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Webtax, altro giro altra farsa: l’emendamento Capezzone respinto!

Webtax, altro giro altra farsa: l’emendamento Capezzone respinto!
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Questa storia della webtax è davvero meravigliosa (eufemismo voluto per definire l’ennesima, incredibile e paradossale avventura della nostra storia politica). Prima, ci inventiamo una tassa sui soggetti passivi di Iva, i quali se intendono acquisire servizi di pubblicità e link sponsorizzati on line devono acquistarli da soggetti titolari di partita Iva italiana.

Poi, tentiamo di modificarla per farla passare meno protezionistica: la webtax reloaded (o webtax 2.0, che fa figo) vede infatti sparire l’obbligo per i colossi di Internet che operano nel commercio elettronico diretto o indiretto (quindi Google, Amazon, Facebook, ecc.) di aprire una partita Iva in Italia, mentre rimane per gli spazi pubblicitari on line e il diritto d’autore.

Infine, arriva un certo Daniele Capezzone (Forza Italia), presidente della Commissione Finanze della Camera, che presenta un emendamento, dichiarato ammissibile, per ridisegnare e di molto la webtax. In sintesi, si propone l’abrogazione della norma che prevede l’obbligatorietà della Partita IVA per la vendita di pubblicità online e l’abrogazione di quella legata alla tracciabilità dei pagamenti (sempre nella pubblicità digitale).

Infine, roba di ieri anticipata dal popolo di Twitter molto attento alla vicenda (#webtax), il Pd respinge in Commissione l’emendamento di Capezzone dopo che il suo leader conclamato, Renzi, aveva parlato di webtax come tassa contraria ai principi e digitali ed economici italiani.

Occasione persa? Grande errore? Tutti, Governo Letta e e maggioranza – pertanto anche i renzisti – sono favorevoli alla webtax: ammesso e non concesso che le dichiarazioni fatte in origine fossero figlie del più classico dei populismi di facciata, come facciamo a rimangiarci la parola nel giro di un mese?

E ancora: ci rendiamo conto di quello che significherà tutta questa webtax? A livello comunitario rischia fra l’altro di rivelarsi illegittima: se ce la vedremo cancellata dall’UE, rischiamo di dover pagare anche una sorta di multa per la procedura di infrazione comunitaria. Ma si, che ci frega, tanto pagano i contribuenti…

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