario economico/culturale si attesta rispettivamente in 19 punti percentuali per quanto attiene al possesso di pc e in 18,7 per l’accesso a Internet: i divari si sono accresciuti rispetto al 2012 (i valori erano rispettivamente 16,9 e 18,6). In merito al divario geografico le famiglie del Centro-Nord che hanno un pc sono il 65,4%, un accesso a Internet oltre il 63,3%, mentre nel Sud e isole i valori corrispettivi sono rispettivamente 57,2% e 55%; il Mezzogiorno mostra un forte ritardo anche nel possesso del cellulare con connessione ad Internet (il 36,1% contro il 47,6% del Centro-nord). Le differenze di genere sono ancora forti: le donne che dichiarano di utilizzare il pc sono il 49,3% a fronte del 59,7 % degli uomini e navigano in Internet il 49,7% delle donne a fronte di una quota di uomini pari al 60,2%.

[7] Per nativo digitale (digital native) si intende l’individuo cresciuto con le nuove tecnologie, come computer, Internet, web 2.0, telefoni cellulari etc.

[8] L’intervento infrastrutturale deve colmare il divario fra Nord e Sud, fra zone “servite” e zone a scarsa densità abitativa e a conseguente scarso rendimento di mercato, come quelle rurali e montuose.

[9] Dal punto di vista dell’utilizzo, la rete è usata poi per scambiarsi mail (81,7%), inviare messaggi su chat, blog, newsgroup o forum di discussione online (49%), acquisire informazioni su beni e servizi commerciali (58%), per la ricerca di informazioni sanitarie (49,6%), per usufruire dei servizi relativi a viaggi e soggiorni (40,9%) o dei servizi bancari via Internet (32,9%).

[10] Le motivazioni principali riguardano il pagamento delle tasse (26,8%), l’iscrizione a scuole superiori o all’università (20,7%) e l’accesso alle biblioteche pubbliche (18%).

[11]  Il 28,5% degli utenti di Internet ha utilizzato il web per acquisire informazioni dai siti della PA; il 24,2% si è avvalso dei servizi online per scaricare moduli da siti di enti pubblici e il 16,5% per inviare moduli compilati. Dal 2012 al 2013 si riscontra un lieve aumento della percentuale di utenti che utilizza i servizi online legati all’interattività offerti dalla PA, mentre è stabile la quota di utenti che cerca informazioni sui siti della PA.

[12]  Il 67,2% si dichiara soddisfatto per la facilità di reperimento delle informazioni e una quota ancora maggiore, il 71,7%, per la loro utilità. I servizi online soddisfano la maggioranza (62,5%).

[13] Di queste, l’86% circa dichiara di avere un profilo su almeno un social network, il 40% di utilizzare siti web di condivisione di contenuti multimediali, il 24% blog aziendali e il 16% strumenti wiki per la condivisione delle conoscenze.
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Foto del profilo di Fernanda Faini
Presso Regione Toscana è responsabile dell’assistenza giuridica e normativa in materia di amministrazione digitale, innovazione, semplificazione e sviluppo della società dell’informazione e della conoscenza: si occupa di consulenza giuridica, studio ed elaborazione della produzione normativa in materia, con partecipazione al processo di formazione degli atti nazionali. Nel suo ruolo svolge consulenza giuridica anche per la Rete Telematica Regionale Toscana (RTRT), dove coordina un gruppo di lavoro formato da enti locali. Docente di corsi di formazione per Regione Toscana. Docente in materia di diritto dell’informatica e amministrazione digitale presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Firenze, dove è cultore della materia “Informatica giuridica”. Collabora come docente con Formez PA. Si occupa con passione di diritto delle nuove tecnologie e dei processi di digitalizzazione e innovazione della pubblica amministrazione. Autrice di pubblicazioni su riviste scientifiche (quali Informatica e diritto, Altalex, Diritto&Diritti), relatrice e docente in convegni, conferenze e seminari in materia. Socia del Circolo dei Giuristi Telematici. E’ una degli autori nel libro “150 anni dall’Unità. Italia ce la puoi fare. 15 giovani, un racconto, 150 proposte” (editore Pagliai 2011) e ha curato l’open talk “Italia 2.0, innovare si può: esperienze fiorentine a confronto”, svolto a giugno 2012 a Firenze. Collabora con il giornale on line Nove da Firenze. Nel suo percorso formativo si è laureata con lode in Giurisprudenza, ha frequentato corsi di formazione e seminari di studio sulle materie di competenza e su tematiche giuridiche. Negli anni 2010, 2011 e 2012 ha frequentato il corso di alta formazione politico-istituzionale “Eunomiamaster” tenuto dall’associazione Eunomia e nell’anno 2012 ha frequentato la Summer School “Buon Governo e Cittadinanza Responsabile” tenuta dall’associazione RENA - Rete per l’Eccellenza Nazionale. Attualmente frequenta il Master universitario di II livello in “Management Pubblico e E-government” dell’Università del Salento.

1 Commento

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