Agenda Digitale: lo Statuto Agid e’ pronto, l’Italia no

Scritto da:     Tags:  , , , , , , ,     Data di inserimento:  3 febbraio, 2014  |  Nessun commento
3 febbraio, 2014
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Da più parti si sostiene che lo Statuto dell’Agenzia per l’Italia Digitale, liberato dalla Corte dei Conti nello scorso weekend e a breve pubblicato in Gazzetta Ufficiale, toglierà le ultime ragnatele (o gli ultimi ostacoli) alla realizzazione dell’Agenda Digitale o quanto meno all’attuazione dei tre must che Mister Agenda Digitale (nonché Digital Champion) Francesco Caio, col beneplacito del presidente Agid Agostino Ragosa, ha individuato per la ripresa digitale italiana.

Parliamo di fatturazione elettronica per le PA, identità digitale e anagrafe unica, ovviamente. Lo Statuto Agid, che attendiamo da 18 mesi (…), sta finalmente per diventare operativo. In queste settimane la magistratura contabile sta passando al setaccio la sostenibilità finanziaria di due punti: quello relativo alla dotazione organica dell’ente e la facoltà di nominare nuovi dirigenti da parte del dg Agostino Ragosa.  

Medioevo digitale

A livello di tempistiche, sentite qua a cosa siamo costretti: lo statuto Agid è stato inviato alla magistratura contabile lo scorso 9 gennaio. Per l’approvazione dello statuto il Governo opterà per una procedura d’urgenza (quella standard richiede invece fino a 60 giorni, con il principio del silenzio-assenso).

Queste procedure da Medioevo sono in linea con un’Italia retrograda e ancorata, ancora, a una burocrazia insostenibile, ma di fatto hanno tenuto nel limbo, per un anno e mezzo, un organo pubblico (perché l’Agid questo è) che ‘vanta’ 100 persone in organico e che diventeranno addirittura 130!

L’Agenzia per l’Italia Digitale, infatti, ha inglobato DigitPA e l’Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione. Quando lo Statuto sarà pubblicato, Agostino Ragosa potrà firmare atti formali e sostenere l’Agenda Digitale di Francesco Caio.

Paradossi digitali

Ma del resto, di fronte ad alcuni esempi allucinanti sia a livello locale che nazionale, il pessimismo impera. Un paio di flash veloci e desidereremmo essere smentiti: l’assessore di Civitanova Marche che personalmente smonta l’hospot wifi in una scuola perché i genitori sono preoccupati dall’effetto nocivo delle onde wireless e il continuo rimando dell’alfabetizzazione digitale nell’istruzione italiana.

Ai genitori di quegli alunni vorremmo solo ricordare di non utilizzare mai più uno smartphone in presenza dei loro figli e neppure un forno a micro-onde, of course. Sempre prima della campana di vetro, ovviamente. Ai fenomeni che continuano a sostenere, invece, che l’alfabetizzazione digitale non è necessaria, ci siamo anche stancati di rispondere.

Il Garante della Privacy Antonello Soro e la Ministra dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza hanno opinioni differenti sul futuro della scuola e l’importanza del digitale. Il punto non è questo, ma forse di più che all’estero, come sempre, hanno già affrontato il problema: Finlandia, Svezia, Germania sono anni luce avanti, noi restiamo a preoccuparci degli ebook che non piacciono alla case editrici di riferimento e agli insegnanti abituati a carta e calamaio.

La nostra scuola digitale e la nostra agenda digitale è in continua divisione tra il bene e il male, come se cambiare fosse spaventoso, come se uniformarsi alla tecnologia fosse fuorviante, addirittura sacrilego. Mah, boh, mah: continuiamo a non capire, ma non ci adegueremo mai.

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